martedì, 11 Agosto, 2020

Croazia, verso le urne. Testa a testa tra socialdemocratici e Hdz

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Le elezioni politiche che di svolgeranno domenica 5 luglio in Croazia avranno una grande valenza sul piano interno e quello internazionale. Su quello interno perché dopo la vittoria, per molti inaspettata, del socialdemocratico Zoran Milanovic, nel ballottaggio delle presidenziali dello scorso 5 gennaio, sulla candidata dell’Hdz Kolinda Grabar Kitarovic, Presidente uscente, il quadro politico è notevolmente mutato e il Governo di centro destra di Andrej Plenkovic ha ben poche possibilità di essere riconfermato nel suo attuale assetto politico.

Nel corso dell’ultimo anno infatti l’Hdz ha subito una spaccatura e la parte più a destra è salita clamorosamente alla ribalta quando appunto alle ultime presidenziali ha appoggiato la candidatura di Miroslav Skoro, ex cantante, in antitesi a quella della Grabar Kitarovic. Skoro ottenne il 24% e da allora la frattura all’interno del partito di Governo divenne insanabile e l’ ‘ estrema destra si presenterà da sola il 5 luglio.

I sondaggi parlano di un testa a testa tra socialdemocratici e Hdz ma nessuno dei due pare in grado di assicurarsi all’interno del Sabor, il Parlamento croato, un numero di seggi tale da poter formare un Governo. Da notare che anche la sinistra non si presenta unitaria. Si candiderà anche una formazione denominata Mozemo (Possiamo) che raggruppa verdi e ambientalisti più fuorusciti dai socialdemocratici che visto il meccanismo distrettuale di assegnazione dei seggi e visto che in quello di Zagabria nelle ultime amministrative hanno ottenuto parecchi eletti, dovrebbe riuscire a entrare in Parlamento. In questa situazione pare probabile un accordo di ” grande coalizione” tra Hdz e socialdemocratici tanto più che in questi ultimi tempi le differenze politiche tra di essi di sono notevolmente attenuare sui principali temi interni e internazionali. Entrambi sono consci di dover affrontare una contingenza economica preoccupante causa le conseguenze del contagio da coronavirus e la crisi del settore turistico  che ha sempre rappresentato una boccata d’ossigeno per le finanze di questo Paese.  Nonostante l’ apertura delle frontiere ormai a tutti i Paesi della Unione Europea, si calcola una perdita di circa il 30% dei turisti stranieri e inoltre permangono numerosi problemi per l’ ottimizzazione dei servizi per mancanza di personale che di solito proveniva dalla vicina Bosnia ma che le restrizioni dell’infezione non hanno permesso questo anno di utilizzare.

 

Vi sono poi due questioni tra loro legate che sul piano internazionale vedrebbero l’ Unione Europea  guardare di buon occhio questo tipo di accordo. La prima è rappresentata dal problema delle migrazioni clandestine che dalla zona di Bihac, in Bosnia, cercano di varcare il confine con la Croazia e vengono respinti con durezza dalla polizia croata che è stata accusata ripetutamente di maltrattamenti e metodi incivili. L’Unione europea non potrà ancora a lungo far finta di niente e una grande coalizione sarebbe probabilmente in grado di gestire meglio e più correttamente la questione. La seconda, correlata a questa è che la Croazia aspira a entrare al più presto nell’area Schengen  e un nuovo Governo saldamente europeista con al margine estrema destra e estrema sinistra potrebbe agevolare  questo risultato . Intanto l’unico candidato che ha la certezza di essere eletto domenica prossima è Fulvio Radin  che non ha avversari per il seggio che spetta di diritto alla minoranza italiana.

 

Alessandro Perelli

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