domenica, 26 Maggio, 2019

Dalle minoranze un’alleanza repubblicana ed europeista

0

Leggo la lettera di Fabrizio Cicchitto, ospitata da Il Foglio del 29 gennaio e … salto sulla sedia: che piacere constatare, come ai vecchi tempi, il nostro idem sentire de republica.

Per chi non avesse letto quel testo, ne trascrivo la proposizione principale: << A fronte delle indubbie contraddizioni che si manifestano nella maggioranza gialloverde, non emerge a sinistra allo stato attuale né una leadership, né un progetto politico-culturale in grado di attrarre davvero quell’area di italiani che non si riconosce né nel grillismo né nel leghismo alla Salvini>>.

Non è questa la sede per una esegesi approfondita dei requisiti essenziali della leadership. Mi affido, dunque, alle parole di Norberto Bobbio pronunciate nell’orazione in onore di Sandro Pertini, quando ero presidente dei Senatori del PSI. Il filosofo torinese evocò le parole di Max Weber nel suo saggio “La politica come vocazione”: << La politica consiste in un lento e tenace superamento di dure difficoltà, da compiere con passione e discernimento. Solo chi è sicuro di non venir meno, anche se il mondo, considerato dal suo punto di vista, è troppo stupido e volgare per ciò che egli vuole offrirgli e di poter ancora dire di fronte a tutto ciò: “Non importa, continuiamo”. Solo un uomo siffatto ha la vocazione per la politica>>.

Per chi, come chi scrive, ha avuto il privilegio di operare nell’agone politico quando i leaders maxweberiani erano numerosi, è fin troppo agevole condividere l’amara constatazione di Cicchitto, che “salva” solo Marco Minniti.

Questa, per quel poco che può valere, è anche la mia opinione. Confesso che ho sperato che il “fanfaniano” Matteo Renzi fosse in grado di colmare il vuoto di leadership, ma la riforma del sistema politico che ha proposto è stata affossata anche per il boicottaggio di gran parte del suo stesso partito. Il tortuoso dibattito congressuale del PD conferma che esso è unfit to lead italy (mutuo una famosa frase dell’Economist).

E che deve fare allora chi è consapevole che l’egemonia gialloverde porterà l’Italia alla rovina?

Forse è il momento di dar vita ad un centinaio di comitati di liberazione dell’Italia dal truce Matteo Salvini, malato di “mussolinismo”.

Sono così avanti negli anni da ricordare i documentari Luce che raffiguravano il Duce che imbucava i covoni di grano nella trebbiatrice, al tempo della battaglia del grano.

I sindaci dei comuni non conquistati dal duo Salvini-Di Maio possono rappresentare il nucleo della ribellione popolare. Servono dieci, cento convegni anti-“Truce” promossi dagli “Amici del Foglio”.

Mi chiedo anche se la sinistra sindacale e cooperativa può assistere quasi silente all’opera nefasta dei “dilettanti allo sbaraglio”. Spero nella combattività del mio amico Maurizio Landini di San Polo d’Enza.

Ho imparato dai miei maggiori – quelli de Il Mondo di Mario Pannunzio – che, nelle ore difficili e drammatiche, le minoranze possono essere determinanti per “fare la storia”.

Sono dunque molto grato a Il Foglio che, spesso solitario, racconta ogni giorno le malefatte degli attuali governanti.

Certo, siamo una minoranza, ma le minoranze, come amava dire il mio conterraneo Fernando Santi, sono il sale della terra e possono portare con sé il grosso dell’esercito.

Forse da queste lotte di minoranza può nascere l’alleanza repubblicana ed europeista: non “fronte”, per carità, porta storicamente male.

Forse non è illusorio sperare che, nella “riserva della repubblica” esistano energie culturali e politiche in grado di sconfiggere grillini e salviniani; insomma, “virtù contra a furore prenderà l’arme”.

Fabio Fabbri

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply