lunedì, 26 Ottobre, 2020

Dipendere da Mineo?

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Renzi ha ragione. È lui e solo lui il trionfatore del Pd. Senza di lui mai il suo partito sarebbe arrivato al 40 per cento. Si deve alla fiducia che Renzi ha saputo conquistare anche la sconfitta di Grillo, che in tanti, compreso il diretto interessato, ipotizzavano in crescita sul dato delle politiche. È però anche vero che Renzi senza tutto il Pd, senza il Nuovo centrodestra, sulle riforme istituzionali e costituzionali anche senza Forza Italia, rischia di vanificare i suoi progetti di cambiamento e di perdere la fiducia conquistata. Il voto, ormai, è mobile, come la donna del Rigoletto. Viene e va con la velocità di un amorazzo estivo.

Dunque il tema, a mio avviso, non è tanto attinente la legittimità di Renzi di governare sul paese e sul suo partito, ma la possibilità concreta di farlo. Intendiamoci. Non sta scritto da nessuna parte che Renzi debba accettare le mediazioni. Forte del consenso elettorale raggiunto potrebbe benissimo evitare di mediare e rivolgersi direttamente al corpo elettorale. È un’eventualità da non scartare. Ma dopo? Si voterebbe col Costituzionatellum che più proporzionale non si può e anche col 40 per cento si tornerebbe daccapo, con un governo più o meno analogo a questo. Dividendo il suo partito Renzi renderebbe ancora più complicata l’approvazione non solo della riforma del Senato, ma anche dell’Italicum. E dunque anche l’efficacia del voto sul governo del Paese sarebbe molto relativa.

Credo che sia interesse di Renzi e dell’Italia evitare colpi di mano come quelli compiuti in Commissione affari costituzionali del Senato ai danni di Chiti, di Mauro e di Mineo. A cosa portano? Alla scissione di 14 parlamentari del Pd, che non voteranno più sotto dettatura di Renzi, all’indebolimento della sua maggioranza politica e di governo, ad un ruolo sempre più vincolante di Berlusconi. Lasciamo perdere le prerogative del parlamentare che la Costituzione intende “senza vincolo di mandato”, e si tratta di questione di non secondaria importanza, ma agli effetti pratici questa guerra a Corradino e a tutti i Corradini del Pd, a cosa porta?

Ritengo che la via da seguire avrebbe dovuto essere un’altra. Accettare di trovare un’intesa solida nel Pd e nella maggioranza sulla riforma del Senato e della Camera che avesse come obiettivi la diminuzione del numero dei parlamentari e la divisione di funzioni delle due Camere, lasciando perdere il dogma dell’ineleggibilità. Su questa riforma si era già espressa la commissione Violante nel 2006. E la riforma avrebbe potuto passare consolidando la maggioranza di governo e proponendo a Berlusconi un testo difficilmente contestabile. Si è scelto la via più difficile. Quella che porta alla divisione del Pd, alla più difficile ricomposizione della maggioranza, che al Senato gode a fatica dei numeri necessari, e alla tentazione forte di Berlusconi di far saltare il banco. Chi ci guadagna? Non credo Renzi e nemmeno l’Italia. E vero. Renzi ha ottenuto il 40 per cento, ma proprio i Mineo possono adesso farglielo perdere….

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