lunedì, 16 Dicembre, 2019

Di Maio si mette ‘in rete’ e chiede fiducia, la Lega interviene

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In ore cruciali per l’Italia, il M5S pensa alla guerra interna. O meglio la stessa sorte di ogni partito è toccata anche al Movimento, anche se non si riconosce come tale, la resa dei conti. Dopo la disfatta europea, definita da Alessandro Di Battista “la più grande sconfitta della nostra storia”, il capo politico Luigi Di Maio si prepara per le conseguenze di un esecutivo fatto di luce riflessa della Lega. L’interventismo della Lega però tocca e innervosisce ancora di più i cinque stelle, pare infatti che la Lega abbia detto ‘no’ a un Movimento 5 stelle in cui dovessero prevalere le idee di Alessandro Di Battista. È quello che ha precisato Matteo Salvini ai suoi parlamentari durante l’assemblea a Montecitorio, stando a quanto riferito da chi ha partecipato alla riunione. Anche se l’altro Vicepremier Matteo Salvini ha detto ufficialmente: “Capisco le ore e i giorni che stanno vivendo gli amici dei 5 stelle, quindi non mi permetto di commentare le scelte altrui”.
Adesso tocca agli iscritti che dovranno decretare se riconoscono ancora in lui o meno il capo politico del M5s.
“Prima di ogni altra decisione, oggi però ho anche io il diritto di sapere cosa ne pensate voi del mio operato. Voglio sentire la voce dei cittadini che mi hanno eletto capo politico qualche anno fa. Quindi a voi la parola”, scrive Di Maio sul Blog delle Stelle, sul quale arriva subito la presa di posizione del garante Beppe Grillo che “assolve” il capo politico del Movimento.
E mentre per alcuni è già pronta la decapitazione del Vicepremier, molti big del Movimento fanno outing per sostenere Di Maio. “Ci sono ancora troppe cose da portare avanti per la comunità, nel Paese e a Torino. Per questo confermerò la mia fiducia a Luigi Di Maio. La forza di una squadra si vede nei momenti di difficoltà”, scrive il Sindaco Chiara Appendino che insieme al Guru Grillo e al Primo Cittadino Raggi cercano di dare man forte al giovane capo Pentastellato.
“Capisco lo shock del voto – scrive su Facebook Michele Gubitosa – ma ricordiamoci di Reddito, Quota 100, Pensione di cittadinanza, Sanità trasparente, Spazzacorrotti. E tanto altro. Si vince e si perde insieme. Luigi Di Maio è il leader che ci ha permesso di fare tutto questo. Io voterò Sì! Si continua insieme a lui come capo politico”.
Il cambio della guardia però potrebbe esserci, anche se il papabile Di Battista continua a dire “non sono come D’Alema con il Pd”, anche il premier Conte infatti ha fatto saper che i vertici a tre Conte-Di Maio-Salvini non saranno convocati prima che si sia conclusa la votazione online tra gli iscritti M5s sulla piattaforma Rousseau sul ruolo del capo politico. Un po’ per non mettere pressione, un po’ perché ci si aspetta la sua destituzione. Anche se gli iscritti sono chiamati a esprimersi sul ruolo di Di Maio come capo politico, ma non sul suo ruolo di vicepremier o ministro.
Ma intanto l’Europa chiama…

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1 commento

  1. Andrea Malavolti on

    Prende il via oggi a Trento il 14° Festival dell’Economia incentrato sul tema della “Globalizzazione, nazionalismo e rappresentanza”. Tra gli ospiti Alberto Mario Banti, professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Pisa, di cui Repubblica e La Stampa ospitano oggi un’analisi sull’origine della retorica populista e del perché i partiti che la usano hanno successo. “La loro narrazione è semplice – scrive Banti – : ‘La colpa delle nostre sventure è della finanza internazionale (magari ebraica) ; delle caste politiche nazionali; dei tecnocrati dell’Unione Europea; la colpa è dei flussi migratori; o comunque dei migranti che costituiscono una minaccia alla nostra prosperità, perché sono portatori di culture e identità religiose del tutto estranee alle nostre e dunque, recuperiamo la sovranità nazionale, e potremo fare politiche a sostegno del popolo; prima gli italiani; prima i francesi; difendiamo la cultura ungherese; difendiamo l’identità polacca; e facciamolo in ragione delle differenze etniche, religiose, culturali, che ci separano da questi nostri nemici’. Ecco: questo è lo storytelling dei movimenti populisti di destra”. (Fonte Pagine Ebraiche)

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