domenica, 18 Agosto, 2019

David di Donatello 2019: il trionfo di ‘Dogman’ di Matteo Garrone

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Molto intensa ed emozionante la serata della 64esima edizione della consegna dei premi dei David di Donatello, condotta – come ogni anno – da Carlo Conti. Ha trionfato sicuramente il film per la regia di Matteo Garrone, “Dogman”, che ha ricevuto ben nove premi durante la serata. Il regista ha chiuso la serata sprezzante di gioia, naturale ed evidente, ma non ha mancato di fare un appello affinchè le sale cinematografiche siano sempre più grandi (e popolate ed affollate, frequentate da sempre più spettatori) e gli schermi di casa (dei televisori e dei computer da cui si guardano i film in streaming, come attraverso Netflix&co) siano sempre più piccoli invece al contrario. Evidenziato, infine, particolarmente il lavoro di squadra che porta al successo di un film, ma non solo.
Protagonista di tutta la premiazione è stata la nuova campagna “Movie…ment” da ‘movement’ (cioè movimento) in inglese, poichè è nato un altro movimento: ossia quello dei cinema sempre aperti, anche d’estate, anche con prime assolute o anteprime internazionali; la campagna, ricordata appunto durante tutta la serata, è stata promossa per primo da Raoul Bova (presente, con Rocìo tra il pubblico, in veste di premiatore e proveniente dall’America dove ha girato una nuova serie).
Poi ripresa per tutto il corso della trasmissione, che non ha mancato – però -, di evidenziare altri aspetti centrali. A partire dal breve discorso intenso di Enrico Brignano (anche lui in veste di premiatore), che ha ricordato l’importanza delle ‘maestranze’ invisibili, quelle che rimangono dietro le quinte, ma che si adoperano anche loro tantissimo e contribuiscono alla riuscita di un film.
Poi, soprattutto, si è ricordata l’importanza di restare umani, di rispettare gli esseri umani, grazie al contributo del ricordo di vicende tragiche come quelle di Stefano Cucchi, al centro di “Sulla mia pelle”, per il quale è stato premiato Alessandro Borghi (che lo interpretava) come miglior attore protagonista: “questa statuetta è di Stefano Cucchi ed è un premio che voglio dedicare agli esseri umani e all’importanza di restare tali a prescindere da tutto”, sono state le sue parole. E lo stesso appello a tutelare la dignità umana è venuta anche per i migranti. Inoltre un momento importante è stato anche il ricordo della tragedia del sisma de L’Aquila, grazie al premio andato all’aquilano Alessandro Palmerini, insieme a Remo Ugolinelli, come “Miglior Fonico di presa diretta”, per il film “Diaz” di Daniele Vicari. Infatti Alessandro Palmerini si è formato all’Accademia dell’Immagine della città.
Questo premio, poi, ci permette di notare come siano stati attribuiti anche riconoscimenti apparentemente secondari: quello, ad esempio, al miglior suono, ai migliori effetti visivi, al miglior trucco e ai migliori costumi; oltre che al miglior film straniero (a “Roma” di Alfonso Cuaron) e al miglior cortometraggio persino; ma anche al miglior regista esordiente, al miglior documentario ed al miglior produttore (perché senza una buona promozione il film non può riuscire); oppure quello al miglior musicista ed alla migliore musica originale. Dunque nessun aspetto è stato trascurato. Per quanto abbiano dominato gli stessi film, quello che si evidenzia è che i David di Donatello non hanno nulla da invidiare agli Oscar americani. Anche se, un pizzico di internazionalità importante, c’è stato anche qui in Italia.
Tre i premi speciali consegnati: uno ad Uma Thurman, un altro a Dario Argento (non senza qualche polemica da parte del regista per non aver mai potuto ricevere prima un tale riconoscimento) e un altro alla scenografa Francesca Lo Schiavo. Poi il celebre premio alla carriera (il cosiddetto David for Cinematic Excellence 2019) al regista Tim Burton, che ha presentato il suo ultimo film “Dumbo”: racconta la storia dell’accettazione del diverso e della diversità, perché solo accettando questo si riesce a volare; inoltre, ha spiegato Burton stesso, il film racchiude la sua storia ed esperienza personale con la casa cinematografica Disney; dunque un prodotto personale a cui il regista tiene molto, che sicuramente non deluderà il pubblico e gli spettatori. Così come non ha deluso la sua premiazione da parte di Roberto Benigni, che ha incassato la standing ovation ancora una volta in ricordo del trionfo agli Oscar con “La vita è bella” (presente anche la moglie Nicoletta Braschi).
E che dire di altri due momenti memorabili? Uno, sicuramente, è stata – prima – l’esibizione di Andrea Bocelli, poi il suo duetto con il figlio Matteo in “Fall on me”; e, mentre si cerca di capire se seguirà le orme del padre, c’è chi già ha notato la sua faccia molto fotogenica e cinematografica, che magari gli potrebbe permettere anche una breve parte in qualche film: perché no? – ha commentato un riservato Matteo -.
Infine, l’altro è stato sicuramente il ricordo di tutte le personalità del mondo del cinema che ci hanno lasciato nel 2018, con “In memoria”: da Bernardo Bertolucci, a Carlo Vanzina, ad Ennio Fantastichini (presente il figlio Lorenzo in sala), per ricordarne solamente alcuni.
Mentre il premio miglior attrice, indiscutibile, è andato ad Elena Sofia Ricci (visibilmente emozionata e commossa, forse non si aspettava davvero il riconoscimento), a conclusione di serata è salita sul palco – per tirare le somme – anche Piera Detassis, direttore artistico dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello. Quest’ultima, non solo ha voluto ricordare la campagna Movie…ment, ma ha anche sottolineato due importanti aspetti emersi da questi David di Donatello innovativi in un certo qual modo: in primis, il supporto del Mibac (il Ministero per i beni e le attività culturali, presente il ministro Alberto Bonisoli), perché il cinema è cultura e bisogna promuovere tale talento e patrimonio culturale appunto (soprattutto quello nostrano). Poi la Detassis non ha mancato di evidenziare e ribadire la forte presenza femminile, anche alla regia, con donne del calibro di Valeria Golino ad esempio (per “Euforia”) oppure di Alba Rohrwacher (ma c’era anche di Alice, con il suo “Lazzaro felice”). Un passo in avanti importante nella libertà d’espressione più completa e totale, senza cesure né discriminazioni, con un contributo notevole alla creatività artistica. L’anima femminile dà un connotato diverso ed ulteriore, con un incentivo di sensibilità che può toccare corde molteplici ed aggiuntive; così come bisogna guardare alle realtà di periferia, come ha fatto Matteo Garrone con il suo “Dogman” ad esempio, per dare visione a chi è ai margini, agli ultimi ed ai più disagiati, perché da lì arrivano storie di vita vera che sono sempre vincenti per il fatto stesso di essere profondamente autentiche.
Infine una nota di riconoscimento è andata anche al conduttore, sempre da parte di Piera Detassis: un ringraziamento dovuto che ha voluto rivolgere giustamente al presentatore a Carlo Conti, “per la sua capacità di recuperare minuti in maniera straordinaria ed eccezionale”; infatti la serata non solo è scorsa piacevolmente, ma anche velocemente, terminando persino a volte in anticipo, in vantaggio rispetto ai tempi previsti: non cosa da poco, con la pubblicità che è sempre imperante sempre preponderante e consistente comunque come al solito (la legge del mercato e del marketing pesano di certo).

Tutti i premi della 64esima edizione dei David di Donatello:

Miglior film – Dogman
Miglior regia – Matteo Garrone, Dogman
Miglior attore – Alessandro Borghi, Sulla mia pelle
Miglior attrice – Elena Sofia Ricci, Loro
Miglior attore non protagonista – Edoardo Pesce, Dogman
Miglior attrice non protagonista – Marina Confalone, Il vizio
della speranza
Miglior regista esordiente – Alessio Cremonini, Sulla mia pelle
Miglior sceneggiatura originale – Dogman
Miglior sceneggiatura non originale – Chiamami col tuo nome
Miglior montaggio – Dogman
Miglior fotografia – Dogman
Miglior scenografia – Dogman
Migliori costumi – Capri Revolution
Miglior trucco – Dogman
Migliori acconciature – Loro
Miglior musicista – Sascha Ring e Philipp Thimm, Capri Revolution
Miglior canzone originale – Sufjan Stevens, Mistery of Love
(Chiamami col tuo nome)
Miglior suono – Dogman
Miglior film straniero – Roma
Migliori effetti visivi  – Il ragazzo invisibile – Seconda
generazione
Miglior documentario – Santiago, Italia
Miglior cortometraggio – Frontiera
Miglior produttore – Sulla mia pelle.

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