domenica, 7 Marzo, 2021
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Crisi e mercati: quanto ci costa l’incertezza politica?

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Incertezza mercati economici

Secondo le ultime statistiche diffuse dall’Istat, nel mese di marzo 2013 l’indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato dell’1,7% rispetto al marzo del 2012. Lo stesso dato a febbraio 2013 evidenziava un aumento dell’1,9 % rispetto al febbraio dell’anno precedente. L’inflazione dunque rallenta, a causa della frenata dei beni energetici non regolamentati. Si tratta del sesto calo consecutivo dell’inflazione, una ulteriore riprova del calo dei consumi che si registra nell’economia italiana.

PREVISIONI SUL PIL RIVISTE AL RIBASSO – Pochi giorni fa l’OCSE aveva stimato per il primo trimestre dell’anno un calo del prodotto interno lordo dell’1,6%, il dato peggiore tra i Paesi del G7. Sullo stesso tema, la recente relazione predisposta dal ministro Grilli per il Parlamento, prevede una revisione al ribasso del PIL per l’intero 2013, che è ora previsto flettere dell’1,3%, rispetto alla contrazione del 2,4% registrata nel 2012. Solo nel 2014, stando ai dati diffusi dal ministero dell’Economia e Finanze, il nostro prodotto interno lordo potrebbe tornare a crescere dell’1,4%.

SE LA P.A. PAGA LE IMPRESE, DEVE RIDURRE ALTRE SPESE – Siamo dunque ancora in una fase congiunturale segnata da una notevole debolezza, che impone risanamento di bilancio e stabilità finanziaria, accompagnati però da azioni di sostegno e rilancio della crescita e dell’occupazione. E l’unica boccata di ossigeno all’orizzonte, in grado di accelerare la ripresa della domanda, potrebbe essere costituita dallo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese fornitrici. Si tratta di circa 20 miliardi di Euro nella seconda metà del 2013 ed ulteriori 20 miliardi nel corso del 2014.  Eppure, trattandosi di una iniezione di liquidità  sostanzialmente neutrale per i conti pubblici, ciò significa che i soldi che da un lato serviranno per pagare le imprese, dall’altro saranno sottratti ad altre voci di spesa.

L’INCERTEZZA POLITICA PESA – Con riferimento al bilancio dello Stato, per il 2013 il ministro Grilli ha stimato una minore spesa per interessi di circa 5 miliardi di euro, rispetto a quanto precedentemente preventivato in sede di programmazione economica e finanziaria. Ma se anche ciò si verificasse, lo stock di debito pubblico continuerebbe comunque a crescere nel corso dell’anno. Il problema è che pure le più aggiornate previsioni governative a questo  punto rischiano di non considerare appieno gli effetti del protrarsi dell’incertezza politica, che da un lato potrebbe indurre un aumento della spesa per interessi, dall’altro non consente di assegnare una priorità agli interventi a sostegno della crescita.

IL COSTO DEL DEBITO PUBBLICO AUMENTA Sul primo punto si consideri che prima delle elezioni lo spread tra i titoli decennali italiani e tedeschi era intorno al 2,8%, ora il livello sfiora il 3,5%, con un aumento della conseguente spesa per interessi a carico dell’Italia. L’incertezza ci costa quindi almeno uno 0,7% in più, che applicato su uno stock di debito pubblico che a fine gennaio ha raggiunto i 2.022 miliardi di euro, rappresenta un aggravio di spesa per interessi di circa 14 miliardi di Euro l’anno. Ed anche l’annuncio di un possibile ulteriore declassamento da parte dell’agenzia di rating Moody’s, che seguirebbe di poche settimane quello già operato da Fitch causa incertezza politica, non lascia certo ben sperare perché spingerebbe all’insù i tassi di interesse sul debito pubblico. E aumentando la spesa per interessi, si ridurrebbero i margini per interventi a sostegno della crescita.

PRIORITA’ PER LA CRESCITA – Dotarsi di un Governo è dunque fondamentale per il nostro Paese, e non solo per fugare l’incertezza e  vigilare sulla tenuta dei conti pubblici, ma anche per assegnare una priorità alle misure con le quali incentivare la crescita. Dopo il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, vi sono altri interventi urgenti che, nel rispetto degli accordi europei, potrebbero agevolare la ripresa dell’economia: dalla riduzione del cuneo fiscale, da realizzare in modo tale da rendere più pesante le buste paga dei lavoratori, allo sblocco degli investimenti da parte dei Comuni virtuosi, alla riduzione degli sprechi nella Pubblica Amministrazione. Tutti temi che un Governo in carica per l’ordinaria amministrazione e privo di una maggioranza politica non può di certo affrontare.

Alfonso Siano

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