domenica, 22 Settembre, 2019

Csm, il tuono di Mattarella. Martelli, rivedere regole ANM

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Da anni venivano denunciati rapporti loschi della Magistratura, carriere parallele e altro, ma il ‘bubbone’ del marcio che si nascondeva dietro le toghe è scoppiato solo ora con il Caso Lotti, che è appunto ‘un caso’, tra i tanti.
Ancora una volta a dover fare i conti con un brutto caso politico è il presidente Sergio Mattarella che oggi al plenum del Csm ha espresso tutto il suo rammarico per quanto sta accadendo.
“Il saluto e gli auguri sono accompagnati da grande preoccupazione. Quel che è emerso, da un’inchiesta in corso, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile“, dice Mattarella. Il capo dello Stato sottolinea come quanto avvenuto abbia “prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche dell’intero Ordine Giudiziario”. Poi esprime l’esigenza di “modifiche normative, ritenute opportune e necessarie, in conformità alla Costituzione”. Anche Piercamillo Davigo (del Gruppo Autonomia e Indipendenza) dice di essere d’accordo sul ripensare un nuovo modello di organizzazione giudiziaria.
Il cambio del sistema elettorale del Csm è in questo momento oggetto di studio da parte dei tecnici del ministero della giustizia.
Più volte sulla questione si è espresso anche l’ex Guardasigilli socialista, Claudio Martelli, che su ‘Il Foglio’ pochi giorni fa chiarisce la sua posizione
“La mia esperienza diretta è che il Consiglio superiore e l’Associazione nazionale sono due organi in cui si è espresso prima il peggiore ideologismo corporativo e poi la più sfrenata clientela di potere. Ricordo bene il 1991. Il Csm seguì a ruota l’Anm che per bocca del suo presidente di allora paragonò la nuova super procura affidata a Falcone a ‘una cupola mafiosa’. Gente che aveva tranquillamente convissuto con la mafia per quarant’anni voleva dare lezioni di coerenza a Falcone. Perché era bravo. Perché era indipendente. Perché era il magistrato più popolare non soltanto in Italia ma forse nel mondo. Quindi era detestato”. E insomma lo scandalo intorno a Luca Palamara non rivela niente di nuovo, dice Martelli. “Ma qualcosa si può fare. Si può sganciare la magistratura dalle logiche di carrierismo lobbistico. Io sono sempre stato favorevole al sorteggio per la scelta dei componenti del Csm”.
E ancora: “Il mercimonio c’è sempre stato. Però è andato aggravandosi. La logica di spartizione non era giusta quando era l’effetto di un compromesso politico-ideologico, ed è ancora più squallida oggi che non c’è neanche più questa giustificazione. Anche se da un certo punto di vista la spartizione ideologica era più pericolosa. Il pregiudizio ideologico era infatti incontenibile e dilagava in tutte le scelte e in tutti gli atti della giurisdizione. Era un meccanismo più pulito dalle miserie umane, certo, ma più giacobino. Oggi è un meccanismo lobbistico. Forse più semplice da frenare. È puro potere. Carrierismo. Opportunismo”. Martelli spiega poi che quello che occorre realmente è “un cambio drastico delle regole. Bisognerebbe anche rivedere lo statuto dell’Anm. Chiedersi se è vero o no che realizza una lesione dell’indipendenza del singolo magistrato. A me sembra di sì. E non da oggi. E’ abbastanza evidente che l’Anm, all’interno della quale si delineano le elezioni per il Csm, costringe di fatto i magistrati a iscriversi a una corrente. Se vogliono fare carriera e se vogliono sentirsi tutelati, i magistrati sanno di doversi iscrivere. Questo non li rende liberi. E il meccanismo diventa una trappola”.

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