venerdì, 23 Agosto, 2019

Diciotti, l’implosione dei 5 Stelle per difendere Salvini

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Era l’unica soluzione possibile per salvare capra a cavoli. Ma il 5 Stelle si “macchiano” del peccato originale e in poche ore buttano alle ortiche tutte le promesse e i principi sui quali avevano costruito la loro diversità. Il movimento si è piegato al poltronismo e ha salvato il ministro degli Interni ed evitato di far saltare il governo.

La Giunta per l’immunità del Senato infatti  ha votato no alla richiesta del Tribunale dei ministri di Catania di processare il ministro Matteo Salvini. Sedici i voti a favore della proposta di Maurizio Gasparri di dire no all’autorizzazione, sei i contrari. Dopo i lavori, fuori dall’Aula si scatena la bagarre. Gli esponenti Pd urlano “Vergogna”, il senatore M5s Giarrusso risponde con il gesto delle manette e dice: “Io non ho i genitori ai domiciliari” con riferimento all’ex premier Matteo Renzi.

Una folta delegazione di senatori del Pd ha inscenato una protesta dentro il cortile di Sant’Ivo alla Sapienza davanti all’aula della giunta. “Armati” di cartelli i parlamentari hanno sfilato nel cortile davanti ai giornalisti. “Siamo molto preoccupati – dichiara Simona Malpezzi – perché siamo di fronte a una democrazia di un blog che sconfigge la democrazia parlamentare”.

Insomma il risultato uscito dalla cilindro della piattaforma Rousseau si è tradotto in voto parlamentare. Su cinquantamila partecipanti alla consultazione circa il 60% sarebbe pro-Salvini mentre il restante 40% sarebbe favorevole al processo. Dunque, i pentastellati si sono divisi sul caso Diciotti. Inoltre, non mancano le polemiche sulle modalità di voto, sulla trasparenza, sul numero esiguo dei partecipanti rispetto agli elettori del M5S e sulla possibilità di manipolazione dei dati elaborati.

I pentastellati sono sempre più in crisi e sempre più lontani dai principi fondativi del Movimento. Federico Pizzarotti, il sindaco di Parma politicamente nato nel M5S e poi allontanato da Beppe Grillo, ha sintetizzato l’esperienza del movimento dopo l’alleanza con la Lega. Dopo che la base grillina sulla piattaforma Rousseau ha detto no al processo per Matteo Salvini sul caso Diciotti, il sindaco di Parma ha pubblicato un elenco di tutte le promesse mancate del M5S dall’insediamento al governo. Pizzarotti ha annunciato ai lettori: “E con questa direi che le regole a cui non si deroga sono finite”. Pizzarotti se la prende anche con gli annunci fatti da Grillo e Casaleggio sulle cariche del movimento che avrebbero dovuto essere tutte elettive. Pizzarotti fa notare: “Presidente non eletto, segretario non eletto, tesoriere non eletto, membri del direttorio non eletti, portavoce non eletti, responsabili comunicazione non eletti”.

Anche Paola Nugnes, senatrice del M5S da tempo in odore di espulsione, è tornata a criticare i vertici del movimento. In una intervista a Radio Capital, dopo il no degli iscritti al processo per Matteo Salvini, ha detto: “Non ho motivi di non fidarmi di Di Maio, anche se non ne condivido le strategie. Con questo voto il M5S ha perso una parte della sua natura, dal punto di vista elettorale dovrebbe costare caro. Nella mia bolla di percezione il dissenso è ampissimo, come lo scontento di attivisti e anche di tanti portavoce a tutti i livelli”.

Paola Nugnes è ancora in attesa del giudizio dei probiviri per il suo dissenso sul decreto sicurezza ma non teme di essere espulsa. In merito, la parlamentare pentastellata ha affermato: “Sono nel M5S dal 2007, e sono coerente nella mia posizione che non è isolata. E voglio portarla avanti. E’ il movimento che si è spostato. Posso comprendere gli obiettivi ma non condividerli. Non lascio il Movimento, continuo a combattere. Sono convinta e serena delle mie posizioni”.

Molti attivisti del M5S sono sul piede di guerra e pronti a contestare Beppe Grillo, arrivato a Roma per mettere in scena al Teatro Brancaccio, stasera e domani, il suo show ‘Insomnia’. Una manifestazione di attivisti delusi che si riconoscono nell’Associazione M5S 2009, quella fondata da Grillo e poi sostituita dall’Associazione 2017 guidata da Di Maio.

Francesca Benevento, consigliera del XII municipio e attivista iscritta alla precedente Associazione, ha detto: “Chiederemo a Grillo di sfiduciare Luigi Di Maio come capo politico. Ringrazieremo Grillo per aver ceduto i nostri dati a Casaleggio, che ha blindato il suo ruolo con lo statuto del nuovo partito. Rousseau di fatto oggi è la sede del M5S. E’ importante esserci e manifestare la nostra presenza. Il M5S 2009 esiste e Grillo non può silenziarci, cancellarci come se non fossimo mai esistiti. Chiediamo dunque a Grillo di sfiduciare Di Maio come prevede l’articolo 7 dello statuto, in base al quale il capo politico può essere sfiduciato dal comitato di garanzia e dal garante”.

Secondo la consigliera, il voto sulla piattaforma Rousseau con cui si è espressa la base del M5S è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: “E’ un voto che tradisce i valori fondanti del Movimento. Il no all’immunità era uno dei cartelli principali del M5S, per la quale la consultazione di ieri rappresenta solo l’ultimo tradimento che si aggiunge a una lunga lista che va dall’Ilva al Tap alle trivelle. Ormai il M5S è un contenitore svuotato di tutte le battaglie condotte quando il Movimento era all’opposizione. E perso il contenuto, rimane solo il pacco. Per questo nei sondaggi il Movimento scende di un punto percentuale ogni settimana. Se diventi un partito di destra è chiaro che la gente sceglie l’originale: la Lega”.

La Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato ha votato a favore della relazione del presidente e relatore Maurizio Gasparri. Sedici sono stati a favore e sei contrari. L’unica assente, la senatrice Grazia D’angelo, vicepresidente della stessa Commissione, ha partorito alle tre di notte. La proposta del senatore azzurro, che è passata, chiedeva di dire no alla richiesta di autorizzazione a procedere per Matteo Salvini per la vicenda Diciotti, richiesta fatta dalla procura di Catania, con l’accusa per il ministro dell’Interno di ‘sequestro di persona aggravato’ a seguito dell’impedimento dello sbarco dei 177 migranti a bordo della nave della Guardia Costiera italiana ‘Diciotti’, ferma per cinque giorni di fronte al porto di Catania.

Durante la riunione a Sant’Ivo alla Sapienza, diverse le posizioni. Il sì alla proposta Gasparri era trapelato dalla dichiarazione di voto del senatore per le autonomie Mienhard Durnwalder. Mentre, il senatore Gregorio De Falco (espulso dal M5S) ha sostenuto: “Non esiste l’ipotesi di difesa dei confini dello Stato, perché i migranti erano già in territorio italiano”. Pietro Grasso, ex magistrato ed ex presidente del Senato, ha detto: “E’ stata vera detenzione, lunga, illegale. Si potrebbe ipotizzare anche il sequestro di persona a scopo di coazione di Stato estero (art. 289 ter codice penale), punito con la reclusione da 25 a 30 anni”.

Salvatore Rondello

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