venerdì, 14 Agosto, 2020

Croazia, Plenkovic ottiene la maggioranza per un soffio

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Il voto di fiducia che Andrej Plenkovic ha ottenuto nella notte tra venerdì e sabato dal Sabor, il Parlamento croato, è la logica conclusione dell’esito delle recenti elezioni politiche ma pone non pochi problemi per una reale governabilità della Croazia.
Plenkovic ha ottenuto una maggioranza risicata associando ai 66 seggi del Hdz quelli dei rappresentanti delle minoranze (tra cui quella Italiana con Fulvio Radin), del Partito popolare croato e dei riformisti liberali. In tutto 76 firme sul documento presentato nell’aula. I componenti del Sabor sono 151.
Il nuovo Governo ha 17 Ministri, tre in meno del precedente e quattro vicepresidenti tra i quali il serbo Milosevic per le minoranze. E questa scelta è stata vista come un ulteriore segnale di distanza politica dal movimento di estrema destra di Skoro che non li avrebbe voluto presenti in un eventuale Esecutivo. E anche del costante avvicinamento all’Unione Europea, di cui l’Hdz e Plenkovic, che in questi giorni era a Bruxelles per le trattative sul Recovery Fund, fanno parte integrante nel Partito popolare europeo dopo la fuoriuscita degli estremisti di destra. Ma grossi interrogativi, nonostante la presentazione di un programma ambizioso, rimangono sul futuro della Croazia. Innanzitutto è la situazione economica a preoccupare.
I ventidue miliardi giunti dall’UE sono solo una boccata d’ossigeno. Causa le misure restrittive adottate per il contagio da coronavirus, ancora presente nel territorio per alcuni focolai, sono stati colpiti duramente i consumi, la produzione industriale, gli investimenti e soprattutto il vero patrimonio dell’economia croata, il turismo. Si teme a fine stagione una contrazione di questo settore dal 40 al 50%. Nonostante lo sblocco recente dei confini e l’apertura di alcuni corridoi di flusso turistico, il calo delle presenze tedesche, austriache e italiane è evidente sulle coste dell’ Istria e della Dalmazia. Il recupero parziale di questo ultimi giorni e quello possibile nei mesi di agosto e settembre se non vi saranno riprese del contagio, non servirà a salvare una stagione fallimentare e proprio ieri l’Olanda ha introdotto la quarantena per coloro che rientrano dalla Croazia. Vi è poi da affrontare la questione della ricostruzione per i danni provocati dal forte terremoto che ha colpito Zagabria e le zone circostanti il 22 marzo. La disoccupazione è aumentata e sia nel settore pubblico che in quello privato di sono registrati alcuni cali delle retribuzioni che si sommano al diminuito potere di acquisto della Kuna, la moneta locale. Vi è infine il grande problema delle migrazioni clandestine che assume anche dimensioni più preoccupanti per la persistenza dell’ infezione da coronavirus. Migliaia e migliaia di profughi sono concentrati nella città bosniaca di Bihac al confine con la Croazia. Profughi che con la rotta balcanica cercano di entrare in Croazia per poi raggiungere Slovenia e il confine nord-orientale italiano tanto che il Presidente della regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha richiesto al Premier Conte un deciso intervento in proposito per scongiurare la possibilità che Trieste diventi la Lampedusa del Nord ed è stato proclamato lo stato di pre-allerta per una possibile ondata di contagi. La polizia e le forze dell’ordine di Zagabria sono intervenute pesantemente contro i profughi con pestaggi e violenze causando la proteste delle ONG e delle organizzazioni internazionali di assistenza che sono arrivate fino alle istituzioni europee causando non pochi problemi al Governo croato.
Il brindisi con cui Andrej Plenkovic ha salutato l’approvazione del suo Governò da parte del Sabor dovrà presto lasciare il posto a un rafforzamento della sua attuale maggioranza che per affrontare le gravi questioni sul tappeto, per i sacrifici che saranno richiesti dalla preoccupante congiuntura economica e sociale e per assicurare reale governabilità al Paese avrà sicuramente bisogno di poter contare di un più ampio consenso parlamentare. I socialdemocratici, alle prese con il rinnovamento del partito dopo le deludenti elezioni, dovranno puntare a un’opposizione costruttiva e intelligente non escludendo la possibilità che maturino le condizioni per una “grande coalizione” che sarebbe in linea con quanto avvenuto in sede di Unione Europea.

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