lunedì, 26 Ottobre, 2020

Da Bankitalia e Svimez previsioni pessimistiche

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Non basteranno cinque anni per far ritornare l’economia italiana ai livelli precedenti all’inizio della pandemia anche utilizzando il Recovery Fund.
Il capo del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia, Fabrizio Balassone, in un’audizione alla Camera, ha affermato: “Le risorse del Recovery fund potrebbero sostenere l’economia italiana con una crescita di circa il 3% entro il 2025 e 600mila occupati in più”.
Balassone ha anche detto: “Via Nazionale ha fatto due simulazioni basate su scenari che presuppongono che i fondi disponibili per l’Italia, che si assumono pari a 120 miliardi per i prestiti e a 87 per i trasferimenti, siano usati pienamente e senza inefficienze, con una distribuzione della spesa uniforme nel quinquennio 2021-2025”.
Dunque, la Banca d’Italia ha ammonito che in vista dell’arrivo di risorse del Recovery fund europeo, l’Italia è chiamata a uno sforzo straordinario nell’attività di programmazione e una capacità di realizzazione che non sempre il Paese ha mostrato di possedere soprattutto negli ultimi anni.

 

L’esperto economico ha così descritto le simulazioni fatte da Bankitalia: “Nel primo scenario si ipotizza che tutte le risorse vengano usate per attuare interventi aggiuntivi rispetto a quelli già programmati e che questi riguardino integralmente progetti di investimento. Le maggiori spese ammonterebbero a oltre 41 miliardi all’anno e potrebbero tradursi in un aumento cumulato del livello del Pil di circa tre punti percentuali entro il 2025, con un incremento degli occupati di circa 600mila unità. Questo scenario presuppone uno sforzo notevole in termini di progettazione e di capacità di esecuzione degli investimenti: si tratterebbe di raddoppiare la spesa effettuata nel 2019 (40,5 miliardi; tra il 2000 e il 2019 la spesa media annua per investimenti è stata pari a 43,5 miliardi, risultando sistematicamente inferiore a quella programmata, anche per la difficoltà di preparare e gestire i progetti). Nel secondo scenario si ipotizza che una parte rilevante delle risorse, pari al 30%, venga usata per misure già programmate e che la parte rimanente venga destinata solo per circa due terzi a finanziare direttamente nuovi progetti di investimento. Sotto queste ipotesi gli interventi aggiuntivi ammonterebbero a circa 29 miliardi all’anno, di cui solo 19 per investimenti. L’impatto cumulato sul livello del Pil raggiungerebbe quasi due punti percentuali nel 2025”.

Nelle migliori delle ipotesi, dopo cinque anni l’Italia dovrebbe ancora recuperare circa sei punti percentuali del Pil perso nel 2020.

 

Anche lo Svimez fa previsioni pessimistiche. Il direttore dello Svimez, Luca Bianchi, nel corso di un’audizione in Commissione Bilancio della Camera, ha detto: “La crisi italiana è di lungo periodo, le nostre previsioni stimano un calo del Pil nazionale del 9,3% in linea con stime governo. Questa crisi nel 2020 avrà un impatto forte in tutte le aree del Paese, con un calo del Pil stimato al 9,6% nel Centro-nord e dell’8,2% nel Sud. Anche qui ci sarà una crisi più forte sull’occupazione con un calo previsto del 6% a fronte del meno 3,5% del Centro-nord”.

Secondo Bianchi: “Questo vuol dire che su una stima di un milione di posti di lavoro che si possono perdere nel 2020 circa 400 mila sono collocati nel Mezzogiorno. Quindi, i dati confermano che l’impatto sociale della crisi potrebbe essere più forte di quello economico. E’ interessante rilevare però cosa accade secondo il nostro modello nel 2021. Queste stime sono state effettuate considerando l’impatto economico delle misure messe in atto dal governo fino ad agosto 2020, però ovviamente non tengono conto dell’impatto del Recovery fund. Ciò che allarmerebbe è che si torna sostanzialmente al quadro economico territoriale che c’era prima della crisi. Cosa vuol dire? Che nel Mezzogiorno la fase di ripresa sarebbe molto meno forte che nell’altra parte del Paese. Lo Svimez, infatti, stima per il 2021 una crescita sostanzialmente più che dimezzata nel mezzogiorno che quindi recupererebbe soltanto un quarto del Pil perso nel corso del 2020”.

 

Luca Bianchi ha aggiunto: “E’ evidente l’esigenza di formulare un piano di rinascita del Paese, che proponga una realistica prospettiva di sviluppo equilibrato. Riteniamo perciò pericolosamente illusoria l’ipotesi, ventilata più o meno esplicitamente, di privilegiare un uso delle risorse europee in arrivo ai fini di una intensa ed accorta manutenzione e revisione del sistema vigente, minato in qualche misura a ripristinare la normalità di prima. Una simile scelta richiederebbe di confermare la lunga stagnazione sperimentata dalla nostra economia”.
Gli entusiasmi per i miglioramenti economici di breve e brevissimo periodo sono soltanto illusori, ma si prestano a strumentalizzazioni politiche di comodo.

 

Salvatore Rondello

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