domenica, 17 Gennaio, 2021

Diego Armando, il mito, il simbolo, il sogno

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Teoricamente religione e mitologia potrebbero essere separate anche se tutto potrebbe essere sempre ricondotto alla mitologia. D’altronde all’immaginazione delle folle occorre sempre un eletto, buono o cattivo, che diventa simbolo di una società umana che, anche fra le sue dispute ed i suoi errori, vive sempre nelle prossimità del divino.

Come gli umani, gli esseri della leggenda hanno avuto ed avranno sempre i loro amici ed i loro detrattori. Spesso quegli dei che si pensa sempre d’aver cacciato sono e rimangono qui fra noi, e con loro tutte le allegorie della favola, impiegate talvolta al servizio dell’industria moderna, in un mondo meccanizzato che non ha più tempo di produrre il superfluo, della fantasia, ma soffre oscuramente d’aver perduto tale forma di conforto dell’anima. Certe leggende sono romane, la maggior parte elleniche. Sono le favole classiche della mitologia, spesso semplici varianti banali di leggende, ma nelle quali, talvolta, si lascia svelare un elemento nazionale. Si e’ convenuto di chiamare “mito” un racconto che si riferisce ad un ordine del mondo anteriore sull’ordine attuale e destinato a spiegare non una particolarità locale e limitata ma una legge organica della natura delle cose. Il mito, anche quando fa intervenire gli dei, non e’ necessariamente religioso. Fa ricorso, spesso, a mezzi soprannaturali ma esso non ha realmente bisogno, per svolgersi, che d’un beneplacito piuttosto vago del destino. Certo un ciclo eroico si compone di storie a cui la sola unita’ e’ formata dall’identità del personaggio che ne e’ l’eroe principale. Pochissime leggende, oggi, ci sono tramandate nella loro forma veramente popolare e ne servirebbero tante altre. L’uomo, infatti, avrebbe bisogno di simboli per afferrare ciò che, altrimenti, non sarebbe rappresentabile e non potrebbe sviluppare una riflessione costruttiva.

 

Oggi la crescente astrazione e razionalizzazione del mondo delle idee sembra aver prosciugato il flusso delle immagini che un tempo era quasi inarrestabile. Spesso si parla di fondamenti psichici dei diversi mondi simbolici, con lo stesso Jung che ammetteva l’esistenza di un patrimonio comune di forme originarie, che sono utile strumento per la lettura del pensiero simbolico. Molti simboli tradizionali non possono essere spiegati in maniera univoca bensì possiedono una duplice valenza. La verità è che i veri simboli possono istruirci in modo diverso, ma pur sempre rilevante secondo il punto di vista di ciò da cui sono presi in considerazione. Sfogliando il libro dei sogni dell’umanità alla ricerca di qualcuno di questi che ci guidi nella fuga dalla nostra società fondata sul principio del massimo rendimento capiamo che il simbolo non ha in se stesso il proprio significato bensì rimanda a qualcosa che e’ al di la’. I simboli che penetrano nel profondo della personalità sono in grado di sviluppare un’esistenza autonoma e di influenzare coloro che li hanno creati attraverso una reazione potenziata.

 

E l’uomo che è consapevole di questo fatto ha la responsabilità di scegliere miti e simboli autentici che siano validi all’interno del patrimonio che la storia gli procura. Diego Armando Maradona e’ risultato essere per anni proprio questo; il simbolo che ha regalato il sogno, del possibile e del riscatto, a milioni di persone. Anni in cui milioni di poveri, mangiavano miseria, ma sognavano, con le sue imprese, rincorrendo un pallone e pensando che l’inaspettato poteva accadere anche a loro. Anche se poi il tempo passava, non succedeva niente, e la fame continuava, quel sogno li aiutava semplicemente perché li faceva sperare. Maradona era questo, in un mondo finto, il regalo di un sogno che era un’impresa vera. Maradona era un simbolo ed un mito di cui, forse, i nostri giovani avrebbero bisogno in un 2020 che si porta via anche lui. Rimane però il sogno, inafferrabile ed ineliminabile, come quello fatto da un goal, quello all’Inghilterra, che era riuscito a rappresentare il riscatto politico di una nazione dopo una drammatica guerra o come quello contro la Juventus che aveva, addirittura, fatto presagire la presenza di una mano divina a guidare le imprese dell’uomo. Che la terra ti sia lieve Diego e grazie per lo spettacolo del mito, del simbolo e del sogno che hai involontariamente, ma sicuramente grandemente, saputo regalarci.

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