domenica, 21 Luglio, 2019

Davos 2019 inizia senza gli Usa. Italia ad alto rischio

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Domani inizierà a Davos il World Economic Outlook e si concluderà venerdì prossimo. Oggi è stato diffuso il documento del Fondo Monetario Internazionale.

Dopo la Banca d’Italia, anche il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le previsioni sulla crescita economica attesa per l’Italia nel 2019. L’aggiornamento del World Economic Outlook ha stimato per il nostro paese un Pil in crescita dello 0,6%, con un taglio di 0,4 punti rispetto al dato comunicato lo scorso ottobre. Invece, è stata confermata per il 2020 una crescita dello 0,9%. Alla base della revisione al ribasso, per il Fmi, c’è l’indebolimento della domanda interna. Nel World Economic Outlook per il 2019 si legge: “Per via delle preoccupazioni sui titoli pubblici e sui rischi finanziari e l’aumento dei costi di finanziamento, con un livello di rendimenti di titoli di Stato che resta elevato anche se è sceso dal picco toccato a metà ottobre dopo l’accordo sul bilancio raggiunto con la Commissione europea. Si tratta peraltro di un andamento che contrasta con quello dei rendimenti dei principali titoli di stato, con un calo particolarmente forte per quelli di Germania, Usa e Regno Unito”.

La situazione finanziaria dell’Italia, assieme alla Brexit, è al primo punto fra i principali fattori di rischio globali indicati dal Fondo monetario internazionale nella versione aggiornata del World Economic Outlook.

Gita Gopinath, il direttore della Ricerca del Fmi, presentando il rapporto a poche ore dall’inizio del Forum economico mondiale, ha detto: “In Europa continua la suspence su Brexit, e il costoso intreccio fra rischi sovrani e rischi finanziari in Italia rimane una minaccia”.

Al primo punto dei rischi globali si legge: “Gli spread italiani sono scesi dal picco di ottobre-novembre ma restano alti. Un periodo prolungato di rendimenti elevati metterebbe sotto ulteriore pressione le banche italiane, peserebbe sull’attività economica e peggiorerebbe la dinamica del debito”.

L’analisi dei rischi prosegue manifestando altre preoccupazioni: “Con l’ipotesi di una ‘Brexit senza accordo dal carattere dirompente’, con contagio all’estero, e un aumentato euroscetticismo intorno al voto europeo di maggio. Rischi anche da una frenata peggiore del previsto in Cina, un’escalation commerciale, uno ‘shutdown’ prolungato negli Usa”.

L’Italia, nel documento del Fmi, è individuata con la Germania come uno dei fattori la cui frenata a fine 2018 ha fatto rivedere in peggio le stime di crescita per l’Eurozona e comportato un calo dell’euro del 2% fra ottobre e gennaio.

Dunque, ci sarà meno crescita per l’economia globale nel 2019 e 2020, e con più incognite fra cui una possibile escalation nello scontro Cina-Usa sui dazi e un ‘atterraggio duro’ dell’economia cinese.

Questo è il quadro delineato dall’aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale, attorno al quale si discuterà al Forum di Davos nei prossimi quattro giorni.

Le nuove stime del Fmi prevedono una crescita globale del 3,7% nel 2018, come tre mesi fa, ma peggiorano per il 2019 (3,5% da 3,7%) e per il 2020 (3,6% da 3,7%).

Il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, ha lanciato l’allarme: “L’economia globale fronteggia rischi significativamente più alti, alcuni dovuti alle politiche intraprese dai governi. Significa che una recessione globale è dietro l’angolo? No. E’ desiderabile avere visibilità, una leggera discesa, stabilità, pochi rischi e pericoli. Oggi sciare è diventato più impegnativo”. Così ha invitato le autorità: “A tenersi pronte se i rischi dovessero materializzarsi”.

Per Gopinath, avvertendo sui rischi di un’economia globale già indebolita dalla guerra dei dazi, è imperativo: “Risolvere con la cooperazione, e velocemente, le dispute commerciali. È imperativo risolvere immediatamente lo stallo, se non si vuole continuare a creare incertezze che pesano sulla crescita.

Il Fondo monetario internazionale ha mantenuto una previsione di crescita per gli Usa del 2,5% quest’anno e dell’1,8% il prossimo. Ma ha ridotto le attese per l’Eurozona nel 2019, portandole a 1,6% (da 1,9%) e mantenendole per il 2020 a 2,7%. Negli Usa, la crescita è attesa in calo con il venir meno dello stimolo fiscale e con i tassi Fed in rialzo, ma è sostenuta da una forte domanda interna. Nell’Eurozona pesano, invece, la frenata del Pil italiano e tedesco (1,3% per il 2019) e quella della Francia (1,5%) per le proteste dei gilet gialli.

Nel 2019 la crescita delle economie avanzate rallenterà al 2,0% dal 2,3% di quest’anno, per poi scendere ulteriormente all’1,7% nel 2019. E in questo scenario l’Italia si conferma fanalino di coda con il +0,6% e +0,9% come stimato per il biennio 2019-2010. La stima contenuta nell’aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo monetario europeo vede un taglio di 0,1 punti rispetto alle previsioni di ottobre scorso e confermano l’andamento diseguale delle principali economie con una stima per il 2019 che va dal +2,5% degli Stati Uniti al +2,2% della Spagna per chiudersi appunto con il +0,6% dell’Italia. Netto il ribasso alla stima per il Pil tedesco nel 2019 rivisto da +1,9% a +1,3%. Invece, nessun taglio alle previsioni per il Regno Unito che quest’anno dovrebbe crescere del l’1,5% e addirittura accelerare a +1,6% nel 2020. Ovviamente salve le ripercussioni di una eventuale Brexit senza accordo.

Quest’anno al Forum di Davos non è prevista la presenza degli Usa. La direttrice del Fmi sosterrà la necessità della multilateralità per potere affrontare le problematiche della globalizzazione. La posizione della direttrice Lagarde è in netta opposizione alla politica di Donald Trump che privilegia il bilateralismo.

Venerdì prossimo sarà possibile avere un quadro complessivo degli interventi dei partecipanti che si alterneranno al Forum.

Salvatore Rondello

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