venerdì, 15 Novembre, 2019

DECISIONE SUPREMA

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Verdetto raggiunto all’unanimità, per la Corte Suprema britannica un cambiamento epocale come la Brexit va discusso in Parlamento, uno schiaffo al Primo Ministro che lo aveva chiuso fino al 14 ottobre, a due settimane dal giorno in cui è prevista l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea con o senza un accordo di divorzio.
“Il Parlamento, ed in particolare la camera dei Comuni come rappresentante eletto del popolo, ha diritto di parola su come questo cambiamento debba avvenire. Gli effetti sui principi fondamentali della democrazia sono stati estremi”, continuano i giudici. Che puntualizzano: “Nessuna giustificazione per un atto dagli effetti così estremi è stata illustrata davanti alla Corte”.
Lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, ha annunciato la ripresa dei lavori parlamentari mercoledì, sulla base della sentenza “esplicita” della Corte Suprema. Bercow ha precisato che si tratta di una “ripresa” dei lavori e non di una “riconvocazione”. Ha aggiunto che non ci sarà il Question Time del mercoledì del premier (a New York all’Onu), ma vi sarà spazio per interrogazioni urgenti ai ministri. Per il leader dell’opposizione parlamentare e del Labour a Westminster, Jeremy Corbyn, commentando a margine il verdetto della Corte Suprema si tratta di un verdetto “storico” che certifica “il disprezzo del Parlamento” di Johnson. Fin dall’inizio le opposizioni hanno interpretato la prorogation come uno strumento messo in campo da Johnson per legare le mani al Parlamento e portare il Paese a ridosso del 31 ottobre senza un accordo per potersi giocare con Bruxelles la minaccia del no deal.
Ma il premier britannico, Boris Johnson, non ha intenzione di dimettersi dopo la sentenza della Corte Suprema che ha giudicato illegale la sospensione del Parlamento. Lo hanno riferito fonti di Downing Street citate da Sky News secondo le quali BoJo tornerà a Londra nella notte dopo l’intervento all’Assemblea Generale dell’Onu in corso a New York. Il premier britannico, Boris Johnson, ha lanciato un appello a tenere nuove elezioni.
“Ho il massimo rispetto per la sentenza della Corte Suprema, ma sono in disaccordo. Quindi vado avanti e naturalmente il Parlamento tornerà a riunirsi“, ha commentato il premier da New York dove si trova per l’Assemblea generale Onu. “Il Parlamento ha avuto tre anni per dibattere la Brexit”, ha aggiunto Johnson ribadendo che il Regno Unito “lascerà l’Ue il 31 ottobre”. Ora, ha aggiunto conversando con i cronisti, “a cosa ovvia da fare è convocare le elezioni“

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