domenica, 27 Settembre, 2020

Crescita in affanno, ma il Governo rassicura sul Pil

0

padoanÈ guerra dei numeri sulla crescita italiana. Il Governo non fa un passo indietro sulle stime di crescita del Paese (con un pil stimato per il 2015 a +0,9%), mentre da più parti arrivano gli allarmi sulla crescita italiana ritenuta ancora molto debole e favorita da agenti endogeni all’economia italiana. Oggi i primi avvisi arrivano proprio dall’Istituto di statistica italiana che annota come ad aumentare sia la deflazione accompagnata dalla diminuzione dei consumi, domani l’Istat pubblicherà i conti economici trimestrali finali che potrebbero così certificare la crescita del Pil allo 0,2% nel terzo periodo dell’anno, in rallentamento rispetto al +0,4 e +0,3% dei primi due trimestri.

Ma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non ripiega e da Parigi annuncia: “Il Pil italiano andrà a crescere, non a diminuire. Non abbiamo nessun timore sul Pil italiano”, aggiungendo che “la preoccupazione invece è tanta per il pianeta” in quanto l’inquinamento è un problema che riguarda tutti, quindi “è assolutamente cruciale giungere ad un accordo”.

Sulla stessa riga anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: “La crescita reale viene confermata dalle nostre valutazioni e non smentita come qualche polemica del weekend potrebbe far pensare”. Purtroppo però a remare contro queste ipotesi ci pensa prima di tutto l’Europa, dalla commissione europea arriva il rapporto sugli squilibri macroeconomici dei membri dell’Unione nel quale l’Italia viene inserita tra i Paesi più a rischio. Il dito da Bruxelles viene puntato soprattutto sull’alto livello di debito pubblico italiano combinato con la discesa del potenziale di crescita. Tra i principali problemi dell’Italia la commissione sottolinea “la perdita di quote di mercato nell’export, il debito pubblico, la disoccupazione così come l’aumento della disoccupazione di lungo termine e di quella giovanile”.

Confindustria conferma le stime negative sul Prodotto interno lordo italiano: “Il PIL italiano è salito in estate per il 3° trimestre consecutivo, ma a ritmo attenuato: +0,2% congiunturale, dopo il +0,3% del 2° e il +0,4% del 1°. La variazione acquisita per il 2015 è di +0,6%”. L’associazione degli industriali rileva il divario tra il livello di disoccupazione precedente alla crisi e quello attuale: “a settembre il numero dei disoccupati in percentuale della forza lavoro nell’Eurozona era il 10,8%, in lento calo dal 10,9% dei due mesi precedenti, contro il 7,5% nel 2007. L’output gap è stimato ancora ampiamente negativo sia nel 2015 sia nel 2016 (-1,8% e -1,1%, stime Commissione europea, da -2,6% nel 2014).

A rincarare i timori anche Confesercenti, che rileva come dopo i dati negativi sul rallentamento dei prezzi, la frenata dell’inflazione registrata a novembre “è superiore alle aspettative. Sul versante prezzi, infatti, novembre è solitamente un mese freddo, spesso caratterizzato da flessioni congiunturali; ma il calo di 0,4 punti registrato quest’anno su ottobre fa riflettere, anche perché è la diminuzione più ampia registrata in novembre negli ultimi due anni”.

A gravare sull’economia italiana sono anche gli attacchi di Parigi che aumentano l’incertezza e scoraggiano alcune tipologie di consumi. In ogni caso si attendono i dati Istat per domani, anche se l’Istituto di statistica ha già rilevato come l’andamento dei prezzi al consumo è molto più debole delle attese a novembre. Secondo i dati preliminari Istat, l’indice armonizzato ai parametri europei (Ipca) è calato di 0,5% su mese e salito 0,1% tendenziale. La mediana delle attese prospettava un calo congiunturale di 0,2% e un’accelerazione del rialzo tendenziale a 0,4%, dopo +0,5% e +0,3% di ottobre.

Maria Teresa Olivieri

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply