mercoledì, 23 Settembre, 2020

Crollo tesseramento nel Pd, ma Guerini smentisce

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PD-tessera

“Pd senza base, solo 100mila tessere. In un anno persi 400mila iscritti”. Un articolo di La Repubblica ha fatto fare un salto a tutto il nuovo gruppo dirigente del Partito Democratico e ha dato uno scossone al trono di Renzi, segretario del Pd e Presidente del consiglio: se fosse la notizia fosse vera – e lo si saprà solo tra qualche mese perché il tesseramento si è aperto ad aprile – vorrebbe dire che il trionfo di Renzi è stato costruito sulle macerie di un partito che non c’è più e che non si sa neppure da cosa e come verrà sostituito.

Ma è vero quello che ha scritto Repubblica? “Sarebbe bello che non venissero diffusi dati a caso…” – ha commentato su Twitter il nuovo organo ufficiale del partito (visto la fine che ha fatto l’Unità)- il vicesegretario Lorenzo Guerini. Nel sommario dell’articolo incriminato, il quotidiano ha scritto: “In Sicilia, Basilicata, Molise, Sardegna e Puglia il reclutamento non è praticamente partito. Mentre aumentano gli elettori, nei 7.200 circoli la militanza langue. È la mutazione genetica del partito, sempre più simile al modello Usa”.

Inutile dire che si tratta di benzina gettata sul fuoco delle polemiche interne al PD, dove molti quadri e non solo i ‘vecchi’ dirigenti come Bersani e D’Alema, mettono sotto accusa la deriva neocentralista del segretario e le ‘direzioni che durano mezz’ora’.

Guerini contesta duramente l’articolo di Goffredo De Marchis e afferma. “Le notizie sul numero degli iscritti al PD pubblicati oggi su organi di stampa e sui cui si sta costruendo una polemica inutile e strumentale, – ha precisato in una nota più lunga dei 140 caratteri di un tweet – sono infondate: il tesseramento del Partito Democratico è iniziato il 25 aprile del 2014, le tessere sono state distribuite a partire dal mese di giugno, e terminerà il 31 dicembre 2014. L’obiettivo, dice il vicesegretario, è “superare i 300 mila iscritti a fine anno, veri”. “Tra settembre e ottobre, si sono svolte e si svolgeranno feste dell’Unità e iniziative, dedicate al tesseramento, decise negli incontri tra il partito nazionale e i territori. D’altra parte è giusto ricordare che l’iscrizione al partito rappresenta un’importante forma di finanziamento che rimane interamente a disposizione dei territori. Dalle informazioni che arrivano dai territori – prosegue Guerini – l’andamento del tesseramento per il 2014 procede naturalmente, e pur essendo evidente a tutti che siamo in un anno ‘non congressuale’ i numeri sono in linea con gli anni precedenti. Tra l’altro, i dati del 2013, sono in corso di verifica”.

In cauda venenum, perché i raffronti con i tesseramenti precedenti, quello con Bersani segretario, risultano imbarazzanti: 539.354 tessere nel 2013, quasi il doppio dell’obiettivo dei 300 mila aderenti che si prefigge oggi il Pd a guida Renzi. Ma i tesserati servono?

Guerini ha qualche dubbio perché facendo riferimento alle sue esperienze personali spiega che “il vero tema è come il partito degli iscritti si apre alla partecipazione degli elettori e del mondo esterno. Anche qui la situazione varia da circolo a circolo, ma talvolta gli elettori vengono tenuti lontani”.

Insomma sembra di capire che è meglio avere congressi di partito meno consistenti, con tesserati che poi potrebbero non corrispondere politicamente al vertice.

Certo è che se la notizia del crollo verticale del tesseramento del PD, un partito che alle elezioni europee ha preso quasi il 41% e che esprime il presidente del consiglio, si rivelasse veritiera, vorrebbe dire che la destrutturazione dei partiti in atto da un paio di decenni sta arrivando a conclusione e che la democrazia deve trovare altre strade per esprimersi e soprattutto per organizzarsi se non vuole ridursi nel recinto virtuale di facebook e twitter.

I commenti degli oppositori della segreteria non si sono fatti attendere. “Matteo Renzi, oltre a dedicarsi a organizzare la ‘Leopolda’ per i suoi fedelissimi – dice Stefano Fassina – dovrebbe innanzitutto preoccuparsi di organizzare un’assemblea nazionale dei coordinatori dei circoli del Pd. Non è più il sindaco di Firenze in competizione per la leadership del partito. È il Segretario Nazionale del Pd da quasi un anno”.

Per l’esponente della sinistra dem, Alfredo D’attorre “il partito necessita di un check, di una revisione molto seria”. Il rischio è che “andando avanti così si finisca per diventare un mero spazio elettorale, nel quale le sorti della collettività si riducono alla sorte del leader di turno. Non possiamo consentire che il Pd diventi l’ennesimo partito personalistico”. In questo, la segreteria Renzi non è priva di responsabilità, dato che “in questi mesi si è acuito un processo per cui l’iscritto ha la sensazione di non contare nulla, non c’è alcuna discussione alla base che preceda la scelta della leadership, non c’è alcun lavoro sulle iscrizioni e non c’è il diritto degli iscritti a valutare le scelte dei vertici”.

Armando Marchio

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