martedì, 20 Agosto, 2019

ARRIVA IL DECRETONE

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E’ finito a Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri per varare il decreto legge sul reddito di cittadinanza e quota 100. Logica conseguenza del vertice mattuno svoltosi a Palazzo Chigi, durato poco più di un’ora, fra il premier Giuseppe Conte e i vicepresidenti Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Una riunione dove si è trovato l’accordo  appunto su reddito di cittadinanza e quota 100 e ha così via libera al decretone.

Da Palazzo Chigi si manifesta soddisfazione e ottimismo. Al termine del Consiglio è prevista una conferenza stampa di Conte, Di Maio e Salvini. L’incontro di questa mattina è stato definito “positivo, governo soddisfatto – si legge in una nota – ci sono tutte le risorse su quota 100 e reddito di cittadinanza”. La nota conferma il consiglio dei ministri previsto alle 18 (inizialmente era alle 16) “per varare il decreto. Via libera agli stanziamenti per tfs anticipato per tutti e per fondo volo Alitalia”, conclude il comunicato. Al summit hanno preso parte anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria, i sottosegretari al ministero di via XX Settembre, Laura Castelli e Massimo Garavaglia, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, e il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Quest’ultimo conferma l’esito positivo della riunione: “Tutto risolto, le coperture per reddito di cittadinanza e quota 100 ci sono. I nodi sono stati sciolti e i testi sono pronti per il Consiglio dei ministri di oggi”. Se non verrà rinviato ancora.

Il “decretone”, i cui contenuti sono stati più volte modificati, suscita non pochi dubbi. Soprattutto a chi chiede al governo di usare i soldi in modo diverso. Non per l’assistenza, bensì per investimenti e sviluppo.

Forti dubbi infatti arrivano da Confindustria: “Siamo critici sul processo relativo al reddito di cittadinanza. Non tiene conto delle condizioni reali del Paese” afferma il presidente Vincenzo Boccia. ”Non è realistico poter rifiutare due o tre proposte di lavoro quando è già difficile riceverne una, soprattutto in regioni del Sud con una disoccupazione giovanile oltre al 30%”, osserva il presidente. ”Abbiamo l’impressione che ci sia una dissociazione dalla realtà che il Paese vive in alcune zone. Va bene per la tutela della povertà ma bisogna creare occasioni di occupazioni strutturale, e, il provvedimento non sembra andare in questa direzione”.

Secondo Boccia il reddito di cittadinanza potrebbe addirittura diventare ”uno strumento che disincentiva il lavoro e addirittura tutela i protagonisti del sommerso”. I dubbi del presidente si estendono anche su quota 100 che, secondo il vicepremier, Luigi Di Maio, dovrebbe portare a un ricambio generazionale attraverso la formula: una assunzione ogni due pensionati. ”Non c’è automatismo”, osserva. ”Per creare posti di lavoro bisogna aprire a un piano di inclusione giovani e bisogna aprire nuovi cantieri”, sottolinea Boccia. ”C’è uno studio dell’Ance che prevede che ci sono risorse per oltre 20 miliardi già stanziate per opere pubbliche di oltre 100 milioni e che genererebbero 400mila posti di lavoro veri e non aleatori”.

Critico anche Francesco Boccia, deputato Pd che attacca l’uso delle clausole di salvaguardia. “Voglio dirlo con chiarezza al governo, le clausole di salvaguardia sono illegittime, espressamente vietate dalla riforma del Bilancio. Inserire nuove clausole di salvaguardia a copertura di quota 100 o opzione donna, ci farebbe ripiombare in quella spirale perversa di cambiali da cui, a fatica dopo dieci anni, stavamo per uscire. Se ricominciamo con la spesa garantita da clausole che poi prevedono tagli di spesa sociale o aumenti di tasse, facciamo solo altri danni agli italiani. Quando arriveranno i testi in Parlamento, mi auguro ci possa essere la possibilità di un confronto per migliorarli”.

Con il decreto sull’introduzione della cosiddetta Quota 100 l’accesso alla pensione per i dipendenti pubblici partirà il 1 agosto del 2019. Lo precisa il ministro della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno su Twitter spiegando che la decisione è per “garantire continuità servizi a cittadini e imprese, e programmare il ricambio generazionale”. Sulle bozze circolate di recente la data era il 1 luglio. Con il decreto sull’introduzione della cosiddetta Quota 100 ci sarà il trattamento di fine servizio “immediato per tutti i dipendenti pubblici (“quotisti” e non). Stop al differimento”. Lo dice la ministra della Pubblica amministrazione in un tweet. Non si precisa se si tratta dell’intera quota. Una dichiarazione a cui risponde Antonio Foccillo della Segretario Confederale Uil: “Registriamo la conferma da parte della Ministra Bongiorno di una finestra per accedere a quota 100, riservata ai lavoratori pubblici, che potranno andare in prepensionamento solo a partire dal primo agosto 2019, un mese dopo rispetto le precedenti indiscrezioni”. Per Foccillo si tratta di “un’altra pesante discriminazione che non si giustifica con l’esigenza di garantire la continuità di servizi a cittadini e imprese e di programmare il ricambio generazionale che, dopo l’ennesimo rinvio, potrà avvenire solo a partire dal prossimo 15 novembre 2019”.

“Non è certo a suon di rinvii che si invertirà il trend dell’invecchiamento e della diminuzione organica della popolazione lavorativa della P.A.. In questo modo – conclude Foccillo – si produce un continuo accanimento nei confronti del pubblico che non fa altro che riflettersi sui servizi resi alla cittadinanza. Noi confermiamo la nostra disponibilità a qualsiasi confronto di merito”.

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