lunedì, 1 Giugno, 2020

Davvero abbiamo la migliore sanità del mondo?

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Ci siamo creati un bel capitale di immagine sull’assistenza sanitaria fino a farne una sorta di eccellenza planetaria.
La crisi del coronavirus ha modificato qualcosa di serio in questa narrazione. In primo luogo, è finalmente di pubblico dominio che la cura della salute non è una prerogativa affidata allo Stato che la farebbe valere ovunque sul territorio nazionale. E’ invece uno dei poteri su cui si esercitano le competenze primarie delle regioni.
Com’è avvenuto tortuosamente finora, il governo, attraverso il ministro della sanità Roberto Speranza (al quale la costituzione attribuisce la guida e la responsabilità degli interventi sanitari), ha fatto proprie gran parte delle richieste delle regioni.
Come lo ha fatto? In ritardo e anche male.
Infatti, la politica di contenimento del contagio andava realizzata sin dal primo momento assumendo come modello la Cina oppure -come ha fatto il governatore Zaia nel Veneto- la Corea del Sud. Bisognava isolare, con una disciplina severissima, di tipo militare (e con pesantissime sanzioni) le aree lombarde del Lodigiano (e successivamente di Bergamo e Brescia) e del Veneto (Vo) .
Non è stato fatto, rimandando a questi ultimi giorni interventi di restringimento degli accessi (ai giardini, ai parchi, a gran parte dei luoghi di lavoro, alle metropolitane ecc.) della popolazione.
C’è stata all’inizio una sottovalutazione della gravità e dell’estensione del fenomeno che è costata centinaia e centinaia di vittime.
Non ci vuole molto a capire che il nostro paese per gran parte dei cittadi ni considera un atto di superiorità e di furbizia non assecondare leggi e ordinanze? Basta pensare all’enorme evasione fiscale che governi di centro-destra e di centro-sinistra non hanno mai provato seriamente a debellare.
Come fa un governo, una classe dirigente a lamentarsi di non essere presa sul serio dai propri partners e vicini confinari, e anzi viene sonoramente ridicolizzata, quando a disattendere il dovere del pagamento delle tasse è una quota enorme della popolazione? Lo fa con orgoglio, con arroganza, con furbizia manifesta.
Nell’Inghilterra dilaniata dalle contese tra regni e ducati indigeni, Cromwell fece valere il principio per cui chi non pagava le tasse non aveva diritto ad essere rappresentato in parlamento.
Le molte migliaia di cittadini, di ogni livello sociale e di ogni distretto regionale, che, in barba ai divieti, sciamano per le vie, organizzano feste, occupano spazi pubblici e privati, sono figli legittimi di questa cultura (anzi un vero e proprio sport) nazionale della violabilità, quindi del nessun valore coattivo delle leggi.
In secondo luogo, la politica sanitaria finalmente restrittiva del governo Conte è stata attuata maluccio anzichenò.
Gran parte (mi pare oltre l’80%) delle somme dei budget destinate alle Regioni è investito nella sanità. Ebbene, di fronte al coronavirus gli ospedali si sono rivelati spesso delle scatole vuote, prive della strumentazione più elementare per far fronte all’epidemia.
Ogni giorno unità di medici, infermieri, tecnici, autisti ecc. negli ospedali della Lombardia, dell’Emilia Romagna e del Veneto, soprattutto, si immolano per fronteggiare questa sorta di peste che ci ha aggredito.
Sono la parte migliore del paese, i combattenti di una guerra improvvisa e micidiale ai quali dedichiamo fiumi inesausti di solidarietà, piramidi di parole.
Ad essi dobbiamo spiegare come sono stati spesi i vagoni di miliardi destinati ad ammodernare unità e presidi ospedalieri. Se non si trovano respiratori, maschere, ossigeno, spazi fisici ecc. c’è un responsabilità di natura criminale che va accertata e sanzionata.
Come contribuisce il Ministero della Difesa a questa guerra spaventosa? Le forze armate dispongono di un piano B per la difesa del paese? Come mai l’Istituto medico militare non è stato mobilitato a dotare ospedali e case di cura di tutti gli strumenti indispensabili per ottenere quanto in due mesi si è ottenuto in una zona della Cina con 6o milioni di persone e nella Corea de Sud: cioè il contenimento della diffusione del morbo, il ricovero e la cura degli infettati?
E’ ridicolo dire che ce l’abbiano fatta perchè sono regimi comunisti, dove è stata comminata la pena di morte a carico di chi girava senza mascherina e nei luoghi vietati.
Una democrazia (ancora) liberale come la nostra non deve cedere alla lusinga delle repressione e del dispotismo di stato. Come fecero le centinaia di giovani piloti (spesso studenti dei colleges) che negli anni quaranta tennero testa alle incursioni spaventose su Londra della potentissima aviazione tedesca. Questi figli e nipoti della cultura e della politica liberale inglese riuscirono a piegare, e abbattere, Hitler e il nazismo.
Il governo italiano purtroppo è fatto di uno spezzone di partito (i Cinque Stelle) che era contrario ai vaccini, e di una forza organizzata, ma in forte crisi di leadership e di potere contrattuale (il Partito democratico).
A oscurarne il ruolo e l’affidabilità è quanto è emerso nella società italiana in questi ultimi due mesI: cioè il primato della scienza (esperti, docenti universitari, ricercatori), ovvero in mondo delle competenze e delle professionalità rispetto a ceti (e caste) della politica tradizionale.
Sono essi a decidere i passi dell’Esecutivo, con le cautele e i pregiudizi dei quali debbono ogni giorno mediare e trovare un compromesso.
Appena il corona-virus sarà ridimensionato e messo in condizioni di non agire, sulla gestione (e sulle spese) della sanità si dovrà fare una campagna rigorosa di informazione e di denuncia, perchè chi deve pagare il costo dello sfascio e dell’inadeguatezza lo paghi.
Tutto questo non deve impedirci l’esame critico dell’europeismo. Come hanno girato la testa da un’altra parte di fronte alle migliaia di migranti che sbarcavano in Italia, o morivano sommersi dalle acque del Mediterraneo, la maggioranza dei governi dell’Unione europea ha continuato a sorridere e a sbeffeggiare gli italiani aggrediti da un virus pericoloso e letalissimo.
Ha davvero senso continuare a fare parte della peggiore edizione (burocratica, discriminatoria, incapace di darsi uno straccio di politica fiscale, militare,sanitaria e migratoria) dell’Europa unita che si potesse immaginare?
Non sto parlando di un Italexit, ma di un severissimo bilancio critico (e autocritico) perchè ogni filo di continuità con l’esperienza che stiamo vivendo venga finalmente spezzato. Anche se qualche giorno fa Bruxelles, considerando la forte esposizione al virus di Germania, Francia, Belgio e Spagna, ha scucito un bel pò di miliardi di Euro, l’Europa così com’è non ci piace.

Salvatore Sechi

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