sabato, 4 Luglio, 2020

Ddl lavoro: il ministro Fornero invoca ancora “pragmatismo” e sforzo

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Dopo l’immagine macabra evocata ieri dal ministro per lo sviluppo economico Elsa Fornero a proposito della riforma delle pensioni, dopo il ddl anticorruzione che la scorsa settimana ha tenuto il governo Monti col fiato sospeso, oggi il ministro del Welfare torna a parlare di un altro ddl, quello in materia di lavoro. Intanto viene resa nota la data delle votazioni previste per il 28 giugno, giorno che piace anche al Pd. Le parole del ministro, tra ieri ed oggi, cambiano di poco ma a rimanere immutata è la disapprovazione della Federazione Impiegati Operai Metallurgici che, attraverso le parole del segretario Landini, si scaglia contro il ddl e contro la proposta chock del sottosegretario all’Economia Polillo, che ieri aveva avanzato l’idea di diminuire i giorni di ferie dei lavoratori per risollevare il Pil.

“OCCORRE UN ATTEGGIAMENTO PRAGMATICO” – «Credo che faremo un buon passo se ci sforziamo tutti insieme di guardare alle cose positive che ci sono nella riforma, all’equilibrio che essa realizza. Credo che faremo un buon passo nella direzione di un futuro migliore per questo Paese» così si è inserita stamattina il ministro Foriero durante il collegamento telefonico con il convegno che affrontava il tema del lavoro. Parla della riforma come un luogo privo di dogmatismo dove se gli effetti del ddl dovessero discostarsi «dagli obiettivi posti bisogna avere la disponibilità a cambiare qualcosa». Occorre quindi un “atteggiamento pragmatico” lo stesso invocato ieri durante il convegno dei “Democratici per Milano” presso la sede della Regione Lombardia. Cambiano di pochissimo le parole espresse dal ministro che ha ribadito la necessità di dover fare “nostro” un atteggiamento che permetta di apportare valutazioni ed eventuali modifiche “in itinere” di quella che è una riforma complessa.

CAZZOLA: “SI FARA’ FINTA DI FARE I CATTIVI” – La riforma del lavoro secondo il ministro «e’ buon equilibrio tra esigenze spesso contrapposte delle diverse parti». Intanto a rendere nota la data in cui si voterò la riforma è il relatore del ddl lavoro alla Camera, Giuliano Cazzola: «sarà votato prima del 28 giugno nel testo del Senato». Il senatore annuncia che «qualche cambiamento arriverà dopo, si farà finta di fare i cattivi ma poi secondo me finirà così. Passata la festa, gabbato lo Santo». Comunque alla luce dell’informativa del ministro Fornero al Senato e dell’incontro del ministro con i capigruppo alla Camera nel pomeriggio, Cazzola sottolinea che per arrivare al voto del ddl «c’e’ ancora un percorso lungo e accidentato». Intanto proprio nel corso della riunione del Pd tenutasi alla Camera, il partito di Pier Luigi Bersani conferma il via libera alla riforma del lavoro entro il consiglio Ue del 28 giugno reclamando lo stanziamento di risorse adeguate alla copertura di tutte le situazioni degli esodati. Anche Dario Franceschini vuole la votazione relativa alla riforma entro il 28 giugno «ma ci sono molte cose che vorremmo correggere».

LANDINI CONTRO POLILLO E IL DDL – Intanto Maurizio Landini si rivolge al sottosegretario all’Economia Polillo che ieri aveva proposto un aumento delle ore di lavoro sacrificando una settimana di vacanza dei lavoratori e che, secondo il segretario generale della Fiom, «non e’ informato sul fatto che il problema in Italia e’ che il lavoro non c’e’, che adesso nelle fabbriche c’e’ troppa cassa integrazione. Insomma il problema e’ creare lavoro e il sottosegretario Polillo dovrebbe sapere che a volte e’ riducendo e ridistribuendo l’orario ed il carico di lavoro, come e’ successo in Germania e in altri paesi, che si creano nuovi posti di lavoro. Mi sembra un’uscita un po’ estemporanea e piuttosto distante dalla realta’ e dai problemi che abbiamo». Landini si è espresso anche circa il ddl lavoro che «non riduce la precarietà, non estende gli ammortizzatori sociali e rende più facili i licenziamenti», di fronte alla quale servirebbe, continua il segretario della Fiom, uno sciopero generale e una «raccolta di firme e un referendum». Per quanto riguarda gli esodati il governo dovrebbe smettere di “dare i numeri”: «il governo deve garantire che le persone che sono uscite facendo accordi sindacali da fabbriche che erano in riorganizzazione abbiano la certezza del diritto che avevano quando hanno fatto l’accordo sindacale. Ci vuole una soluzione previdenziale per tutti».

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