sabato, 4 Luglio, 2020

Diario di bordo

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Diario di bordo. Astronave “Madreterra”.
35° giorno di navigazione nell’era del Coronavirus.
Sono solo soletto ed ho appena finito di fare la mia “stappettata” (scampagnata sul tappeto di casa) di questo lunedì di Pasquetta.
Il morale non è dei migliori, ma cerco di farmi passare come divertenti anche le cose più banali.
Per esempio nello scrivere queste riflessioni.
Siamo in “galera” da molti giorni. Questo primo mese, e spiccioli, di prigionia è passato sfogliando il bouquet di cifre sui contagiati, ricoverati, ricoverati in terapia intensiva e, purtroppo, sui decessi, da un lato e, dall’altro, un altrettanto nutrito bouquet su quello che andava fatto o su quello che si sarebbe dovuto fare e su quello che succederà o su quello che potrebbe succedere. Metti la mascherina, no non serve; il vaccino a settembre, no a gennaio; il contagio è nell’aria, no solo con contatto orale; a metà aprile la fase 2, no a maggio; con il caldo il virus si indebolisce e muore, no, non sarà così.
Le stanze dei bottoni, da quella politico-istituzionale a quella amministrativa, da quella sanitaria a quella della comunità scientifica, si sono letteralmente feisbukkizzate (pronuncia in vernacolo).
Dicono tutto ed il contrario di tutto.
Certezze zero.
Provo a darmele.

Certezza numero 1.
Ho i zibidei fracassati.

Certezza numero 2.
Le spese corrono e nessuno me le sconta, (bollette, affitti, benzina, spesa, medicine, mascherine, amuchine) ma di soldi in ingresso non se ne vede l’ombra.

Certezza n.3
Per arrivare a tempi in cui si vedrà all’orizzonte qualche biglietto colorato, da 10 €uro o da 20 €uro, dovranno passare, non giorni, neanche settimane, spero solo dei mesi.
Sfoglio la rubrica del telefono. Tra qualche amico e diversi clienti ne incontro parecchi che il sabato fanno la spesa con quello che incassano durante la settimana. Oggi staranno alla fame.
Mi vergogno di lamentarmi. C’è chi sta peggio di me. Molto peggio.
Scorro i numeri forniti dalla Protezione Civile. Cerco una consolazione nel convincermi che tutto questo è utile.
Dicono da qualche parte che in effetti i contagiati sono più di quei 150mila e rotti che indicano le statistiche, si parla di milioni che vanno in giro da dicembre. Almeno 5.
Provo a farmi un po’ di conti. Se davvero ci sono 5 milioni di contagiati che da dicembre vanno in giro e gli infettati con sintomi sono solo 156.000 vuol dire che questo virus non è proprio così aggressivo. In percentuale 156.000 è il 3% dei contagiati. Forse la percezione che “chiunque incontro contagiato mi contagia” e l’altra sensazione che mette paura “se mi contagio vado sicuramente in ospedale” sono sbagliate.
Mi incuriosisco e proseguo nell’indagine.
Calcolo la percentuale dei ricoverati: 27.847 pari al 5,5/1.000. (per mille)
Calcolo quella dei ricoverati in terapia intensiva. 3.343 pari allo 0,7/1.000. (per mille)
Con il 97% di persone che subiscono il contagio, ma passano il virus senza neanche accorgersene, mi sembra che abbiamo avuto di peggio.
Poi mi fermo un attimo a riflettere. Ci sono circa 20.000 persone decedute. È vero. Ed una sola persona che muore specie se per una malattia, per fame o per una guerra è una sconfitta dell’umanità.
Ma anche su questo doloroso tema ci sono, in passato, scivolate addosso cifre delle quali non teniamo memoria. Magari se qualcuno volesse togliersi lo sfizio di andare a leggere quante vittime fanno le polveri sottili o il fumo passivo, in un anno, stupirà nel leggere cifre a 5 zeri.
Ma davvero l’unico modo era imprigionare un intero popolo? Ma fanno così in tutto il mondo.
È vero. Ma si sta mandando l’Italia, per quel che ci riguarda, ma l’intera Europa e forse tutto il pianeta in malora.
Da questa vicenda traggo un’altra conclusione.

Certezza n.4.
Faranno più vittime i disastri economici che il virus.
Il rimedio non può essere solo quello che gridano da tutti i venti, dagli statisti agli scienziati, dai presidenti di regione e dai sindaci, ai medici: “state a casa!”
Questo lo avrebbe detto la mia povera mamma, la nonna di mio figlio.
Non è questo il rimedio. Può esserlo, ma per un periodo di tempo limitato.
Bisogna fare qualcosa di diverso. Si deve fare qualcosa di diverso.
Da un lato la “Sanità pubblica”.
Non può non esserci un potenziamento delle strutture sanitarie.
La storia ci insegna che sono state costruite strade, ferrovie, stadi, ospedali in pochissimo tempo, non credo che riadattare presidi ospedalieri e renderli capaci di accogliere la domanda di ricovero da parte di una percentuale esigua di contagiati da coronavirus sia impossibilee soprattutto impossibile farlo in tempi brevi. .
Dall’altro lato la “Comunità Scientifica”.
Invece di parlare in continua contraddizione di sé stessa, studi i farmaci senza pregiudizi, i test senza essere prevenuta, i vaccini con mentalità aperta, pensi a sistemi di protezione e prevenzione che permettano alle persone di tornare ad una vita, se non del tutto, un po’ più normale e produttiva. Ci metta del genio. E faccia presto. Altrimenti che scienziati sono.

Certezza n.5.
Spero di sbagliarmi. Ma allo stato sono arrivato ad una conclusione.
Il “dovete stare a casa” non è un rimedio per tutelare la salute dei cittadini.
Ci si è fermati all’apparente aggressività di un virus che se studiato meglio poteva dare altri numeri statistici ed altre percezioni.
È un mezzo per parare i fondelli ad un “Sistema Sanitario” inefficiente e ad una “Comunità Scientifica” che brancola nel buio.

Certezza n.6
Gli ammortizzatori economici, gli aiuti, quando arriveranno saranno palliativi.
Se non se ne esce subito il paese è economicamente “morto”.
Parlo di circa 60 milioni di italiani. E allora sarà la fine.


Massimo Carugno

Resp.Nazionale dei Diritti del Cittadino

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