mercoledì, 22 Gennaio, 2020

Croazia, le presidenziali passano per la rotta balcanica

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Le elezioni presidenziali che si svolgeranno in Croazia il prossimo 22 dicembre vedranno la partecipazione di undici candidati. Così si è espressa la Commissione elettorale che a Zagabria ha controllato le firme raccolte (ne occorrevano 10.000) escludendo per irregolarità alcuni candidati. Inizia quindi la fase più acuta di una campagna elettorale iniziata per la verità già da molte settimane e che ha visto sostanzialmente tre temi al centro dell’attenzione: l’Europa, la situazione economica, le migrazioni.

Sono solo tre i candidati che si contenderanno i due posti del ballottaggio previsto dopo due settimane dal primo turno e cioè l’uscente Kolinda Grabar Kitarovic, del Hdz,  Il già Premier Zoran Milanovic socialdemocratico e  Miroslav Skoro della estrema destra sovranista e nazionalista. Dai sondaggi hanno rispettivamente il  28%, il 25% e il 14% mentre gli altri candidati, espressione di piccoli partiti o movimenti sono tutti abbondantemente sotto il 10%.

Le loro opinioni sui tre temi al centro della campagna elettorale sono molto differenti.  La Grabar, che ha inutilmente tentato di farsi attribuire un posto nella nuova Commissione europea ha incassato la promessa dell’entrata in Schengen  da Junker che però dovrà essere votata dal Parlamento europeo in cui la Slovenia intende dare battaglia per le note dispute confinarie e il mancato adeguamento della Croazia all’arbitrato della Corte dell’ Aia. Nonostante il recente congresso dei popolari europei a cui la Hdz aderisce si sia svolto a Zagabria portando acqua al mulino della Grabar, i socialdemocratici la incalzano per le sue posizioni troppo vicine a quelle dell’ ungherese Orban che penalizzano i valori fondanti dell’Unione Europea. Skoro invece contesta da destra esaltando il sovranismo e richiamandosi a un’autonomia nazionale isolazionista.  Sui temi economici  la Grabar sconta una situazione non facile ed un aumento della fascia di povertà e di disoccupazione promettendo riforme e investimenti pubblici. Milanovic da parte sua si rivolge agli stati più deboli della popolazione e ai giovani costretti a emigrare per cercare lavoro. Skoro critica in chiave nazionalistica il ruolo europeo del Governo croato che ha portato alla vendita soprattutto al capitale tedesco di molte realtà produttive.

Ma è sul tema caldo delle migrazioni che il confronto si fa più acceso. La rotta balcanica sta interessando pesantemente il territorio croato. Nella vicina Bihac, in Bosnia Erzegovina , si sono ammassati migliaia di migranti che cercano di attraversare il confine e raggiungere la Croazia per poi passare in Slovenia e quindi in Italia o in altri Paesi. Vi sono precise denunce di alcune Ong e associazioni umanitarie che accusano la polizia croata di violenze ai danni  di coloro che cercano di superare i confini. La Grabar difende l’operato del Governo, Milanovic lo critica anche per il mancato riconoscimento di asilo politico a coloro che ne hanno diritto, Skoro invece vorrebbe misure ancora più severe e l’ espulsione immediata di tutti i clandestini dal Paese. Nel ballottaggio avranno peso notevole le alleanze. E Kolinda Grabar Kitarovic sembra avvantaggiata da una situazione in cui i richiami all’identità nazionale e al patriottismo avranno una notevole incidenza sul voto degli elettori.

Alessandro Perelli

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