venerdì, 22 Novembre, 2019

Incontro al Cnel: dall’autunno caldo allo Statuto dei lavoratori

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‘Dall’Autunno Caldo allo Statuto dei Lavoratori’ è il tema del convegno che si è svolto oggi al CNEL a Roma per iniziativa delle Fondazioni Bruno Buozzi, Giulio Pastore e Giuseppe di Vittorio. Sono intervenuti il presidente del CNEL, Tiziano Treu, Simona Colarizi, Stefano Musso, Gian Primo Cella, Cesare Annibaldi, Giorgio Benvenuto e Aldo Carera nel ruolo di moderatore.
Il seminario di stamane è il primo di tre eventi che si svolgeranno per ricordare lo Statuto dei Lavoratori dopo cinquanta anni dalla sua promulgazione. Gli altri due eventi si svolgeranno sempre al CNEL nel mese di febbraio ed in quello di maggio.
L’obiettivo degli organizzatori è quello di porre le basi per un circuito divulgativo nelle scuole sui diritti dei lavoratori.

Il 20 giugno del 1969, il Consiglio dei ministri annunciava la presentazione in Parlamento del disegno di legge sullo Statuto dei Lavoratori con un comunicato dove si legge: “Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, Sen. Brodolini, uno schema di disegno di legge recante norme sulla tutela della libertà, sicurezza e dignità dei lavoratori nei luoghi di lavoro.
Il provvedimento, dal titolo primo, sancisce la piena libertà dei lavoratori di manifestare il proprio pensiero e disciplina alcune pratiche aziendali che possono risolversi in una limitazione della libertà e della dignità del lavoratore: le ispezioni personali del lavoratore, l’uso di certi tipi di controllo, quali l’affidamento della vigilanza a guardie giurate e i circuiti televisivi, i controlli medici sulle assenze per malattia e le sanzioni disciplinari.
Nel titolo secondo, riguardante la garanzia delle libertà sindacali, viene sancita la nullità di qualsiasi atto o patto diretto sia a subordinare l’occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non ad un sindacato, sia a licenziare il lavoratore per motivi sindacali o per aver partecipato a scioperi. Viene vietata la concessione di trattamenti economici di favore aventi carattere discriminatorio.

Il provvedimento colpisce inoltre le discriminazioni per motivi sindacali, politici o religiosi, garantendo, mediante un adeguato sistema sanzionatorio la riassunzione, in caso di licenziamento.
Con il titolo terzo viene promossa l’attività del sindacato nell’impresa, conferendo alle associazioni sindacali aderenti alle Confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale, nonché alle associazioni sindacali o provinciali di lavoro applicate nell’impresa, la libertà di costituire rappresentanze sindacali aziendali. A tutela dei dirigenti di questa rappresentanza sono riconosciuti garanzie e diritti particolari.
Alle rappresentanze sindacali aziendali sono assicurati il diritto di affissione, il diritto di riscuotere contributi sindacali, la possibilità di usufruire di locali messi a disposizione dal datore di lavoro. Particolare disciplina viene data al diritto di assemblea ed al potere di indire referendum fra i lavoratori.
Nel titolo quarto sono previste procedure per la repressione della condotta antisindacale.
Il titolo quinto, infine, sanziona penalmente l’inosservanza di talune disposizioni poste a garanzia della personalità del lavoratore”.
Da tutti gli interventi è emerso che fu una grande riforma dettata dalla politica riformista del socialismo italiano.

Durante il suo intervento, il presidente del Cnel ha ricordato il periodo storico in cui fu varato lo Statuto dei lavoratori preceduto da lotte studentesche e lotte operaie. Il prof. Tiziano Treu ha ricordato la profonda innovazione dello Statuto nelle relazioni industriali, nella tutela dei lavoratori e nella dignità. Da giurista del lavoro ha ricordato che lo Statuto dei lavoratori, scritto da Gino Giugni, ha le sue radici nei principi della Costituzione della Repubblica Italiana.
Simona Colarizi, nel suo intervento ha ricordato i fatti di Avola dove lo sciopero dei braccianti agricoli fu represso dalle forze di polizia con violenza. Ci furono morti e feriti. Poco tempo dopo, anche a Battipaglia la repressione delle forze di polizia per uno sciopero provocò morti e feriti. Il movimento di contestazione del sessantotto ha coinvolto tutti i settori del Paese sfociando in estremizzazioni verso il terrorismo. Il movimento di contestazione ha avuto un notevole impulso di cambiamento. La professoressa di storia contemporanea ha ricordato il sorgere dei comitati di base unitari, ma che alla fine i sindacati sono riusciti a ‘cavalcare la tigre’ aiutati dall’emanazione dello Statuto dei Lavoratori.

Stefano Musso ha sottolineato il fenomeno di carattere internazionale della contestazione studentesca ed operaia del sessantotto. Tra le cause ha evidenziato i flussi migratori dal Sud al Nord del Paese, avvenuti velocemente creando situazioni di disagio sociale per le insufficienti strutture abitative e di trasporto. Ha ricordato il ruolo importante svolto dalle aziende a partecipazione statale che firmavano per primi i contratti collettivi di lavoro. Sull’applicazione dello Statuto non mancarono le opposizioni della classe imprenditoriale. La crisi del Paese in quegli anni, per Musso fu “una crisi di crescita”. Sulla spinta di quel grande movimento di protesta, iniziò la grande stagione delle riforme che oltre allo Statuto dei Lavoratori vide realizzarsi la riforma sanitaria, della scuola dell’obbligo, del nuovo diritto di famiglia, le leggi sul divorzio e sull’aborto che si sono affermate con due grandi referendum partecipativi. L’affermazione di tutte queste riforme non avvenne in modo scontato, ma fu oggetto di conflitti ed aspre lotte combattute in tutti i modi.
Gian Primo Cella, nel suo intervento, ha affermato che l’autunno caldo è stato un grande momento di effervescenza collettiva. I sindacati si ponevano il problema di come legare la mobilitazione dall’alto con quella proveniente dal basso. Ha ricordato la definizione data da Francesco De Martino di “sequenza causale”. Lo Statuto dei Lavoratori facilitò il superamento delle divisioni sindacali verso l’unificazione e la concertazione.
Cesare Annibaldi, ricordando la sua esperienza personale nella Fiat da sindacalista della Cgil, si è soffermato sullo scontro con le imprese che non volevano l’interferenza dei sindacati sui programmi di sviluppo aziendale.

Giorgio Benvenuto ha concluso i lavori ricordando l’importanza del ruolo svolto da Giacomo Brodolini in quegli anni di grandi trasformazioni, in cui si viveva con il terrorismo degli estremismi opposti, in un contesto internazionale dominato dalla guerra fredda. Benvenuto si è soffermato spiegando le diverse posizioni dei sindacati che negli anni sessanta rendevano più complessi i rapporti di rappresentatività dei lavoratori. Lo Statuto dei lavoratori, quindi fu un grande passo avanti verso la democrazia sindacale. Tuttavia ha ricordato il monito che Brodolini rivolse a Gino Giugni di stare attento che lo Statuto dei lavoratori non diventasse quello dei ‘lavativi’. Brodolini sosteneva che ‘una democrazia formale e sempre meglio di una non democrazia’ anche perché può essere sempre migliorata. Benvenuto ha anche ricordato il ruolo di Donat Cattin che sostenne la realizzazione dello Statuto dei lavoratori, e successivamente, da ministro del Lavoro negli incontri con le parti datoriali ricordava che “lo Stato è parte dei lavoratori”.
Lo statuto dei lavoratori è stata una grande conquista civile e sociale realizzata dal centro sinistra dove il riformismo socialista, attuativo della Costituzione, ebbe un grande ruolo.

Salvatore Rondello

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