sabato, 20 Luglio, 2019

Ddl sicurezza. Incostituzionalità di Salvini

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La Corte Costituzionale ha esaminato alcune disposizioni del Titolo II del ‘Decreto sicurezza’ e ha ritenuto, che sia stata violata l’autonomia costituzionalmente garantita a Comuni e Province. Pertanto, ha accolto le censure sull’articolo 28 che prevedeva un potere sostitutivo del prefetto nell’attività di tali enti. Lo ha comunicato l’Ufficio Stampa della Consulta, in attesa delle motivazioni.
La Corte costituzionale si è riunita oggi in camera di consiglio per esaminare i ricorsi delle Regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria, che hanno impugnato numerose disposizioni del cosiddetto ‘Decreto sicurezza’. Le Regioni ricorrenti hanno lamentato la violazione diretta o indiretta delle loro competenze, ma la Corte ha giudicato inammissibili tali ricorsi. Invece, esaminando anche alcune disposizioni del Titolo II del ‘Decreto sicurezza’, la Corte ha ritenuto, in particolare, ‘che sia stata violata l’autonomia costituzionalmente garantita a comuni e province’. L’Ufficio stampa ha fatto anche sapere: “La Corte ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi (articolo 117, secondo comma, lettere a, b, i, della Costituzione), senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali. Resta impregiudicata ogni valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate”.
Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, ha commentato: “Prendiamo atto della sentenza della Corte, che non è entrata nel merito della legittimità costituzionale delle norme, ma si tratta soltanto del primo tempo della battaglia che abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari. Infatti abbiamo già in discussione in Consiglio regionale della Toscana una proposta di legge presentata dalla giunta che individua le modalità generali di erogazione dei servizi per garantire livelli minimi di dignità umana a tutti. Li abbiamo chiamati diritti samaritani. La legge sarà presto approvata e domani con il capogruppo del Pd Leonardo Marras terremo una conferenza stampa per spiegarne i contenuti di fondo. Sfidiamo il governo a ricorrere, se vorrà, contro questa legge, convinti della legittimità costituzionale di ciò che andiamo sostenendo”.
Invece è molto importante la sentenza della Corte Costituzionale sull’articolo 28 della legge che accentrava nelle mani dei prefetti compiti e funzioni degli enti locali previsti dalla Costituzione. Un tassello normativo di fondamentale importanza per il passaggio da uno stato di diritto ad uno stato di polizia. Anche diverse associazioni partigiane hanno sollevato l’incostituzionalità di tale norma già ad ottobre scorso quando fu votata in Parlamento. Infatti, i prefetti dipendono dal ministro degli Interni e ne sarebbe derivato un eccessivo potere per il titolare di tale dicastero. Per fortuna la Consulta si è pronunciata in tal senso con celerità.
Ma le azioni ed i tentativi incostituzionali messi in atto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini sono ampiamente diversificati. Un argomento chiave che viene utilizzato strumentalmente è proprio la questione degli immigrati. Recentemente Salvini ha scritto al premier Giuseppe Conte per ribadire la politica dei porti chiusi e per chiedere che sia l’Olanda a farsi carico della Sea Watch, da 9 giorni ferma in acque internazionali a 15 miglia da Lampedusa.
Il leader della Lega ha detto: “E’ necessaria una nuova energica iniziativa di sensibilizzazione nei confronti dei Paesi Bassi, visto che la nave batte bandiera olandese”.

Ma la portavoce dell’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), Babar Baloch, riferendosi ai 43 migranti a bordo della ‘Sea Watch 3’, ha detto: “L’Italia ha la responsabilità di far sbarcare queste persone e nessuno dovrebbe tornare nella Libia scossa dalla guerra. Questi disperati devono essere sbarcati, è un obbligo sancito dalle norme internazionali”.
Da Napoli, il Papa invita al dialogo con i musulmani ed esorta i popoli del Mediterraneo ‘a rifiutare ogni tentazione di riconquista e di chiusura identitaria’.
Nella lettera di Salvini inviata per conoscenza anche al ministro degli Esteri, Enzo Moavero, si legge: “A fronte della presenza della nave Sea Watch 3 al largo delle nostre coste e della possibile evoluzione della situazione a bordo, ritengo necessario che la perdurante efficacia del provvedimento di divieto di ingresso, transito e sosta della nave nel mare territoriale nazionale sia accompagnata da un’energica nuova iniziativa di sensibilizzazione nei confronti dell’autorità dei Paesi Bassi, quale stato di bandiera”. Il ministro Salvini ha aggiunto: “L’Olanda a cui spetta un responsabile esercizio dei propri poteri sovrani sulla nave e sulle persone a bordo, nonché sulla conseguente esigenza di porre in essere, prontamente ed efficacemente, ogni azione necessaria, anche sotto il profilo dell’ordine pubblico, affinché sia assicurato il rispetto integrale del complessivo quadro normativo”.
Quanto a Sea Watch, contrariamente all’invito dell’Onu, nella sua lettera Salvini ha ribadito: “La Ong ha tenuto fin dall’inizio della vicenda una condotta la cui gravità è resa palese dalla ferrea volontà di far rotta verso l’Italia dopo aver rifiutato il Pos (place of safety, porto sicuro) offerto dalle competenti autorità libiche ma anche dal fatto di esser rimasta ferma davanti a Lampedusa sette giorni pur avendo richiesto sin dall’inizio un porto di sbarco anche al proprio paese di bandiera che avrebbe potuto raggiungere con una navigazione di durata inferiore. Per questo, non appare potersi legittimamente consentire ad alcuno di decidere autonomamente, al di fuori dell’esistente quadro giuridico, dove e come condurre cittadini di paesi terzi”.
Invece, è proprio Salvini che sembra voglia ignorare un quadro normativo esistente.
L’art. 10 della Costituzione della Repubblica Italiana recita: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”.
Poi, all’art. 26 della Costituzione si legge: “L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali. Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici”.

Sull’Italia pesa ancora la condanna della Corte di Straburgo per i respingimenti collettivi in mare proprio verso la Libia, in violazione dell’articolo 3 della Convenzione sul divieto di tortura. Una sentenza pilota del 2012 che ha ancora effetto nella situazione attuale.
Saccucci, titolare di uno studio leader nel diritto internazionale, ha detto: “Ad una valutazione complessiva la prassi dei porti chiusi presenta forti criticità dal punto di vista dei diritti umani, per le ricadute che ha sui migranti che rischiano di essere rimandati nello stato di provenienza. Quello che veramente manca, ad oggi, è un’autorità centralizzata a livello europeo di coordinamento dei soccorsi in mare e la previsione di una responsabilità solidale degli Stati europei nella gestione dei flussi migratori e delle domande di protezione internazionale che non può più fondarsi sul vecchio sistema di Dublino”.

Ma nel frattempo che fare? Non si possono certamente assumere atteggiamenti criminogeni.
Poi l’avvocato Saccucci ha aggiunto: “Quanto alla conformità del decreto sicurezza-bis con le norme sovranazionali è difficile dare una risposta univoca. Il decreto può essere valutato in modo diverso in base al diritto utilizzato. Se guardiamo al diritto del mare i porti possono essere legittimamente off limits per le navi straniere a meno che non siano costrette ad attraccare perché la vita delle persone a bordo è a rischio. Più complessa è la valutazione alla luce delle norme sui diritti umani che escludono alcune soluzioni senza imporne qualcuna: non si possono rimandare nello stato di provenienza le persone salvate se corrono rischi di grave violazione dei diritti umani, ma non c’è un vero e proprio obbligo di accoglienza, finché il migrante non è entrato nella giurisdizione dello Stato. Non è risolutivo neppure spostare il piano dell’analisi sul criterio del porto più vicino. L’Italia non vuole i migranti neppure quando è il porto sicuro più vicino e pretende di indicare altre destinazioni. Lo stesso può valere per Libia, Malta e Tunisia. Il gioco dello scarica barile non porta da nessuna parte e il diritto internazionale pesa solo se si applica di volta in volta al caso specifico”.

Per Andrea Saccucci il punto debole del decreto sicurezza-bis, al di là della conformità in astratto con le norme sovranazionali, sta nella possibilità di non essere in linea con la nostra Carta costituzionale. Alla base potrebbe, infatti, mancare il requisito della necessità e dell’urgenza, anche in virtù dell’argomento “boomerang” usato dal ministro dell’interno Salvini che prende atto della diminuzione degli sbarchi.
Una criticità del Salvini-bis la evidenzia anche il professore Pasquale De Sena, ordinario di diritto internazionale all’Università Cattolica di Milano che ha sostenuto: “Il decreto dà al ministro degli Interni il potere di vietare l’accesso al mare territoriale italiano alle imbarcazioni che si trovano in bracci di mare (internazionali) contigui al mare territoriale stesso. Indipendentemente dalla pronuncia del Tar Lazio, la prerogativa sarebbe in principio legittima, sul piano internazionale, se l’Italia avesse istituito, in base alla Convenzione di Montego Bay la propria “zona contigua” al mare territoriale; zona, nella quale, per definizione, gli Stati possono esercitare il loro potere per prevenire o reprimere infrazioni a leggi e regolamenti doganali, fiscali, sanitari o in materia di immigrazione, destinate a svolgersi nel loro territorio o nel loro mare territoriale. In assenza di una formale istituzione di tale zona, qualche dubbio sussiste, perché le misure di limitazione del passaggio inoffensivo di un’imbarcazione straniera, pur previste dall’articolo 21 della stessa Convenzione, presuppongono che il passaggio sia consentito, mentre è proprio il passaggio che in questo caso viene impedito. Né si può dire che ci sia oggi in Italia una situazione di emergenza che consenta di esercitare i poteri tipici della ‘zona contigua’ in assenza della sua istituzione formale”.

Per il professore De Sena il comportamento del Viminale è suscettibile di destare perplessità anche secondo le norme sul soccorso in mare. Infatti, in merito, De Sena ha sostenuto: “È il punto più debole di tutta la vicenda, sul piano internazionale, per due ragioni. La prima, perché l’azione svolta dalle Ong, salvo prova contraria, non è tesa a favorire l’immigrazione clandestina, ma a soccorrere persone in difficoltà, successivamente rimpatriabili, se prive di titolo, come evidenziato ieri nelle raccomandazioni adottate da un organo indipendente quale il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa. Il secondo motivo sta nel fatto che le stesse norme in tema di soccorso sarebbero comunque destinate a prevalere, a titolo di norme speciali, su quelle generali, contenute nella Convenzione di Montego Bay. Il governo italiano rischia di non essere in regola neppure sul rispetto dei diritti umani. Fra le persone a bordo della “Sea Watch” potrebbero trovarsi delle persone che hanno diritto a non essere respinti alla frontiera, in base alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati, o anche coloro che, pur non rientrando nella categoria, corrono il rischio di essere espulsi collettivamente (in violazione del Protocollo 4 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo) e di tornare in Libia, che non sarebbe un ‘porto sicuro’ per il Consiglio d’Europa”.
L’atteggiamento del ministro Salvini pone dunque l’Italia fuori dalle regole internazionali ma evidenzia anche una manifesta incapacità a gestire correttamente il fenomeno migratorio. Se così non fosse, si potrebbe pensare che Salvini sta perseguendo uno scopo nascosto: il tentativo di instaurare un regime che avrebbe ben poco di democratico.

Salvatore Rondello

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