mercoledì, 20 Gennaio, 2021

Da Hermès a Prada, ecco le maison più inclusive d’Europa

0

Sostenibilità, diversità e inclusione. Sono questi i tre grandi temi che stanno cambiando l’industria del fashion e che sono destinati a cambiarla ancora in modo massiccio nel futuro. Nonostante in ritardo rispetto ad altri settori, negli ultimi due anni anche l’universo della moda ha messo in testa alle sue priorità il tema dell’inclusione, annunciandol a nomina di responsabili con il compito di vigilare sulla diversità all’interno delle aziende.
Ne è la prova la seconda edizione del ranking annuale Diversity Leaders, promosso dal Financial Times con la collaborazione di Statista, società tedesca leader a livello internazionale nel campo delle ricerche di mercato, che da aprile ad agosto 2020 ha diffuso un questionario dedicato rivolto a 100mila dipendenti di 15mila aziende di 16 Paesi Europei: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Spagna, Svezia e Svizzera.

 

Il tema della diversità e dell’inclusività è già da tempo al centro delle compagnie statunitensi, dove la sensibilità su questi argomenti è più accentuata per ragioni di composizione sociale. Ma anche in Europa il vento della diversità e del cambiamento ha iniziato a soffiare e a farsi sentire.
Nella parte alta della classifica troviamo Hermès, che ha conquistato la quinta posizione, facendo un balzo in avanti rispetto a un anno fa, quando si era classificato 575esimo su 700. Subito sotto, al sesto posto, si piazza Giorgio Armani, la prima delle 35 aziende italiane a comparire nel ranking.
Nella top 100 entrano Prada, al numero 57, e Hugo Boss, al 97. Lo scorso ottobre la griffe italiana ha ingaggiato Malika Savell come responsabile della diversità, equità e inclusione per il Nord America. In rappresentanza dell’Italia nelle prime 100, al 71esimo posto, si trova la società di beauty Kiko Milano, mentre al numero 111 compare il gruppo Benetton e al 711 il Gruppo Calzedonia.
Tra le 850 aziende più inclusive non compare un colosso come Lvmh, anche vi compaiono alcuni marchi del gruppo, come Sephora in 49esima posizione e Louis Vuitton in 161esima. L’altro colosso della moda, Kering, si classifica invece solamente a un misero 715esimo posto, in quanto l’analisi sottolinea che il gruppo francese ha lavorato con impegno sul gender gap, aumentando il numero di donne nel suo consiglio d’amministrazione, ma ha performance meno brillanti sul fronte “età” ed “etnicità”.

 

Diversity Leaders prende in considerazione la percezione che i dipendenti hanno dell’inclusività delle aziende, così come gli sforzi fatti per promuovere vari aspetti della diversità relative a età, genere, equità, etnia, disabilità e orientamento sessuale, ed è stata svolta in un momento in cui la pandemia a livello globale ha cambiato le modalità di lavoro e costretto milioni di persone a lavorare a distanza con nuove modalità. Al fine di perfezionare l’analisi, oltre alle dichiarazioni dei dipendenti sono stati coinvolti anche i referenti delle risorse umane di ogni società.

 

Andrea Malavolti

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply