lunedì, 18 Novembre, 2019

Debito greco, un accordo entro domenica (forse)

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Grecia-debito--UEL’accordo ancora non c’è, ma bisogna trovarlo a tutti i costi. “È necessario che sulla Grecia si raggiunga un accordo il prima possibile”, ha detto oggi a Dresda William Murray, il viceportavoce del Fondo Monetario Internazionale (FMI) ma “l’uscita di Atene dall’Eurozona non è sul tavolo. Il prezzo da pagare sarebbe altissimo”.

Dunque anche al FMI convengono sui rischi di una rottura, la carta più forte finora messa sul tavolo dal governo ellenico di Alexis Tsipras, e questa è certamente un’ottima ragione per spingere i negoziatori a darsi da fare. Nelle pieghe del negoziato giungono però anche notizie poco piacevoli per Atene, anche se c’è da ricordare che ogni trattativa comporta anche un pressing psicologico fatto di annunci e smentite. Così, per esempio, tra le voci che circolavano oggi nella città dell’ex Germania Est, spazzata via alla fine della Seconda Guerra dai bombardamenti alleati con tutta la sua popolazione civile, ce n’era una secondo cui il Fondo monetario starebbe sollevando obiezioni nel negoziato con la Grecia, facendo presente ad Atene e all’Europa che, in assenza di una ristrutturazione del debito, il Paese dovrebbe avere surplus primari “più ambiziosi” intervenendo più decisamente sulle pensioni” e aumentando l’IVA.

ATENE NON VUOLE PIÙ AUSTERITÁ
Una posizione inaccettabile per Tsipras, che ha vinto le elezioni promettendo la fine della ‘macelleria sociale’ voluta dalla trojka (BCE, UE e FMI) oggi ribattezzati Bussels Group, che inoltre appare francamente irrealizzabile perché per arrivare ad avanzi primari superiori al 2,5%, il Governo, che ha già un attivo, dovrebbe ridurre ulteriormente la spesa pubblica e alzare le tasse, insomma dovrebbe accelerare la spirale depressiva che ha già portato la Grecia a perdite gigantesche nel PIL. La famosa cura da cavallo che uccide il cavallo, la ‘ricetta’ sbagliata voluta in primo luogo da quell’Olivier Blanchard, capo economista e numero due dopo Christine Lagarde, costretto a lasciare il suo posto a partire dal 30 settembre prossimo e considerato da più parti il massimo responsabile del disastro della Grecia.

LA ROUTINE DELLE TRATTATIVE
Il resto è una routine di dichiarazioni dove si ripete che “la Grecia rispetti i suoi impegni, perché chi manca i pagamenti non potrà più avere accesso ai finanziamenti” (portavoce FMI) oppure che sono stati compiuti i “tre quarti del cammino” verso l’intesa (Pierre Moscovici, commissario Ue agli Affari economici). E ancora che “quello che serve sulla Grecia è un accordo omnicomprensivo (William Murray, FMI) che abbia come obiettivi la stabilità e la crescita. La cosa più importante è la piena ripresa dell’economia greca, in modo che il Paese non si trovi di nuovo in difficoltà nel futuro”. Il copione è lo stesso da giorni, ma l’unica differenza è che i tempi ora si sono fatti davvero stretti perché Atene ha una serie di scadenze da rispettare a giugno sia con l’FMI, rate da rimborsare per 1,7 mld, che con la BCE, altri 7 mld circa. Saltarne una, senza che vi sia stata la ristrutturazione del debito, vuol dire certificare il default prima e l’uscita dall’euro subito dopo. Ma nessun vuole questo perché il conto sarebbe comunque caro per tutti. Ecco così che a tentare qualche altro passo avanti ci sono oggi anche i ministri delle Finanze e i governatori centrali riuniti nel G7 a Dresda.

LA PARTITA POLITICA TRA ATENE E UE
Ed è in parte, nella gran parte, una questione simbolica perché il peso del ‘debito’ greco nell’eurozona è davvero marginale. Per avere un’idea della rilevanza del debito greco è sufficiente raffrontarlo con quello italiano, 320 miliardi contro 2.200 mentre per azzerare completamente il debito con FMI e BCE, ne servirebbero 240. Un hair cut, un taglio, o una ristrutturazione, sono dunque assolutamente alla portata della finanza pubblica europea e del FMI, ma farlo equivarrebbe ad aprire la strada ad altre possibili ristrutturazioni mentre i governi dei Paesi che hanno accettato le ricette di austerità di questi anni, come la Spagna, l’Italia, il Portogallo, perderebbero ‘la faccia’ nel confronto con Tsipras; insomma gli elettorati di molti Paesi comincerebbero a chiedersi se non è meglio votare per i partiti come Syriza per dare una sterzata alla politica economica europea a guida tedesca. Insomma, la partita vera non è solo quella economica, ma anche quella politica.

UN ACCORDO ENTRO DOMENICA
La Grecia vuole un accordo entro domenica, ha detto il portavoce del governo greco Gabriel Sakellaridis, spiegando che Atene sta facendo del suo meglio per evitare un default e che una intesa sarà raggiunta molto presto. Tutti – ha aggiunto – anche i creditori, vogliono evitare un default del Paese. Sì vero, il problema è come arrivarci senza lasciare vittime (politiche) sul campo.

Alvaro Steamer

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