giovedì, 28 Maggio, 2020

De Michelis, l’uomo che vedeva oltre l’Orizzonte “dell’Avvenire”

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Gianni De Michelis era un personaggio fuori dall’ordinario, vedeva di là dall’orizzonte. Era un presbite politico e non si perdeva in tattiche, come comunemente fanno i politici di basso lignaggio.

Il suo rapporto con la politica era pragmatico, dovuto alla sua docenza in chimica, ma tutto condito dall’utopismo e dal riformismo. Insomma, era un personaggio sui generis e per la sua formazione culturale e religiosa era portato ad essere eretico e, per di più, aveva una grande velocità di pensiero. Per questo, le sue analisi erano scenari.

Dopo alcuni travagli giovanili a destra, si iscrisse al Psi, segui l’operaismo di Lelio Basso, scelse il riformismo rivoluzionario di Ricardo Lombardi non facendo la scissione del Psiup, in seguito, fu un post craxiano.

A un anno dalla sua scomparsa, sentiamo la sua mancanza umana e politica.

Anzitempo, nel nel 1987, diede alle stampe il libro:”Verso il XXI Secolo. Idee per fare politica”. Un lungo saggio per arrivare attrezzati e preparati  al nuovo Secolo.

A parere dell’autore il problema era come utilizzare l’occasione di cambiamento, nel passaggio dal XX al XXI secolo. Per lui, dopo decenni di impegno politico, aveva scoperto la necessità di “osservare, ascoltare e dare testimonianza della trasformazione”. Al che, si pose la domanda vale più la pena di esplorare “ lo spazio” o il “tempo”. Il ragionamento fu che alla storia spettava la riflessione sul passato, ma, nel XXI secolo,  “ la velocità della trasformazione consente di esplorare il tempo testimoniando dell’attuale e vivendo in esso” . Per i tempi nuovi, necessitano uomini nuovi e Gianni De Michelis, rifacendosi, alla mitologia greca, ossia a quel gruppo di circa cinquanta eroi, guidati da Giasone che, a bordo della nave Argo, li condusse nelle terre ostili della Colchide alla riconquista del “Vello d’oro costituito dalla spiegazione, dalla comprensione, dalla percezione di questa grandissima trasformazione. Ma qual è la nave e l’equipaggio con cui si esplora il tempo?” Beninteso, non si ispirò alla leggenda, ma andò oltre e come un rabdomante “scopri’ il Faust di Goethe, opera scritta a cavallo della Rivoluzione francese e l’inizio del XXI secolo, in cui il grande letterato tedesco esprime, da par suo, il sorgere dell’era nuova , ossia il mondo industriale, la società delle ciminiere e del manifatturiero. In questo contesto, si muove la figura di Faust che non è altro l’uomo nuovo che rappresenta il due secoli.

Il politico veneziano, che per carattere e formazione non mancava di peccare di ottimismo, auspicava che ci fosse una personalità che, tra il XX e il XXI secolo, potesse “ scrivere un’opera analoga in un mondo che sarà riuscito a controllare il proprio destino e che possa salutare l’alba della nuova epoca. Ma allora il protagonista non sarà Faust ma Fausta”.

Già allora, si pose il problema della nuova classe dirigente, delle trasformazioni e del ruolo della donna, nel XXI secolo.

“Fausta” protagonista del futuro, “perché se è vero, com’è vero, che abbiamo poco tempo, se è vero, com’è vero, che la partita viene giocata in tempi brevi, se è vero, com’è vero, che le risposte tradizionali, politiche,  ideologiche, organizzative, si dimostrano visibilmente inadeguate a quell’operazione di governo e di

autogoverno, allora occorre che ci sia la capacità di sostituzione, e questo è compito soprattutto della donna”.

Purtuttavia, la donna, con le proprie forze, capacità, intelligenza e cultura, ha scalato gerarchicamente posti importanti del potere e delle istituzioni, ma a ben vedere, resta ancora ai margini. Molto lavoro c’è da fare per far sì  che si inserisca a pieno titolo nel mondo che conta al pari dell’uomo.

De Michelis pensava che sarebbe stato il XXI secolo il riscatto della donna, invece, in particolare in Italia, vediamo nei posti di comando ancora una egemonica presenza dell’uomo.

Il paradosso sta nel fatto che il governo M5S e Pd è misogino, tant’è ne posti di comando ci sono solo e soltanto uomini.

Alla luce degli accadimenti di oggi, non c’è un domani, dato che si naviga a vista. In particolare in tempi di Covid19, ci vorrebbe una programmazione, un progetto e delle idee. E, comunque, mancano i politici della sua razza che sapevano vedere in lontananza, al contrario, di quelli attuali che hanno gli occhi per vedere e non vedono. In verità , sono degli apprendisti stregoni, non a misura di questo periodo malvagio. Comunque sia, dopo mesi di pandemia, i governanti non hanno proferito verbo sul futuro dell’Italia.

Il solitario riformista aveva toccato con mano che, facendo il giramondo come privato e come ministro, si era “avviato, su scala planetaria, un processo di cambiamento le cui principali caratteristiche – velocità, pervasività, globalità- sono totalmente diverse da quelle dei processi di cambiamento che hanno caratterizzato la precedente fase della storia dell’umanità “.

Non a caso, vide primo fra tutti il fenomeno di massa della migrazione.L’allora Ministro del lavoro, parliamo del lontano 1985, ebbe, tra le tante sue intuizione quella della grande migrazione: dal Sud sottosviluppato del Mondo verso il Nord sviluppato – Europa in primis-. Purtroppo, la sue argomentazioni furono inascoltate dai capi di stato e di governo e oggi paghiamo il fio, con sbarchi di extracomunitari alla ricerca di una vita degna di questo nome.

Con buona pace di coloro i quali non hanno fatto una politica accorta sull’accoglienza nei confronti degli africani e degli asiatici che sbarcano sul suolo italiano, oggi si meritano un partito come la Lega che sta sulla cresta dell’onda elettorale, dato che si batte contro la migrazione.

Cosa fece e cosa disse De Michelis in proposito?

Riunì a Tunisi i Ministri del lavoro e affermò che “arriveranno sulle nostre coste a nuoto e nessuno potrà fermarli”. Ancora. Nella conferenza del’Ocse di Roma del 1991 predisse che “l’immigrazione sarà un problema pari alla questione ambientale”. A ben pensarci, aveva una intelligenza lungimirante, era una specie di occhio di lince, specializzato ad anticipare fenomeni e sommovimenti. Non a caso, come Ministro degli esteri aumentò i finanziamenti alla Cooperazione economica verso i paesi poveri, per bloccare la migrazione.

Altra intuizione, diciamo così, fu la Cina, in veste di “argonauta” mise piede il giorno dopo che avevano arrestato la moglie di Mao Zedong, Jiang Quing, e capi’ in un battibaleno che Deng Xiaoping avrebbe cambiato le sorti del Paese. Di fatto, sotto il suo controllo la Cina divenne una delle economie dalla crescita più rapida , immettendola nel mercato globale, senza che il Partito comunista cinese perdesse il controllo del potere. Tra parentesi: stando al suo fianco, fui sorpreso che le autorità cinesi chiedessero come stesse il compagno Pietro Nenni, che per loro era una icona, una sorta di immagine sacra.

Amo’ la Cina, come discente di Marco Polo, ma fu convinto assertore della politica Atlantica, della NATO e dell’ Ue, tant’è c’è in calce, agli atti, la sua firma al Trattato di Maastricht. Sebbene, negli ultimi anni della sua vita, fosse critico per la piega che aveva preso Bruxelles.

Tutto, sommato, i suoi piedi stavano piantati per terra, ossia in Occidente.

Consapevole dell’importanza del negoziato di Maastricht, si schierò con Craxi contro le elezioni anticipate. Ad avviso di GDM, se si fosse votato nel 1991, l’Italia sarebbe uscita dal negoziato. Sulla scelta del non andare alle urne di Craxi e De Michelis, personalmente dissento e come Psi abbiamo perso una occasione storica e partono da lì le nostre successive sventure.

Sul rapporto Stato e l’attività scientifica, GDM aveva le sue idee in proposito.

Nonostante attribuisse alla scienza una centralità e un peso notevole, le ultime decisioni non potevano spettare agli addetti ai lavori. Al dunque, “la politica detta le regole del gioco”.

Come Ministro degli esteri lavorò per la cooperazione tra i popoli: dall’”Iniziativa Adriatica” – Italia e Iugoslavia ed estesa all’Albania e alla Grecia- all’”Iniziatica Centroeuropea” alla Cooperazione del Mediterraneo occidentale “ Cinque più cinque”: da una parte Italia, Spagna, Francia, Portogallo e Grecia, dall’altra, i paesi del Magreb, Tunisia, Libia, Algeria, Marocco e Mauritania.

Un lavoro incompiuto vuoi per lo sconvolgimento degli eventi geopolitici internazionali vuoi per Tangentopoli, in Italia.

GDM resta tra i migliori Ministeri degli esteri che l’Italia abbia avuto. E ciò gli viene riconosciuto da amici ed avversari a livello internazionale soprattutto.

Chiaramente, si contraddistinse come uomo di governo, ma approfondi temi politico- culturali che fino allora erano tabù: lo scontro sinistra / destra e il rapporto tra riformismo e neo riformismo.

Sullo scontro sinistra / destra, aveva una visione in chiave del suo tempo, ribadì  che “ non c’è più la possibilità di una contrapposizione nitida tra due grandi schieramenti politici o sociali, non c’è più la possibilità di una alternativa tra destra e sinistra, perché non c’è più la base sociale di una spartizione nitida tra interessi conservatori e interessi progressisti o di liberazione”. Per dirla tutta, “oggi c’è la possibilità di cambiamento tra centrosinistra e centrodestra”. Ne consegue, il centro acquisterebbe un ruolo decisivo.

Cosa possiamo dire su questa riflessione: molta acqua sporca è passata sotto i ponti, acqua non potabile per colpa della sinistra post Mani pulite, che ha portato prima al governo la destra camuffata di liberalismo, poi quella destra sovranista e poi ancora quella destra populista assistenzialista.

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Mi ha fatto molto piacere leggere in questo “ritratto” di Gianni De Michelis passaggi quali:
    • “Come Ministro degli esteri aumentò i finanziamenti alla Cooperazione economica verso i paesi poveri, per bloccare la migrazione”, il che rende bene l’dea della sua lungimiranza, specie pensando a quanto sta avvenendo in questi tempi, nei quali si ha spesso la sensazione che il problema si “sfuggito di mano”;
    • “Nonostante attribuisse alla scienza una centralità e un peso notevole, le ultime decisioni non potevano spettare agli addetti ai lavori”, il che sta a dirci quanto valorizzasse il ruolo della politica, cui sono demandate scelte talora piuttosto complesse e difficili (come stiamo vedendo proprio in questi giorni).

    Paolo B. 12.05.2020

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