martedì, 22 Ottobre, 2019

Decreto crescita. Nencini: “Italia vicina al salto nel buio”

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Con il voto del Senato il “decreto crescita” (o decrescita, come lo ha ribattezzato l’opposizione) è diventato legge. Sono stati 158 voti a favore, 104 i contrari e 15 gli astenuti. Alla Camera era passato una settimana fa con 270 voti favorevoli e c’era tempo per approvarlo fino al 29 giugno. Il decreto prevede una serie di misure fiscali, economiche, relative allo sviluppo e alle politiche energetiche, tra cui il salva-Roma (una norma per ridurre il peso del debito sui conti della capitale), la riapertura fino al 31 luglio dei termini per aderire alla rottamazione, uno scivolo di cinque anni per chi desidera andare in pensione nelle aziende con più di mille lavoratori e la possibilità di accedere al fondo per il credito alle imprese in concordato preventivo, tra cui Mercatone uno, e misure a sostegno dell’editoria tra cui un finanziamento di tre milioni di euro a Radio Radicale.

La quota 158 ottenuta per l’approvazione abbassa l’asticella al di sotto della maggioranza assoluta. Le ultime defezioni dei pentastellati hanno infatti indebolito ancora la compagine che sostiene il governo. Lo sottolinea Andrea Marcucci, presidente del gruppo dem al Senato: “Il governo – ha detto – perde la maggioranza in Senato, sul Dl Crescita votano sì in 158, esattamente 13 in meno rispetto alla prima fiducia a Conte. L’incompetenza e l’arroganza non pagano”. Soddisfatti ovviamente Conte e Di Maio che sono riusciti a trovare un accordo nella maggioranza per un decreto rimandato più volte.
Per Conte  “l’approvazione del decreto è il segnale di un Paese che fa sistema e rilancia l’economia” mentre per i senatori M5S tale provvedimento contiene “un pacchetto sostanzioso di misure mirate per imprese e professionisti”.

Una razio politica che il senatore del Psi Riccardo Nencini, nel suo intervento in Aula, ha detto di non capire. Per come è stato costruito “è un provvedimento più di fine che di metà legislatura. Manca di una visione organica della crescita e manca una risposta sulle quattro questioni che pesano sull’Italia: bassa produttività , asfissia del mercato interno, ruolo decisamente debole in Europa e eccesso di debito”. Provvedimenti come questi – ha detto Nencini – avvicinano l’Italia al salto nel buio. Perché solo con le promesse non si vive”.

Durissimo l’intervento dell’ex premier Matteo Renzi che ha attacco in toto il decreto. “Il Governo e la crescita sono due mondi paralleli, destinati a non incontrarsi” ha detto Renzi. “Da quando ci siete voi – ha detto rivolgendosi al Governo – è sparita la crescita. Ci sono due letture diverse: voi dite che è solo un fatto di sfortuna, noi pensiamo che siate incapaci, ma quello che è certo è che i numeri parlano per voi”. “In questa fase in cui il mondo va verso l’intelligenza artificiale – ha concluso Renzi – voi scegliete la strada della stupidità naturale”.

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