sabato, 4 Aprile, 2020

CORSA AD OSTACOLI

0

I rimborsi ai truffati delle Banche da cavallo di battaglia della campagna elettorale di Salvini, si sta trasformando in un vero e proprio stallo per il governo. Dare la responsabilità a Tria per non aver ancora dato il via libera al processo per restituire i soldi persi dai risparmiatori non regge più come scusante. Che l’accordo sulle norme per l’indennizzo ai risparmiatori truffati dalle sei banche ancora non c’è lo ha ammesso lo stesso presidente del consiglio Giuseppe Conte, parlando in mattinata con i giornalisti a margine della seconda edizione del Sustainable Economy Forum, a San Patrignano. Ma il premier torna a ripetere la sua convinzione manifestata anche ieri mentre si trovava in Qatar. “Sulle banche – ha detto Conte – stiamo lavorando alacremente per trovare un’intesa. Immagino e confido che approveremo il decreto crescita questo pomeriggio”.

Il Cdm è fissato per il pomeriggio di giovedì ma il risultato non per nulla scontato . Fonti del Mef infatti fanno sapere che il ministro Giovanni Tria non è convinto che la versione del decreto messa a punto da governo sia contraria alla normative europee e quindi il timore è che possa essere bloccato dalla Commissione. Con la Legge di Bilancio 2019 è stato costituito un fondo per gli indennizzi ai risparmiatori, il Fir, che contiene un miliardo e mezzo di euro. Il contrasto sta nel come utilizzarlo. Il Ministro dell’Economia vuole utilizzarlo seguendo le norme del bail in approvate nella scorsa legislatura e le indicazioni del commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager. Il bail in, in vigore dal Gennaio 2016, non è altro che la condivisione delle perdite da parte di azionisti e obbligazionisti subordinati e si applica attraverso un prelievo forzoso che non riguarda però i depositi fino a 100.000 euro, né i patrimoni dei clienti (azioni, obbligazioni, titoli di fondi) che la banca ha in gestione.

Per fare cassa di voti, il Movimento Cinque Stelle ha promesso rimborsi il più possibile generalizzati. La Lega vuole superare la questione al più presto possibile, e propende risarcimenti automatici solo per una parte dei risparmiatori, mentre per altri propone un arbitrato. Ipotesi rigettata invece dal M5S. La campagna elettorale per le europee fa il resto. I 5 Stelle, che secondo i sondaggi non hanno guadagnato molto in termini di consenso con il reddito di cittadinanza, sono in perenne affanno e soffrono lo smodato attivismo di Salvini. In mezzo il ministro Tria preso di mira come capro espiatorio. Tanto che in mattinata il vicepremier M5S Luigi Di Maio ha dovuto smentire le indiscrezioni riportate da diversi quotidiani secondo cui sarebbe orientato a concedere alla Lega la guida del ministero dell’Economia e a sostituire Giovanni Tria. “Il governo è compatto” ha assicurato Di Maio, bollando come “miti e leggende” i retroscena riguardanti la sostituzione di Tria con un ministro leghista. Di Maio ha inoltre ribadito che il governo non intende varare alcuna manovra correttiva, nonostante il deterioramento del quadro economico, ed è tornato ad escludere la patrimoniale. Scenari la cui possibilità di diventare veritieri è inversamente proporzionale all’andamento dei dati economici. Il peggioramento delle previsioni del Pil paventate dagli istituti internazionali vanno tutti nella stessa direzione e disegnano un progressive deterioramento.

L’esigenza di Tria è di non violare le norme Ue, ma anche di mettere al riparo se stesso e i funzionari del proprio ministero nel caso in cui i decreti risultassero comunque non conformi al quadro europeo. Il che si traduce nella richiesta di una “norma primaria” che modifichi la legge di Bilancio. Di una legge, cioè: il decreto attuativo non potrebbe che prevedere norme in linea con la legge di Bilancio, che tende ai risarcimenti indiscriminati, e scarica la responsabilità sul Mef. Per introdurre dei correttivi occorre una norma di uguale valore, cioè una legge. Ecco perché si era ipotizzato di introdurre questa norma nel decreto crescita, questa ipotesi negli ultimi giorni è scomparsa.

Dal Mef sono stati inviati a Palazzo Chigi due testi diversi, con due diverse ipotesi. Tria, accogliendo i rilievi dell’Unione europea, propende per la soluzione che introdurrebbe un doppio binario per i ristori, con una corsia preferenziale con Isee inferiore ai 35mila euro e patrimonio inferiore ai 100mila euro, e controlli arbitrali su quelli di entità superiore. È una soluzione, questa, che potrebbe ottenere il via libera della Lega. M5s spinge invece per la soluzione ventilata nella manovra, con un binario unico per tutti i risparmiatori e il giudizio di una commissione ad hoc. Per questa seconda opzione, secondo i pentastellati, non serve scrivere una nuova norma nel decreto crescita ma basta varare un decreto attuativo della legge di bilancio. Ma non si eliminerebbe, fanno notare dal Mef, il rischio di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply