domenica, 21 Luglio, 2019

Crisi in CDM, tensione alle stelle su Salva Roma

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Dopo circa quattro ore è terminato uno dei Consigli dei ministri più tesi del governo giallo-verde. Una giornata lunghissima per il governo tra divisioni sul 25 aprile, richieste reiterate di dimissioni per il caso Siri e provvedimenti per il ‘salva Roma’.
Alla fine della riunione, il vicepremier Matteo Salvini ha ottenuto quanto aveva annunciato prima del Cdm alle telecamere: lo stralcio di gran parte della norma ‘Salva Roma’ dal decreto ‘crescita’, in particolare dei commi 2,3,4,5 e 6. Ma le tensioni della riunione non sono finite. Il M5S, sconfitto nel Cdm, ha annunciato battaglia in Parlamento in sede di conversione di legge del decreto e ha avvertito il leader della Lega che non farà sconti sulla vicenda Siri.
La mossa del leader della Lega di annunciare lo stralcio del ‘Salva Roma’ ai cronisti davanti Palazzo Chigi prima del Cdm ha fatto andare su tutte le furie il premier Giuseppe Conte. Il capo del governo, invitando Salvini ad avere rispetto per l’organo collegiale di governo, avrebbe detto: “Non siamo tuoi passacarte”. 
Anche il caso Armando Siri ha contribuito ad alzare la tensione della riunione. Il M5S ha posto la questione al centro delle battute iniziali del Cdm, mantenendo il punto sulla necessità che il sottosegretario leghista si dimetta. I toni si sono alzati attorno al tavolo di governo dove, alle 20, si sono presentati i ministri leghisti al gran completo, mentre per il M5S sono presenti solo Alberto Bonisoli, Elisabetta Trenta e Barbara Lezzi. Luigi Di Maio è arrivato alle 21, dopo aver registrato “diMartedì” ed aver visto, dagli studi di La7, il suo alleato Salvini che annunciava vittoria sulla norma Salva Raggi fuori dalla sede di governo.
A fine serata, Salvini ha esultato: “La Lega è soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco”. Sarebbe di dodici miliardi di euro il debito del Comune di Roma. Il M5S ha replicato: “La norma è stata approvata a metà, con i commi 1 e 7. E’ un punto di partenza, sul resto decideranno le Camere”. Mentre, dal Campidoglio, la reazione allo stralcio della norma è secca. La sindaca Raggi, sfogandosi con i suoi, avrebbe detto: “Se la norma alla fine non passasse, la Lega avrebbe fatto un dispetto a tutti i romani”.
È passata, apparentemente senza problemi, la norma sui rimborsi ai risparmiatori truffati delle banche. Il tetto dell’indennizzo diretto, tra la soddisfazione del M5S, aumenta da 100mila a 200mila euro.
Il premier Giuseppe Conte ha affermato: “Oggi è stata una lunga e proficua giornata. Dopo un Consiglio dei ministri durato fino a tarda sera, abbiamo definitivamente approvato il decreto-legge ‘Crescita’, con il quale diamo un forte impulso alla ripresa economica del Paese con misure concrete a sostegno delle imprese e degli investimenti. Nel Consiglio dei ministri sul decreto ‘crescita’ è stato definito un percorso normativo a sostegno dei Comuni, a partire da Roma, in difficoltà finanziaria, sul quale il Parlamento potrà intervenire ancora in sede di conversione”.

Tra le misure approvate nel Dl ‘crescita’ c’è il finanziamento, attraverso il Fondo sviluppo e Coesione, delle Zes, Zone economiche speciali, con ulteriori 300 milioni per gli anni 2019 (50 milioni), 2020 (150 milioni) e 2021 (100 milioni). La misura era stata presentata dal ministro per il Sud Barbara Lezzi. E’ quanto si apprende da fonti di governo.

Il vicepremier Matteo Salvini è arrivato poco dopo le 19 a Palazzo Chigi. Parlando con i cronisti davanti Palazzo Chigi, Matteo Salvini ha affermato: “Salva Roma fuori da dl crescita.  Provvedimento ad hoc per tutti i comuni. Nessuna crisi di governo, l’Italia ha bisogno di un governo per 4 anni. Il mio rapporto con il M5S è buono, non ho tempo e voglia per litigare con nessuno”.

