sabato, 7 Dicembre, 2019

Crisi cilena, accordo per una nuova Costituzione

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Poche settimane fa i cileni hanno dato vita ad una delle proteste più grandi deGli ultimi anni. Iniziati per esprimere il malcontento a causa dell’aumento delle tariffe del trasporto pubblico, in poco tempo i cortei hanno “cambiato pelle”, diventando un modo per ribellarsi al sistema politico, figlio del regime pinochetista. Adesso, dopo un mese di caos con più di 20 morti e migliaia di feriti causati dalle violenze delle forze dell’ordine, i partiti hanno trovato un accordo per la riscrittura della Carta Costituzionale, che nonostante le modifiche è la stessa promulgata dalla dittatura militare di Augusto Pinochet.
Nonostante si tratti di una delle richieste della piazza, non possiamo prevedere con certezza se la situazione ritornerà nell’immediato alla normalità. La rabbia dei cileni non è esplosa per caso ma è il risultato di anni di insoddisfazione generale. Il sistema economico cileno, fondato sul liberismo più estremo, per anni simbolo della supremazia del mercato sul socialismo, è arrivato al capolinea. Le condizioni di vita sono peggiorate anno dopo anno, le disuguaglianze sociali sono le più alte dell’America Latina e, mentre i salari diminuiscono, le spese e i debiti delle famiglie crescono.
Insomma, dopo questo sussulto popolare, il Cile non potrà essere più lo stesso.
Da tutta questa situazione, la figura del Presidente Sebastian Piñera ne esce distrutta. La crisi politica e sociale è stata gestita disastrosamente; nessuno dimenticherà facilmente la frettolosa dichiarazione di guerra rivolta ai manifestanti, che sono sempre stati pacifici. Ad ogni modo, in quanto primo responsabile delle forze armate e dell’ordine, dovrà rispondere davanti al mondo intero per le violenze, fisiche e sessuali, commesse da carabineros e militari. Se Piñera ha fallito in tutti gli aspetti della crisi e sicuramente in futuro pagherà le conseguenze politiche, i partiti di
maggioranza cercano di salvare il salvabile, mettendo un freno alle spinte riformiste che arrivano dai manifestanti.
Ad aprile 2020 i cileni saranno chiamati alle urne per iniziare il processo di convocazione dell’Assemblea Costituente. Finalmente il Cile è uscito da un lungo sonno. La popolazione, dopo aver preso coscienza delle proprie possibilità, è riuscita con forza a reclamare i propri diritti. Allo stato attuale, fare previsioni è molto difficile. Vedremo se il Cile sarà in grado di cancellare, una volta per tutte, le pesanti tracce di un passato difficile.

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