martedì, 7 Aprile, 2020

Giustizia, Buemi: “I magistrati paghino come gli altri”

3

DL-giustizia-Buemi161 voti favorevoli, 51 contrari e nessun astenuto. Questi i numeri con cui il governo ha incassato ieri l’ennesima fiducia (la 22esima su 28 leggi approvate dalla nascita dell’attuale esecutivo) – questa volta a Palazzo Madama – al decreto legge di riforma della giustizia civile che, rispetto al testo iniziale va a incidere su uno dei capitoli più caldi – assieme a quello delle ferie – del provvedimento, la negoziazione assistita, le separazioni e i divorzi consensuali. Ora il maxi-emendamento passerà all’esame della Camera. Avanti! ne ha parlato con Enrico Buemi, senatore e capogruppo Psi in Commissione Giustizia che in merito al tema della responsabilità civile dei magistrati ha dichiarato l’intenzione di “farli uscire fuori dalla loro campana di vetro. Non ho nulla contro di loro, ma credo debbano rispondere dei loro errori come tutti”.

Senatore Buemi, il decreto legge di riforma della giustizia civile contiene novità o miglioramenti? Risolverà i problemi della giustizia nel nostro Paese?

Ci sono senz’altro dei miglioramenti nell’efficienza del sistema come per esempio l’accelerazione del procedimento, alcune semplificazioni, la crescita della produttività dei protagonisti (il riferimento è a magistrati e avvocati, ndr), a favore di un recupero dei tempi complessivi dell’azione giudiziaria. Apprezziamo anche il coraggio con cui alcune questioni delicate riguardanti i magistrati cominciano a essere affrontate.

Perché non procedere al voto, ma optare per la fiducia. Cosa c’è dietro?

La fretta, l’urgenza. Il processo civile versa in una situazione complicata con procedure complicate, rinvii e tempi lunghi che si prendono avvocati e periti. La prassi di chiedere la fiducia non è ortodossa ma, ripeto, la gravità ha imposto una accelerazione.

In merito al delicato tema della responsabilità civile dei magistrati, negli ultimi giorni si sono susseguite polemiche e malumori anche nella maggioranza di governo.

Penso che una parte del Pd sia molto sensibile alla parte più intransigente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) rispetto alla norma attuale. Ma non tutti i magistrati pensano di essere intransigenti alla modifica: alcuni di loro pensano che si tratta di una legge (la legge Vassalli, dal nome del ministro socialista, ndr) che vada aggiornata e applicata. In questi 26 anni non si è concretizzato alcun sanzionamento. Tra i magistrati ritenuti colpevoli, pochi sono stati condannati, e nessuno di loro ha avuto una responsabilità economica, ossia è stato sottoposto al pagamento del danno arrecato.

Perché?

La piena applicazione della legge Vassalli è stata impedita attraverso l’inserimento – all’ultimo momento – del cosiddetto filtro di ammissibilità. Con quel trucco è stato tradito un referendum votato dall’80% degli italiani (uno tra i tre referendum abrogativi del 1987, ndr), consegnando il nostro ordinamento a 26 anni di finzione.

Cosa intendi?

Secondo i dati forniti dal Ministero della Giustizia, il filtro di ammissibilità ha impedito che su 410 azioni intentate contro lo Stato, più della metà venisse respinta con il filtro. Tra le altre solo 7 sono arrivate al sanzionamento e alla condanna del magistrato, di questi 7 nessuno ha pagato. La rivalsa dell’amministrazione nei confronti del giudice responsabile è arrivata a conclusione solo una volta. Una volta, in 26 anni, su 410 cause.

Ma il governo non aveva promesso che “chi sbaglia paga”?

C’è stata una retromarcia del governo sia rispetto al discorso in Commissione che al testo della stessa legge Vassalli. Predisporremo dei sub-emendamernti per trovare un accordo. Ma ora, a parte i tecnicismi, la rilevanza della questione è politica.

Silvia Sequi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply