giovedì, 21 Marzo, 2019

Da un regime all’altro, Le leggi antiebraiche, Il “non letterato” Leonardo, Le macchine pensanti, La lettura sopravviverà

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SFORBICIATE LIBRI – Sono trascorsi quarant’anni dalla rivoluzione khomeinista in Iran . L’evento è stato celebrato a Teheran, con le solite manifestazioni antiamericane promosse dal regime, mentre a Parigi gli esuli e i dissidenti iraniani manifestavano contro il regime clericale degli ayatollah che da quattro decenni governa l’Iran con pugno di ferro. Abbiamo ricordato questo scenario politico perché uno scrittore persiano, Kader Abdolah,che vive in Olanda,ha scritto un bellissimo libro (“Uno scià alla Corte d’Europa” ,Iperborea) per rievocare i fasti ( ma anche i nefasti) del despota iraniano, sovrano di un regno millenario, ma retrogrado. Lo racconta attraverso la descrizione di un viaggio in Europa di questo monarca, vecchio amico degli zar e della regina Vittoria. L’autore fa il ritratto di un re affascinato dal modernismo dell’Europa ma incapace di rinnovare il suo grande paese. Un libro intricante, curioso,scritto “nella lingua della libertà”,da uno scrittore rifugiato politico che ha combattuto il governo dello scià, ma anche quello totalitario di Khomeini e dei suoi successori che opprimono il popolo iraniano .

Fabio Isman è un giornalista rigoroso, noto per le sue inchieste sulla tutela dei beni culturali. Nell’ultimo suo saggio (“1938,l’ltalia razzista”, il Mulino) si occupa di un tema totalmente politico, strettamente collegato alla Shoah . Infatti, l’argomento centrale sono i documenti della persecuzione contro gli ebrei italiani(1938- 1945). Dal 1938 oltre 400 provvedimenti furono i provvedimenti antiebraici di crescente gravità: gli israeliti non potevano possedere una casa, un’impresa, un lavoro, neppure degli oggetti. Veniva attuata una sistematica spoliazione di ogni proprietà ,con confische, equivalenti a oltre 150 milioni di euro odierni. Una indagine è stata compiuta nel 1998 da una Commissione (presieduta da Tina Anselmi),ma resta ancora molto da fare. E non solo nel campo della restituzioni dei beni e degli indennizzi economici. Quello che conta,osserva la senatrice a vita Liliana Segre, nella sua prefazione, “è un lavoro di lunga lena, approfondito e diffuso “. In altre parole ,è importante “il processo di formazione di un’adeguata coscienza civile” che riesca a coinvolgere le istituzioni, gli intellettuali, i mezzi di comunicazione, i politici, la scuola, l’università… “Solo così potrà essere debellata quella indifferenza che personalmente ho sempre considerata il male peggiore, più insidioso, forse il più doloroso per noi vittime della persecuzione e testimoni della tragedia”.

Quest’anno si ricorderà molto la morte di Leonardo, cinquecento anni della sua scomparsa (nel 1529 ad Amboise,in Francia,dove si trova la sua tomba). Una piccola, ma superattiva casa editrice di Empoli (Ibiskos Ulivieri) ha pubblicato gli “scritti scelti” di Leonardo, con testi di Giuseppe Torchia (sindaco di Vinci), di Dario Parrini, Romano Nanni e Valdo Spini. Tutti sanno che Leonardo era un grande scienziato, un artista impareggiabile, un “genio universale”, ma lui stesso riconosceva di non essere un “litterato”,si considerava cioè un “omo sanza lettere”. Per questa ragione non ha lasciato libri ,ma solo una grande quantità di appunti, disegni ,abbozzi di ogni genere, una sorta di “enorme zibaldone”. Da questi manoscritti si trovano testi legati alla tradizione orale e popolare, proverbi, indovinelli e il bestiario. Abbiamo così scoperto dove ha copiato Giampaolo Pansa il nome della sua storica rubrica di commenti e approfondimenti .

Parliamo adesso di intelligenze artificiali, dopo aver letto il saggio del bioingegnere (nonché docente all’Università Gregoriana) Paolo Benanti. Il libro, “Le macchine pensanti” (Marietti editore),solleva problemi etici determinati dall’incessante sviluppo delle tecnologie più avanzate, del digitale e dei robot . La domanda chiave è infatti la seguente: che cosa accade quando non sono gli esseri umani, ma le macchine a prendere le decisioni ? In altre parole, le innovazioni tecnico-scientifiche si possono valutare positivamente solo se sono orientate a un progresso dal volto umano ? C’è poi da aggiungere quale sistema di controlli sono necessari e da quali autorità perché vengono rispettate rigorosamente le regole stabilite ? Il dibattito su questi temi è appena cominciato, ma quello del prof.Benanti ci sembra un contributo di base molto importante.

Chiudiamo con un libro di Giuseppe Marchetti Tricamo, autore di un libro suggestivo e coinvolgente, “Il tempo dilatato” ( Ibiskos Ulivieri) . Marchetti è stato dirigente della Rai ,direttore della casa editrice Rai-Eri e ,in tempi più recenti direttore del mensile “Leggere:tutti”.Ha quindi molta esperienza di letteratura, di libri e, più in generale, di carta stampata. In questo libro, di 380 pagine, riassume le motivazioni della crisi dell’editoria italiana, della lettura, delle trasformazioni nel mondo dell’informazione e della comunicazione degli ultimi due decenni .L’autore rivive con grande passione, ma anche con sofferenza e rassegnata constatazione l’evoluzione dei bisogni culturali di tutti coloro che ancora leggono e che aspirano ancora a farlo, nonostante la travolgente invasione dei computer, dei cellulari e degli altri “aggeggi del diavolo”, come definiva mio nonno tutti i prodotti tecnologici della comunicazione. Concordo pienamente con l’amico Marchetti con una brillante definizione di Umberto Eco, utilizzata come distico: “ Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita : la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni : c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposo Lucia, quando Leopardi ammirava l’Infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro”.

Aldo Forbice

 

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