martedì, 22 Ottobre, 2019

Dicono di noi

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“(…)L’Italia ha perso 9 punti di pil, ha sei milioni di poveri, il tasso di disoccupazione giovanile sta arrivando al 40 per cento, la situazione economica rimane drammatica. Ma questa emergenza non sembra minimamente contagiare l’aula foderata di palazzo Madama, che somiglia a un circo: cori da stadio, scene isteriche, insulti volgari, accuse di fascismo e dittatura strisciante e l’invito imbarazzante di Vito Crimi del Movimento 5 stelle a “tirare fuori le palle”. Il vergognoso caos al Senato conferma la vocazione italiana al teatrino politico, alle beghe ideologiche, la predilezione per le barricate e il muro contro muro. La passione per i cavilli, commi, sofismi e cortocircuiti per rallentare le votazioni a tutti i costi.

Mentre in altri paesi in tempi di crisi si antepongono gli interessi del paese alle differenze politiche, ideologiche o religiose, in Italia si lotta con accanimento per affossare ogni cambiamento. L’Italia è un paese all’inverso, che da sempre tollera con benevolenza la dittatura delle minoranze. Per decenni gli italiani si sono piegati alla prepotenza di camionisti e controllori di volo, alle proteste di corporazioni come avvocati o farmacisti, a sindacati che hanno bloccato Pompei per alcune assemblee, ai musei chiusi per scioperi selvaggi, alle prime di opere e teatri saltate per la protesta di qualche decina di musicisti. Si sono rassegnati all’isterismo e alla prepotenza dei tifosi negli stadi e ai blocchi dei forconi”.

Sono solo alcune considerazioni di un autorevole giornalista austriaco che oggi dal suo blog commenta disincantato le vicende politiche nostrane di questi giorni.
Difficile dargli torto.

Non c’è da aggiungere molto salvo che un italiano dotato di un minimo di buon senso prova un po’ di vergogna e contemporaneamente sa (o dovrebbe sapere) chi deve ringraziare.

Perché i protagonisti dell’attuale stato delle cose hanno un nome e un cognome.

Emanuele Pecheux

 

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Mauro Del Bue

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