venerdì, 20 Settembre, 2019

Cul de Sac

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Erano diversi giorni che, con alcuni amici, ci interrogavamo su quando sarebbe arrivato il momento in cui Salvini avrebbe staccato la spina al Governo; ciò non solo per un’evidente incompatibilità politica e per i differenti interessi economici che i due partiti dell’ex maggioranza rappresentano, ma anche per poter raccogliere, in termini elettorali, quello che aveva seminato.
Il leader della Lega, con questa mossa, pare avere dato avvio ad una strategia win win (con l’unica variante che, nel caso di specie, il solo vincitore, in entrambe le circostanze, risulterebbe essere proprio lui).

In altri termini, due sono i principali scenari oggi all’orizzonte:
a) se si andasse al voto questo autunno, la Lega, trainata dal “Capitano”, secondo gli Istituti Demoscopici, dovrebbe vincere le elezioni, potenzialmente anche in solitaria, sicuramente qualora fosse in coalizione con le altre forze di quello che, un tempo, definivamo Centrodestra;
b) se invece, come alcuni leader o presunti tali propongono, anche con motivazioni pubbliche ragionevoli, si desse vita ad un Governo balneare (non fosse altro per il periodo estivo in cui ci troviamo) di transizione, di scopo, di decantazione, Istituzionale, di salute pubblica, tecnico, del Presidente, sono le prime definizioni che mi vengono in mente (il quale dovrà inevitabilmente sobbarcarsi una manovra finanziaria che, nella migliore delle ipotesi, potremmo definire lacrime e sangue) il Nostro, semplicemente definendo “tale accozzaglia, un’armata Brancaleone di parassiti che non vogliono perdere la poltrona”, intercettando l’idem sentire della maggioranza degli elettori italiani, si limiterebbe a posticipare di qualche mese il proprio trionfante ingresso a Palazzo Chigi.
D’altronde, quale credibilità potrebbe avere, agli occhi degli elettori, una maggioranza composta da personalità che, sino al giorno prima, se ne sono dette di tutti i colori, oltre il limite non solo del buon senso e del buon gusto, ma anche dell’ingiuria?

Il triste spettacolo della politica italiana al quale stiamo assistendo, in questa fine estate 2019, non è altro che il naturale epilogo di una stagione politica irrazionale, cominciata, come sempre con le migliori intenzioni, circa 27 anni fa, con la fine traumatica della Prima Repubblica; un momento in cui, per una serie di motivi che non abbiamo qui il tempo di indagare, sulla scia del rinnovamento salvifico e della giustizia di piazza, fu “buttato via il bambino con l’acqua sporca”.
Senza tornare così indietro nel tempo, ancora nel 2018, dopo le elezioni, se rispetto alla tattica egoistica del “laissez faire” adottata dal PD, nei giorni del renzismo calante, si fosse legittimamente operato per evitare una saldatura tra Lega e M5S, favorendo la nascita di un Governo, anche non amico, ma comunque più capace e confacente alle necessità del Paese, forse avremmo evitato questo spiacevole cul de sac in cui, oggi, si trovano l’Italia e le sue Istituzioni.

Peraltro, trascorso ormai un anno, non si è fatto pressoché nulla, da parte delle opposizioni, per creare un’alternativa credibile alla narrazione che le forze del sovranismo – populista nostrano hanno sciorinato in questi mesi. Anche singole personalità, di per se preparate e credibili, hanno dimostrato diverse ingenuità, oltre alla completa ignoranza delle regole base della politique politicienne, auspicabilmente da non seguire quando si è al Governo, ma indispensabili quando ci si confronta nell’agone politico ed elettorale.

Vista la tempesta perfetta che pare addensarsi sull’Italia, sempre più nave sanza nocchiere in gran tempesta (definizione di alcuni secoli fa del sommo poeta, evidentemente ancora attuale) non ci rimane che sperare nelle prerogative del Capo dello Stato e nella sua sensibilità politica; come hanno acutamente suggerito, in recenti interviste, Rino Formica ed Emanuele Macaluso.
Mi permetto di fare, tuttavia, una mera constatazione, peraltro alquanto schematica: alle elezioni del 4 Marzo 2018, la prima coalizione, in termini di voti e percentuali raccolte, è stata quella del Centrodestra, con il 37,5%; nelle due Camere, Montecitorio e Palazzo Madama, la maggioranza relativa, è dei gruppi che si riconoscevano nel Centrodestra, avendo presentato, a suo tempo, un programma comune, mai disconosciuto da alcuno dei contraenti (Lega, FI e FDI) anzi sempre rivendicato; in tutte le consultazioni elettorali successive, si pensi alle diverse Elezioni Regionali, il Centrodestra si è presentato unito ed è risultato vittorioso; alle ultime Europee Lega, FDI e quel che resta di FI, hanno raccolto il 49,5% dei consensi popolari.

Se, dopo la caduta dell’infausto Governo Conte, è quindi corretto cercare una maggioranza alternativa in Parlamento, prima di procedere allo scioglimento delle Camere, si parta dal campo del Centrodestra, dalle sue figure politiche di riferimento e dalle sue personalità più rappresentative; sono sicuro che non mancheranno qualche decina di Deputati e Senatori che sapranno trovare ragioni nobili o pratiche per sostenere tale Esecutivo.
Evitando elezioni sicuramente traumatiche, che potrebbero modificare pesantemente gli equilibri parlamentari, si darebbe a Salvini quello che chiede, anche se in una forma più edulcorata, la possibilità di guidare legittimamente il Paese (l’Italia, sino a prova contraria, è e resta una Repubblica Parlamentare, in cui i Governi nascono e muoiono nelle Camere); dando così al Capitano l’evidente possibilità di dimostrare e mettere in atto, da subito, già dalla prossima legge di bilancio, le proprie ricette per far crescere l’economia interna e migliorare la vita degli italiani, come chiede insistentemente da diversi mesi.

D’altronde, dopo le elezioni del 4 Marzo 2018, l’unico tentativo del quale non si è avuta pubblica notizia (sulla scia della narrazione mediatica e non reale che le elezioni fossero state vinte dal M5S) fu proprio quello dell’affidamento di un mandato esplorativo per formare il Governo ad un esponente del Centrodestra, verosimilmente della Lega, essendo il primo partito di quella coalizione; soluzione che le attuali opposizioni ragionevoli dovrebbero in qualche modo auspicare, se non agevolare, anche per non ripetere gli errori del recente passato e subirne le ulteriori conseguenze.

Francesco Castria

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