lunedì, 26 Agosto, 2019

Danzica, lo scossone ora è politico

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CRACOVIA. I funerali del sindaco di Danzica, Paweł Adamowicz, si celebreranno il prossimo sabato nella stupenda chiesa di Santa Maria, la terza chiesa in grandezza al mondo in mattoni. E nella stessa riposerà proprio fronte al bellissimo trittico del Giudizio Universale di Hans Memling, commissionato dal banchiere fiorentino Angelo Tani, direttore del Banco Medici a Bruges, per adornare l’altare di San Michele nella Badia Fiesolana nei pressi di Firenze.

Sono giorni difficili per la Polonia. Forse i più complessi dalla caduta del muro di Berlino. La morte violenta di Adamowicz ha messo, e non poco, in difficoltà di governo conservatore di Varsavia che sembra disorientato ed indeciso su come affrontare la situazione.

Centinaia di migliaia di persone sono infatti scese in piazza, oltre che a Gdansk, anche a Varsavia, Cracovia, Lublino, Szczecin, Poznan e Wrocław, sotto lo slogan: “Stop all’odio”. Chi non si è potuto recare in piazza ha acceso una candela sul parapetto della propria finestra.

Ma lo scossone è soprattutto politico. Jurek Owsiak, il carismatico leader dell’organizzazione benefica che da più di venti anni organizza l’evento di raccolta fondi e con questi ha comprato una non irrilevante percentuale di macchinari in dotazione degli ospedali polacchi, ha dato le dimissioni, umanamente provato da quanto accaduto, sollevando una levata di scudi di buona parte della società e dell’élite culturale polacca. Sono partite petizioni e raccolte di firme perché torni sui suoi passi e la richiesta accettata per la candidatura al Nobel per la pace.

Sotto attacco è ora il direttore della televisione pubblica, Jacek Kurski, reo di aver creato un clima di odio intorno all’evento che è culminata con uno scandaloso cartoon che rappresentava Owsiak circondato di soldi con stelle di David, ed in passato responsabile di una forte campagna di denigrazione del sindaco di Danzica. Persino l’ala più intransigente di Pis sembra abbandonarlo ora e poter cedere la sua testa per calmare la pressione sociale.

Solo pochi giorni prima del fatto il governo aveva poi nominato sottosegretario Adam Andruszkiewicz, un 28enne razzista e xenofobo che proviene dai ranghi di una associazione paramilitare molto contestata in Polonia e che mesi fa aveva postato su Facebook un documento che attestava la “morte politica” di Paweł Adamowicz. Da quella politica a quella fisica il passo è stato breve.

Ieri il parlamento polacco ha rispettato un minuto di silenzio in memoria di Adamowicz al quale non ha partecipato Jarosław Kaczynski, leader del partito al governo, nonché il capogruppo Terlicki e la portavoce del governo Mazurek. Ufficialmente per un ritardo, al quale nessuno crede in quanto avevano partecipato a una votazione solo mezz’ora prima.

Un commosso Donald Tusk, amico personale di Adamowicz, in lacrime ha promesso che Danzica, città portuale per definizione aperta, non permetterà che vincano odio e chiusura.

Nel contempo la città si prepara al funerale. L’assessore comunale alle politiche pubbliche Piotr Kowalczuk ha postato oggi su Twitter una foto che lo ritrae con la madre di Stefan W., l’assassino. Le parole dell’assessore dimostrano ancora una volta chi fosse Pawel Adamowicz: “Il nostro presidente ha sempre predicato la pace e la convivenza. Questa famiglia vive la stessa tragedia di quella di tutti gli abitanti di Danzica. Sono distrutti. Dobbiamo trarre insegnamento da tutto questo. Ho garantito a questa donna distrutta tutto il supporto della nostra città. Non permettiamo che vinca l’odio e la rivalsa”.

La moglie di Paweł Adamowicz ha chiesto di non comprare fiori o corone per il funerale, ma di donare soldi per la associazione benefica di Owsiak, perché cosi avrebbe voluto il marito.

Diego Audero

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