A chi gli ha chiesto se il sottosegretario Armando Siri resterà al suo posto, Salvini ha replicato: “Si”. A chi gli ha chiesto se ha parlato del caso con il titolare del Mit, Danilo Toninelli, Salvini ha replicato: “Toninelli non c’è”. 
Salvini ha anche affermato: “Quando si parla di crescita è importante esserci. Lo stralcio del salva Roma dal decreto l’ho concordato con chi c’era.
So che sono in corso altre interlocuzioni a Roma e a Bruxelles per allargare ulteriormente la platea, ma c’é urgenza di rimborsare da subito chi è più in difficoltà.

Ma fonti di governo del M5S hanno smentito: ”Non è stato discusso il decreto crescita in Cdm, dunque non si è potuto stralciare nulla, meno che meno il salva Roma”.

Il vicepremier Luigi Di Maio, parlando del ‘Salva Roma’ su ‘La7’, ha detto: “Questa norma non mette un euro sulla capitale: dice solo che le banche devono chiedere meno interessi ai cittadini romani per il debito del Comune di Roma. Lo si vuole fare per tutti i comuni? Lo possiamo fare ma di che vittoria stiamo parlando quando non si aiutano i cittadini di un comune? Se c’è qualcuno che sta godendo perché non è passata, complimenti, è solo una ripicca verso i cittadini romani. Il Cdm è stato spostato avanti di un’ora. Non c’è nessuna ripicca e non ci facciamo dispetti. Il lavoro che facciamo ogni giorno è quello che cerchiamo di portare avanti per migliorare la qualità della vita degli italiani: finisco qui e li raggiungo, in ogni caso la relatrice è la ministra Lezzi. L’impressione che il gioco dello scontro tra Di Maio e Salvini sia sfuggito di mano, sicuramente è un’impressione sbagliata. Io sono convinto di quello che stiamo facendo e quando si tratta di fare i fatti, si portano avanti provvedimenti importanti. Però non nego che c’è una forte discussione nel Governo, anche tra noi e la Lega, perché il tema del caso Siri non è un tema qualunque. Ci sono altri sottosegretari e viceministri leghisti indagati, ma qui stiamo parlando di un caso di membro del governo coinvolto in un’indagine per corruzione che parla di mazzette e in odore di mafia. Quando si parla di queste cose qui, il M5s ha il dovere di ricordare che se vuoi essere il Governo del cambiamento, Armando Siri che sicuramente sarà giudicato innocente, mentre si difende, deve stare lontano dalle istituzioni del Governo. Questo è un caso in cui è necessario dare un segnale politico ed etico agli italiani. Glielo auguro di essere giudicato innocente, ma finché non è questo si metta in panchina”.
 
Anche da Taranto, Luigi Di Maio ha dichiarato: “Io e Salvini abbiamo fatto grandi cose insieme in questi mesi e abbiamo improntato questo governo su un rapporto di fiducia. Ora stiamo chiedendo un ulteriore atto di fiducia. Se la Lega non c’entra niente con queste accuse che vengono fatte a Siri, dimostri la propria estraneità ai fatti allontanando Siri dal governo perché, altrimenti, io comincio a preoccuparmi a vedere Salvini e la Lega difendere a spada tratta Siri”.
Secondo la Procura di Palermo, Paolo Arata avrebbe pagato al sottosegretario Armando Siri una mazzetta da 30 mila euro per inserire un emendamento nel Def.
Ma la questione sarebbe molto più complicata ed intrigante e vedrebbe insieme tre personaggi. Uno è Steve Bannon, l’ex capo stratega di Donald Trump e ideatore dell’Internazionale populista. L’altro Matteo Salvini, il ministro dell’Interno italiano, nonché leader della Lega. Nel mezzo c’è Federico Arata, il figlio di Paolo Arata, socio del ‘Re dell’Eolico’ in Sicilia, Vito Nicastri e consigliere del numero due del Carroccio, Giancarlo Giorgetti.
Cosa ci fanno i tre insieme lo rivelerebbe Report, che in esclusiva per l’Italia, lunedì prossimo alle 21.20 su Rai3, manderà in onda alcune immagini del documentario ‘The Brink’ di Alyson Klayman (distribuito da Wanted) che mostrano per la prima volta l’incontro tra Bannon, Federico Arata e Salvini avvenuto a Roma il 7 settembre scorso.
Secondo Report, Arata jr è considerato il vero artefice dei rapporti tra Lega e Bannon. In ‘The Brink’, inoltre, viene raccontato che ‘The Movement’, l’organizzazione fondata da Bannon per promuovere il nazionalismo e il populismo di destra in Europa, avrebbe avuto un ruolo significativo nella nascita del governo gialloverde. Stando a quanto afferma nel documentario Mischael Modrikamen, portavoce di ‘The Movement’: “Bannon ha fatto pressioni e ha consigliato sia Di Maio, sia Salvini per formare l’attuale coalizione. Bannon disse a Di Maio e Salvini: ‘Dovete provare a fare questa alleanza populista’. Nei giorni precedenti alla nascita del governo, Bannon ha incontrato entrambi i vicepremier. Certamente ha consigliato entrambi i leader. Lui pensava che alla fine loro potessero fare un passo indietro, consentendo al primo ministro Conte di assumere un ruolo di comando”.
Nel documentario verrebbe poi mostrato Bannon mentre è in viaggio in auto verso il Viminale assieme ad Arata jr.
Bannon gli ha spiegato: “Intendiamo fornire inchieste, analisi di dati, messaggi dal centro di comando”. Arata ha replicato: “E’ l’idea che con questo possiamo diventare il partito numero uno in Italia e poi dovrete dir loro che dobbiamo pianificare, pianificare è la parola chiave, la vittoria per le elezioni europee”.
Anche Beppe Grillo, garante del movimento penta stellato, in una lettera inviata al ‘Fatto Quotidiano’, ha attaccato il leader del Carroccio: “Matteo Salvini è ministro dell’Interno ‘a sua insaputa’. Salvini con un mitra in mano è uno sviluppo di Salvini vestito da poliziotto o altra forza armata. Nulla quindi di nuovo cuoce in pentola”. Riferendosi alla foto, al centro delle polemiche, pubblicata da Luca Morisi il giorno di Pasqua, Grillo ha continuato. “In particolare: se teniamo conto del fatto che la foto è un’iniziativa del garzone mediatico, qualcosa resta da dire, e non di scarso momento. Il garzone social-mediatico sa che il suo soggetto vive un forte senso di inadeguatezza: uno che diventa ministro dell’Interno in Italia, regno della criminalità organizzata, ma parla solo di immigrati, ovviamente ha paura delle vere sfide che il ruolo gli porta a competenza. In questo particolare aspetto ha dalla sua quasi tutto il popolo italiano, abituato a fingere di non sapere che Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta esistono anche se il ministro dell’Interno non ne parla. Il Paese convive con questi fenomeni da moltissimo tempo e non vuole ‘fare l’eroe’, ma neppure ci tiene a essere rappresentato come codardo. Probabilmente l’assistente mediatico in questione è l’unico a ricordarsi che il Matteo è ministro, in particolare dell’Interno, e coglie appena può l’occasione per appendere un paio di attributi finti al Carroccio, in linea con moltissima parte del popolo italiano: non vedere ma ostentare, non sapere ma parlare”.
Il penta stellato Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Affari Esteri, ha affermato: “Adesso stiamo superando ogni limite, una difesa incondizionata che inizia a preoccuparci. Ogni giorno leggiamo nuovi dettagli dell’inchiesta su Siri, dettagli che fanno tremare. Dalla corruzione alle mazzette, passando per legami con personaggi mafiosi, tentativi di condizionare norme e tanto altro. Adesso basta, la Lega dimostri la propria trasparenza e faccia dimettere, almeno momentaneamente, il sottosegretario Siri. Il Movimento avrebbe agito così, perché non possiamo permettere che ci siano ombre di corruzione sul governo. E anche una questione di opportunità politica. Salvini affronti la vicenda con serietà e chiarisca immediatamente. Non può ‘giocare’ su un tema così delicato”.
Coerentemente a quanto sopra, il M5S dovrebbe far cadere immediatamente il governo. Allo stesso tempo, Forza Italia dovrebbe rompere l’alleanza elettorale con la Lega poiché sono sempre più distanti le posizioni politiche espresse dai due partiti. La Lega, alleandosi per le elezioni europee con la Le Pen, ha fatto cadere la sua maschera mostrando un volto neofascista: lo conferma anche la posizione di Salvini assunta per la commemorazione della festa della Liberazione il 25 aprile.
Forse, sarebbe anche opportuno che il Presidente della Repubblica faccia sentire la sua voce rappresentativa di tutti gli italiani e della dignità del Paese con tutti i valori umani nati dalla Resistenza.

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