martedì, 27 Ottobre, 2020

Dal BR al Renzi a Cinque stelle?

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Dopo la legge BR (Berlusconi e Grillo), ogni riferimento ad altre sigle è puramente casuale, adesso si profila la nuova legge Renzi a Cinque stelle, ogni riferimento ad altre stelle con cinque punte sarebbe solo provocatorio. Cioè si passa da un alleato ad uno opposto come se fosse la stessa cosa. Si cambia sostanzialmente la vecchia intesa con la nuova, con contenuto diverso, nella più assoluta indifferenza. Questo non mi piace del renzismo. Non il Jobs act che è la legge migliore di questo governo, quella che avremmo dovuto fare noi socialisti se fossimo ancora in carne, quella che allarga i diritti del mondo del lavoro e che protegge chi non era protetto. Non mi piace questo pressappochismo nel disegnare un nuovo ordine istituzionale.

“Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”, recita un vecchio adagio. Renzi si sente talmente forte da trasformare a suo piacimento gli interlocutori o piuttosto é interessato solo a portare a casa un risultato, qualunque sia? I suoi frequenti paragoni col calcio, che è fatto di risultati, mi portano a optare per questa seconda ipotesi. Renzi vuole portare a casa i tre punti. È interessato solo a cambiare il Consultellum perché votando con questa legge la sua vittoria sarebbe dubbia. Gli va bene sia la lista bloccata come nell’Italicum, sia la lista sbloccata con le preferenze (al 70 o al 100 per cento non importa). Gli va bene il premio alla coalizione (che sia al 35, al 37 o al 40 gli è indifferente) o alla prima lista (con soglia, senza senza soglia, con ballottaggio tra le prime due non importa), gli va bene lo sbarramento al 3, al 4 o al 5 per cento, perché no?

Berlusconi nicchia e Renzi si rivolge a Grillo. D’altronde se i due forni valevano per Andreotti perché non possono valere per lui, che in fondo del partito di Andreotti è anche un po’ l’erede? Grillo, sarebbe meglio dire Di Maio, che è colui che ha lanciato la nuova politica di attenzione verso il Pd, osteggiata da Grillo, vuole il premio di lista e le preferenze? E diamogliele, santo cielo. La verità è che Renzi vuole una legge elettorale subito non perché voglia andare subito al voto, ma perché può essere credibile se lo paventa. Berlusconi, che è alle prese con la lotta interna scatenatagli da Fitto e da molti parlamentari che si sentono ormai senza poltrona, non può permettersi di offrirgli questa opportunità. Dunque sulla legge elettorale si gioca una partita importante.

Bisogna pur ricordarne il tragitto. Alla Camera è stato approvato, col voto fondamentale di Pd e Forza Italia, il testo del cosiddetto Italicum, che ancora non è approdato al Senato. Quando vi approderà potrebbe essere sostanzialmente cambiato e votato magari dallo schieramento opposto, col perno centrale del Pd. Tornerà poi alla Camera dove la maggioranza che lo aveva varato sarà sostituita da una nuova maggioranza. È un tragitto che non ha precedenti. Non so se la scelta della procedura sia questa o piuttosto quella di lasciar decadere l’Italicum, senza inscriverlo all’ordine del giorno del Senato, e di ricominciare dalla Camera con un nuovo testo. Resta il fatto che mentre viaggia dal Senato alla Camera la riforma di Palazzo Madama, ma dovrà tornare al Senato e poi ancora alla Camera per diventare legge, l’Italicum, dopo l’approvazione alla Camera, è adesso bloccato al Senato. Si rischia un clamoroso autogol, per usare il termine preferito da Matteo, che vuole passare dagli annunci alle decisioni.

Di più. Se la legge sul Senato, che è legge costituzionale, non verrà approvata definitivamente in quarta lettura, si rischia di votare anche per il Senato, dove la legge non c’è, perché l’Italicum affronta solo la procedura elettorale per la Camera, essendo quella del Senato inserita in Costituzione. Bel grattacapo, Matteo. Un consiglio. Porta un Renzellum con collegi o preferenze, sbarramento al 3 per cento, premio di maggioranza alla coalizione che superi il 50 per cento, altrimenti ballottaggio tra le prime due con possibile recupero di seggi anche per i partiti che non hanno superato lo sbarramento al primo turno e che fanno parte della coalizione vincente, per non consentire che il voto, magari determinante, di alcune liste sbarrate sia attribuito ad altre. È una proposta di buon senso che potrebbe innanzitutto mettere d’accordo la maggioranza. Perché tra Berlusconi e Grillo esiste anche una maggioranza. O sbaglio?

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