domenica, 29 Marzo, 2020

Crescita europea per il 2020, Italia fanalino di coda

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Arrivano brutte notizie dalla Commissione Europea. Secondo i dati forniti dall’istituzione di Bruxelles, per quel che riguarda l’Italia, le previsioni confermano un livello di crescita molto basso, mantenendo il nostro paese in fondo alla classifica europea.
Si registra una variazione minima del Pil pari al + 0,3% rispetto alla precedente stima di 0,4%. Nel 2021 la previsione di crescita sale a +0,6%.
I dati confermano ciò che diversi analisti temevano: l’economia italiana è ferma al palo e non s’intravede la possibilità di una inversione di marcia accompagnata da significativi investimenti pubblici.
Non è la prima volta che questo accade, l’esercizio tecnico dell’istituzione di Bruxelles aveva già più volte assegnato all’economia italiana la maglia nera del Pil, un triste primato che si spiega con il ritardo nell’attuare riforme strutturali e con l’alto livello del debito pubblico.
Infatti, un debito pubblico superiore al 130% rappresenta una zavorra per la crescita complessiva del sistema Italia.
Tuttavia, in questo quadro di bassa crescita, non registrano performance positive neanche i due paesi considerati le “locomotive d’Europa”, ovvero Francia e Germania.
Nelle principali economie europee, si registra una produzione industriale in calo a dicembre. Viceversa, si assiste a una leggera crescita dell’inflazione nell’area Euro che passa dall’1,2% del 2019, al 1,3% del 2020, sino a raggiungere l’1,4% nelle previsioni per il 2021.
Questi fattori negativi, come spiegano le valutazioni dell’istituzione di Bruxelles, potrebbero derivare dalla politica dei dazi e la conseguente guerra commerciale tra gli Usa e la Cina, dagli arretramenti della produzione industriale causati anche dagli «scioperi in Francia» e dai «problemi» del settore auto in Germania. Un altro fattore da non trascurare è la recente diffusione dell’epidemia del coronavirus in Cina che ha prodotto immediati effetti negativi nei commerci internazionali.
In un mondo sempre più globalizzato e interdipendente, i problemi del gigante asiatico si ripercuotono, inevitabilmente, anche sul commercio europeo con un rapido effetto domino.
Nello stesso tempo, la Commissione europea ha tranquillizzato gli investitori internazionali, sottolineando come l’economia europea, seppure ammaccata, sia destinata a proseguire su un percorso di crescita moderata ma costante. L’Ue ha goduto del periodo più lungo di crescita, a partire dall’introduzione dell’euro nel 1999.
L’istituzione di Bruxelles prosegue con una nota di ottimismo: “La continua crescita dei livelli occupazionali, una solida crescita dei salari e un mix di politiche a sostegno del lavoro e degli investimenti dovrebbero aiutare l’economia europea a mantenere un percorso di crescita moderata”.
Il commissario europeo Paolo Gentiloni, commentando i dati, ha dichiarato: “Le prospettive per l’economia europea sono di una crescita stabile, sebbene contenuta nei prossimi due anni, prolungando il periodo di espansione più lungo dal lancio dell’euro. Ma affrontiamo ancora incertezze significative, che pesano sulla produzione industriale”.
Il commissario italiano si è riferito, inoltre, alla situazione economica del nostro paese: “Il governo italiano è consapevole della necessità di tenere gradualmente il debito su un percorso di riduzione – ha aggiunto Gentiloni – la scommessa è di riuscire a farlo conservando una politica espansiva, non perdendo l’occasione degli investimenti collegati alla transizione ecologica”.
Nella stessa direzione si è espresso il vice presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis: “L’economia europea rimane su un percorso costante con la continua creazione di nuovi posti di lavoro e aumenti salariali. Ma dovremmo essere consapevoli dei potenziali rischi di un panorama geopolitico più volatile unito a incertezze commerciali. Gli Stati membri- suggerisce Dombrovskis- dovrebbero perseguire riforme strutturali per stimolare la crescita e la produttività, i Paesi con debito pubblico elevato dovrebbero adottare politiche fiscali prudenti”.

Paolo D’Aleo

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