mercoledì, 20 Gennaio, 2021

Dentro il ‘Nido’ familiare

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Nemmeno la tragedia della pandemia è riuscita a fermare la violenza contro le donne.
Anzi la violenza è aumentata nel periodo del lockdown confermando che le violenze che le donne subiscono avvengono soprattutto in famiglia.
È dentro casa, il nido familiare, luogo in apparenza sicuro che la donna subisce.
Sono infatti e innanzitutto violenze per mano di mariti, compagni, fidanzati, persone vicine alla vittima, persone che la vittima conosce, che appartengono al suo mondo.
Una donna su tre ha subito violenza almeno una volta nella sua vita ma per tante di loro la violenza è esperienza quotidiana che si ripete, dura nel tempo, spesso nascosta, negata, e in alcuni, troppi casi finisce tragicamente. Parliamo di femminicidi e pure di figlicidi, di uomini che uccidono la moglie, la compagna, i figli, le figlie.
Sono uomini che non accettano di essere lasciati che si vendicano ferendo a morte, uccidendo. Il femminicidio è il crimine dei deboli, dei rifiutati; non è un raptus improvviso ma una tragedia costruita giorno dopo giorno pensando di risolvere con la forza fisica, con la violenza i problemi che invece hanno bisogno di costruire, in un rapporto alla pari, una nuova grammatica nelle relazioni affettive.
Per questo è necessario soprattutto agli uomini che noi vogliamo parlare, perché troppo spesso abbiamo parlato fra noi donne mala violenza maschile sulle donne è anche questione di donne, ma è soprattutto questione di uomini.

La violenza in ogni sua forma va combattuta con determinazione a livello politico, a livello sociale, soprattutto a livello culturale.

E’ necessario proteggere e sostenere le vittime e punire i colpevoli, certamente, ma la nostra priorità non è che gli assassini vadano in galera, certo ci devono andare, ma la nostra priorità è che non vi siano più femminicidi e violenze sulle donne e sui minori

Da qui la necessità di stanziare risorse per promuoverne politiche di prevenzione, che stanno portando dei risultati; per sostenere servizi e centri antiviolenza; ma soprattutto svolgere un’azione educativa che parta dalle scuole, che educhi al rispetto, alla accettazione delle diversità, che faccia educazione sentimentale, che non trascuri nessun aspetto a cominciare dal linguaggio che non deve essere sessista.

Questo è un modo per dare senso alla giornata del 25 novembre, una giornata voluta dalle donne e istituita dalle Nazioni Unite più di vent’anni fa; non è una giornata celebrativa ma una giornata per contribuire a eliminare la violenza contro le donne.

Pia Locatelli,
Vicepresidente Internazionale Socialista Donne

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