martedì, 7 Aprile, 2020

Dalla Bce 750 miliardi contro la crisi economica

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Per contrastare l’emergenza della crisi economica innescata dal ‘coronavirus, la Banca Centrale Europea è scesa in campo con un nuovo quantitative easing di 750 miliardi di euro di titoli da acquistare. La Banca centrale europea, dopo una lunga conference call dei governatori in notturna, è andata al contrattacco per sconfiggere il crollo delle Borse ed il rialzo degli spread che rischiava di mettere in discussione le basi dell’euro.
La presidente della Bce Christine Lagarde, questa volta ha spiegato: “Tempi straordinari richiedono azioni straordinarie. Non ci sono limiti all’impegno della Bce per l’Euro”. Con questa frase, ha confermato, il ‘whatever it takes’ di Mario Draghi che proprio Lagarde, deludendo i mercati, non aveva voluto far propria la settimana scorsa.

Dopo una giornata altalenante che aveva visto lo spread italiano schizzare fino a oltre 320 punti fra dichiarazioni contrastanti che avevano costretto Francoforte a prendere posizione, in un clima di guerra finanziaria, la Bce ha fatto nascere il ‘Pandemic Emergency Purchase Programme’. Il nuovo quantitative easing mira a mettere all’angolo i mercati e dare ossigeno a famiglie e imprese tenuto conto che i 120 miliardi in più decisi la scorsa settimana sono risultati deludenti.
Con la nuova sigla ‘PEPP’, la Bce comprerà titoli pubblici e privati, inclusi i titoli greci e i ‘commercial paper’ come ha annunciato la Fed: le cambiali, i prestiti a breve che tengono in vita molte aziende e che l’effetto dirompente del coronavirus sta mandando in tilt. In una nota dell’Istituto centrale europeo si legge: “Una montagna di soldi che verrà utilizzata finché la Bce non giudicherà che la crisi del Covid-19 è finita, ma in ogni caso non terminerà prima di fine anno”.

Se resterà il criterio della ‘capital key’ che vorrebbe acquisti commisurati al peso di ciascun Paese nel capitale della Bce, saranno permesse “fluttuazioni nella distribuzione dei flussi di acquisto nel tempo, fra classi di asset e giurisdizioni”. Significa che gli acquisti saranno finalizzati a far crollare lo spread dei Btp o dei titoli francesi. A costringere la Bce ad agire, è stata l’impennata dello spread italiano sopra 320, nonostante l’Eurotower, tramite Bankitalia, da giorni stesse comprando Btp a pieno ritmo. Segno che tra gli investitori stava maturando la convinzione di un rischio per l’Italia avviata verso un calo del Pil 2020 fra -6 e -10%, con l’innalzamento del debito che arriverebbe velocemente verso il 150, o forse 160% del Pil, creando una pericolosa spirale.
Nel giorno in cui la cancelliera tedesca Angela Merkel ha parlato di “una sfida storica, la più grande dal dopoguerra”, a spingere per la riunione d’emergenza è stato anche il governo francese, con il ministro delle Finanze Bruno Le Maire che aveva chiesto un intervento “veloce e massiccio” e il governatore della Banca di Francia Francois Villeroy che aveva anticipato un’azione “assolutamente determinata”.

In questi giorni è avvenuto, che accanto allo spread italiano, si sono allargati anche i differenziali dei paesi ‘core’, come Francia e Olanda, e la preoccupazione di una estensione a tutti gli altri Paesi dell’Unione europea tra cui la Germania. Dunque, il coronavirus rischiava di rimettere in discussione, almeno nella testa degli investitori, la tenuta dell’Eurozona. La mossa sarebbe stata dettata da stime d’impatto del virus che prevedono quest’anno un calo del Pil dell’Eurozona attorno al 5%. Queste valutazioni, di fatto, hanno inficiato il Consiglio direttivo all’Eurotower della scorsa settimana, accolto male dagli investitori, ma anche dall’Italia per la frase inopportuna della Lagarde “non siamo qui per chiudere gli spread”. A questa frase il Presidente Mattarella ha reagito con una vibrata protesta.
Quest’ultima mossa, di fatto, toglie le castagne dal fuoco, per ora, ai governi, che ancora non hanno deciso come usare il fondo di salvataggio ‘Mes’, a cui Lagarde aveva chiesto di spingere sulla leva dello stimolo di bilancio. Resta da vedere l’accoglienza dei mercati: la Fed, dopo aver dispiegato una potenza di fuoco simile, nella giornata di ieri si è vista rispondere con un tonfo di Wall Street di oltre il 6%.
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha così commentato la decisione della Bce: “L’Europa batte un colpo! Forte, sonoro, adeguato alla gravità dell’emergenza sanitaria che stiamo affrontando e dello shock economico che ne consegue. Bene la BCE”.
Supponendo che le misure adottate dal governo italiano lunedì scorso per affrontare l’emergenza Covid-19, e la recessione che l’epidemia causerà, comportino un aumento del 20 per cento del rapporto debito/PIL (probabilmente una stima per eccess). Per stabilizzare il rapporto debito/PIL a quel livello, più elevato, sarebbe necessario un aumento del saldo primario dello 0,2 per cento del PIL. È difficile credere che ciò sia impossibile. E se gli investitori non fossero d’accordo con l’analisi di cui sopra e chiedessero tassi più alti sui titoli italiani (come hanno fatto negli ultimi giorni)? L‘Italia cadrebbe in un “cattivo equilibrio” cioè una situazione in cui le loro aspettative si auto-realizzano. E il debito italiano diverrebbe insostenibile. Ma questo dovrebbe essere evitato. Finalmente, le reazioni dei mercati alle decisioni della Bce finalmente sono positive, ma potrebbero essere di breve durata, se le politiche monetarie saranno accompagnate da politiche economiche più ampie.
Tuttavia, il fenomeno del coronavirus sta delineando la fine del ‘neoliberismo’ per un ritorno a politiche keynesiane. Dunque, in prospettiva, ci sarebbero tutte le condizioni per un ritorno alla realizzazione delle politiche socialdemocratiche miranti alla costruzione di un nuovo benessere sociale diffuso e globalizzato.

Salvatore Rondello

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