venerdì, 14 Agosto, 2020

DA UN COLLE ALL’ALTRO

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Renzi-Montecit-Quirinale

Il disegno di legge di Stabilità è arrivato al Quirinale. Lo si apprende dall’Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica: “E’ arrivato il testo al Quirinale in attesa di bollinatura da parte della Ragioneria Generale dello Stato, adesso oggetto di un attento esame essendo per sua natura un provvedimento molto complesso”.
Questo dopo una giornata infinita di ritocchi e limature per la manovra finanziaria varata giovedì scorso dal Consiglio dei ministri e da presentare al Quirinale per l’atteso via libera. Ancora oggi vi erano erano diversi “i dettagli da mettere a punto», hanno spiegato al Tesoro, ma per essere ‘dettagli’, assorbono un po’ troppo tempo. Certo è che il Consiglio dei ministri, una settimana fa, ha approvato al massimo una ‘bozza’, per non dire una risma di fogli quasi in bianco (e non è la prima volta). D’altra parte solo dopo la firma del presidente Napolitano – che pretende una versione definitiva e non un happening di conti – inizierà la sessione di bilancio del Parlamento. Ma lo scoglio non è al Quirinale e neppure in Parlamento. Il vero problema è che la manovra deve passare un altro esame: quella della Commissione europea che, pare, la considera rischiosa per la tenuta dei conti e ci sta chiedendo correttivi, il tutto complicato dal cambio al vertice tra il ‘rigido’ Barroso e il più ‘morbido’ (forse) Juncker e dunque dal cambio di atteggiamento in merito alla famosa ‘flessibilità’.

“L’Europa – ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio – fa le sue osservazioni come è giusto che sia e come fa per tutti i Paesi. Noi non ci sentiamo sotto esame. Ci sentiamo parte dell’Europa e siamo molto fiduciosi”. Con questa manovra verranno restituiti “più di 18 miliardi in termini di riduzione di tasse e soprattutto di sostegno al lavoro e ai ceti medio-bassi”.

La Commissione, ha spiegato il portavoce del commissario agli affari economici Jyrki Katainen, dovrà esprimere il suo parere entro il 30 novembre. Poi ha eventualmente una settimana di tempo per chiedere ai Governi più dettagli sulla legge di bilancio. Poi entro il 30 ottobre deve valutare l’entità di eventuali scostamenti dalle indicazioni europee, e nel caso li reputi gravi, rimandare indietro la legge chiedendone modifiche. Ancora non è chiaro se un’eventuale richiesta di maggiori informazioni sarà resa pubblica oppure no anche se indiscrezioni in questo senso anticipavano la soluzione di una lettera con richiesta di chiarimenti spedita a Palazzo Chigi che esaurirebbe la questione. La Commissione in questa fase, tiene un certo riserbo anche perché non vuole rischiare di inviare segnali che potrebbero essere fraintesi in quanto chiedere ulteriori dettagli non porta automaticamente alla bocciatura della legge di stabilità.

Nella giornata della presentazione della manovra al Quirinale arrivano dati positivi sul dell’industria ad agosto che torna leggermente a crescere, segnando un +0,4% su luglio. Lo ha rilevato l’Istat, spiegando allo stesso tempo che l’incremento si deve soprattutto al mercato estero (+3%), mentre su quello interno si registra una flessione (-1%). Su base annua, l’indice (corretto per gli effetti di calendario) mostra una flessione del 2,3%. Anche in questo caso, ad essere negativi sono i dati riferiti al mercato interno (-4,4%), mentre crescono quelli dell’estero +1,8%. Nella media degli ultimi tre mesi l’indice complessivo del fatturato dell’industria che è diminuito dell’1,1% rispetto al trimestre precedente, segnando un calo del 2% per il fatturato interno e un aumento dello 0,7% per quello estero. Comunque un trend che è stato interrotto.

Ma è pure la giornata della protesta. Quella della Cgil che si prepara alla manifestazione del 25 ottobre contro le politiche del governo. “Siamo convinti – ha detto il leader della Cgil Susanna Camusso – che sarà una grande manifestazione, c’è una grande attenzione che va ben oltre i nostri iscritti. Sabato sarà l’inizio di una stagione di mobilitazione perché non ci rassegniamo al fatto che la strada per l’uscita dalla crisi sia quella della riduzione dei diritti”. Una manifestazione che potrebbe avere numeri importanti: secondo un sondaggio realizzato da Tecnè per il sindacato guidato da Susanna Camusso potrebbero arrivare a Piazza San Giovanni a Roma un milione di persone. Resta sullo sfondo l’ipotesi dello sciopero generale, che nei giorni scorsi la Camusso non ha escluso, augurandosi che anche Cisl e Uil si uniscano alla protesta contro il governo.

Nell’offensiva mediatica della CGIL è entrato anche un filmato su Youtube, un ‘cinegiornale’ che fa il verso al Presidente del Consiglio con un paragone che non gli farà piacere, nientemeno che Mussolini. Un risultato evidente della gravità dello scontro in corso tra Matteo Renzi e il più forte dei sindacati italiani, la CGIL, uno scontro di violenza inedita nell’Italia repubblicana, destinato forse a produrre solo un mucchio di inutili rovine.

Continua il malumore delle Regioni che hanno già chiesto un incontro con il governo. Secondo la stima delle Regioni, fatta dal coordinatore degli assessori al Bilancio, Massimo Garavaglia (Lombardia) oltre ai 5,8 miliardi di tagli (tra Salva-Italia, dl Irpef e legge di Stabilità 2015) le Regioni dal prossimo anno dovranno far fronte anche a un calo del gettito di 450 milioni per effetto del taglio dell’Irap proposto dal governo Renzi. Il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino ha affermato che “il dialogo con Renzi lo faccio a testa alta. Anch’io sono a favore della legge di stabilità e lavoro per rendere sostenibile questa manovra. Se ci saranno le condizioni si troverà l’accordo, altrimenti ognuno si assumerà le proprie responsabilità”. Mentre il Presidente del Veneto Luca Zaia è tornato a parlare dei 4 miliardi di tagli preoccupandosi soprattutto della loro distribuzione. “Non c’è composizione che possa escludere un criterio di equità: risparmiare possono tutti e le Regioni possono dare il loro contributo al risanamento dei conti, ma se non si comincia da chi spreca e ha sprecato in passato, applicando la legge, e cioè i costi standard, il no del Veneto rimane forte e chiaro, così come la volontà di impugnare la legge di stabilità di fronte alla Consulta”. Molto critico anche il governatore della Puglia Nichi Vendola per il quale “siamo di fronte ad una manovra sbagliata. Vorrei anche dire che per le Regioni si tratta semplicemente di far saltare i contratti del trasporto pubblico locale, con milioni di pendolari a terra, significa far saltare il finanziamento dei piani sociali di zona, cioè la rete dei servizi sociali, significa far saltare le borse di studio per gli studenti, significa far saltare il contributo fitto per le famiglie indigenti. Significa tutte queste cose concrete e certamente fare tagli consistenti delle spese sanitarie. Io non sono capace di fare le nozze con i fichi secchi”.

Preoccupazioni sono arrivate anche dalle associazioni dei consumatori. Infatti secondo i calcoli di Adusbef e Federconsumatori “la manovra da 36 miliardi che promette un taglio a tasse e spesa, oltre ad infliggere l’ennesimo colpo allo Stato Sociale, nasconde l’ennesima stangata sui consumatori che potrebbe essere stimata in circa 606 euro per ogni famiglia”.

Ginevra Matiz

 

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