sabato, 31 Ottobre, 2020

CAMBIARE PASSO

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Esito più che scontato, ma stavolta l’incetta di voti della Destra nel Cuore verde dell’Italia è disarmante. Cade anche l’Umbria sotto i colpi del fuoco incrociato, ma ben allineato della Lega e di Fratelli d’Italia in coalizione anche con gli azzurri di Berlusconi che sembrano recuperare il terreno perduto in un posto in cui la sinistra sembra essere stata spazzata via. Per la prima volta poi un’inversione di tendenza, l’astensionismo che si attestava come il grande vincitore di ogni tornata elettorale, stavolta ha ceduto il passo a una grande partecipazione e affluenza alle urne. Gli elettori umbri hanno sfatato l’eterno luogo comune sul disinteresse dei cittadini per la politica. Tra Perugia e Terni rispetto a cinque anni fa l’affluenza è cresciuta del 13 per cento, toccando il 64 per cento.
Ancora una volta poi la destra punta sulle donne: Donatella Tesei è il nuovo governatore della regione centrale. La candidata ha vinto con il 57,55 per cento rispetto al 37,49 per cento racimolato dal candidato del patto tra M5S e centrosinistra Vincenzo Bianconi.

“La sconfitta in Umbria è netta e non ammette appelli”. Ha commentato con un post su Facebook  il segretario del Psi Enzo Maraio. “L’antisalvinismo che ha cementato le forze del Governo nazionale non basta per recuperare la fiducia dell’elettorato. Anzi. Occorrono proposte e progetti chiari, per dare risposte concrete alle esigenze delle persone: dopo i risultati dell’Umbria non è più tempo per il centrosinistra di tatticismi politici. Ci tornano in mente – si legge ancora nel post di Maraio – tutte le perplessità che hanno accompagnato il sostegno al nuovo Governo sin dal suo concepimento. Ma oggi è troppo semplice ricordarlo e non serve. Bisogna cambiare passo e, per il bene del centrosinistra, il Pd o ritorna a dialogare con i suoi naturali alleati ricostruendo una coalizione vera, con parole chiare e programmi concreti, o ci attenderanno altre sconfitte alle prossime elezioni regionali, a maggior ragione se si dovesse ritenere non più proponibile l’alleanza con i 5 Stelle. Per quanto riguarda noi socialisti – ha concluso Maraio – la strada maestra resta il lavoro sulla nostra identità, che va alimentata – ovunque possibile – con liste autonome di partito”.

I veri perdenti però non sono il Pd e la sinistra che appoggiava Bianconi, quanto il M5s che esce con le ossa rotte. Guardando al risultato delle singole liste, è evidente l’affermazione della Lega di Matteo Salvini che arriva al 37 per cento, mentre per contro il suo ex alleato di governo Luigi Di Maio vede il simbolo delle Cinque Stelle precipitare al 7,41 per cento. Dalle urne, quindi, esce un verdetto che apre tanti interrogativi sul fronte politico nazionale, con le possibili ricadute sul governo e nei rapporti tra i partiti che lo sostengono.

Per il il senatore socialista Riccardo Nencini è “facile giudicare dopo il voto, ma alcuni di noi l’avevano detto prima. Parlo dell’Umbria.  Non è credibile un’alleanza tra partiti che si sono sputtanati fino a tre mesi fa.
Non si fa un’alleanza e si propone di estenderla ovunque senza un’idea, un progetto, come hanno fatto Pd e grillini. Non si va come governo a chiudere la campagna elettorale, con tanto di foto proiettata nel futuro, salvo assumere le responsabilità della sconfitta e fare dell’Umbria, erroneamente, un caso nazionale”, spiega Nencini che conclude: “Tre errori, e tutti gravi. Un’ultima cosa, la ripeto. La pancia rancorosa di larga parte del ceto medio italiano e delle fasce più deboli continua a ingrossare la Lega e Fratelli d’Italia. Urge una finanziaria che dia risposte a quel mondo”.

Comunque, nonostante la batosta, il premier minimizza. Per lui, il voto in Umbria è “un test da non trascurare affatto” ma “noi siamo qui a governare con coraggio e determinazione, il nostro è un progetto riformatore per il Paese. Un test regionale non può incidere, se non avessimo coraggio e lungimiranza sarebbe meglio andare a casa tutti”, dice il premier Giuseppe Conte a margine della seconda edizione di “Sindaci d’Italia”, organizzata da Poste Italiane. La sua prima reazione odierna, dopo il distrastroso risultato elettorale per Pd e M5s, è stato citare la canzone “Meraviglioso” di Domenico Modugno “Io in discussione? Non ho niente, ma ho il sole, il cielo e il mare”.
La revenge verde di Salvini fa premere ancora di più l’ex capo del Viminale per il ritorno alle urne. Ma un dato non trascurabile è il sorpasso sui forzisti e l’affermarsi del partito di Giorgia Meloni che tocca la doppia cifra, il 10%.
Con la vittoria della sua candidata, Donatella Tesei, Matteo Salvini non manca di mettere il dito nella piaga e con tanto di ciliegina sulla torta con l’inchiesta del Financial Times sui rapporti tra Conte e il finanziere Mincione, attacca il premier: “Se quello che scrive il Ft fosse solo parzialmente vero, in qualunque paese al mondo ci sarebbero le dimissioni 3 minuti dopo”.
Mentre nel Pd cresce il malumore per un’alleanza che a molti non convinceva nemmeno prima. “La destra estrema stravince in Umbria. L’alleanza giallorossa esce sconfitta senza riuscire a costruire un’argine al dilagare di Salvini. Il voto della protesta grillina mal si amalgama con quello della sinistra riformista di governo. Su questo dato si dovrà riflettere e discutere”, scrive Enrico Rossi, esponente del Pd e presidente della Toscana, una Regione che si prepara al voto per la prossima primavera.

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