martedì, 18 Giugno, 2019

Diritto d’autore, è legge al Parlamento europeo

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Il Parlamento Europeo ha approvato, in sessione plenaria a Strasburgo, la nuova direttiva Ue sul diritto d’autore. Il presidente dell’Aula, Antonio Tajani, ha annunciato: “Il testo è approvato”.
La riforma del copyright è passata alla presenza di 658 europarlamentari, con 348 voti a favore, 274 contrari e 36 astenuti. In precedenza l’Aula ha respinto la proposta di 38 eurodeputati di riaprire il testo, votando gli emendamenti che erano stati depositati.
Dopo il voto, in una nota, il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, ha dichiarato: “La direttiva approvata dal Parlamento europeo mette fine all’attuale far-west digitale stabilendo regole moderne al passo con lo sviluppo delle tecnologie, proteggendo gli autori senza imporre alcun filtro all’upload dei contenuti e prevedendo deroghe chiare per tutelare start-up, micro e piccole imprese. Con il voto di oggi il Parlamento europeo dà il via libera definitivo alla nuova direttiva per la protezione del diritto d’autore dimostrando la sua determinazione a proteggere e valorizzare l’inestimabile patrimonio di cultura e creatività europeo. La nostra Unione potrà così beneficiare di regole moderne ed eque per la tutela dei diritti d’autore per il più grande mercato digitale al mondo. Le industrie culturali e creative sono uno dei settori più dinamici dell’economia europea, da cui dipende il 9% del Pil e 12 milioni di posti di lavoro. Senza norme adeguate per proteggere i contenuti europei e garantire un’adeguata remunerazione per il loro utilizzo online, molti di questi posti sarebbero stati a rischio, così come l’indotto. Queste regole permetteranno di proteggere efficacemente i nostri autori, giornalisti, designer, e tutti gli artisti europei, dai musicisti ai commediografi, dagli scrittori agli stilisti. Fino ad oggi i giganti del web hanno potuto beneficiare dei contenuti creati in Europa pagando tasse irrisorie, trasferendo ingenti guadagni negli Usa o in Cina. Con questa direttiva abbiamo riportato equità e fatto chiarezza, sottoponendo i giganti del web a regole analoghe a quelle a cui devono sottostare tutti gli altri attori economici. Abbiamo fornito ai detentori dei diritti d’autore gli strumenti per concludere accordi con le piattaforme digitali in modo da poter vedere riconosciuti i propri diritti sull’utilizzo del frutto della loro creatività. Abbiamo inoltre creato maggiore trasparenza e un meccanismo adeguato per la risoluzione delle controversie. Garantire ai giornalisti un equo compenso per il loro lavoro era una priorità del Parlamento. Con questa riforma assicuriamo una vera libertà di stampa e contrastiamo il fenomeno sempre più diffuso delle fake news, salvaguardando l’indipendenza e la qualità dei media, essenziali per una robusta democrazia. Libertà e responsabilità devono sempre andare insieme. Abbiamo adottato una riforma bilanciata, che non impone alcun filtro all’upload dei contenuti e prevede deroghe chiare per tutelare start-up, micro e piccole imprese. Le regole approvate, ad esempio, non limitano in alcun modo Wikipedia o la libertà di satira, né l’utilizzo di Meme. D’altra parte le grandi piattaforme digitali avranno più responsabilità riguardo ai contenuti che violano i diritti d’autore e dovranno fare la loro parte per garantire il rispetto delle regole”.

Si è concluso così il processo legislativo del Parlamento europeo, iniziato nel 2016. Spetterà ora agli Stati membri, nelle prossime settimane, dare l’ultima approvazione formale.
La direttiva intende garantire che diritti e obblighi del diritto d’autore di lunga data, validi nel mondo offline, si applichino ora anche online. YouTube, Facebook e Google News sono alcune delle piattaforme online che saranno più direttamente interessate dalla nuova legislazione. Queste ultime diventano ora direttamente responsabili dei contenuti caricati sui loro siti. La riforma mira infatti ad aumentare le possibilità dei titolari dei diritti, in particolare musicisti, artisti, creativi ed editori, di negoziare accordi migliori sulla remunerazione derivata dall’utilizzo delle loro opere diffuse sulle piattaforme web. Gli editori di stampa acquisiscono inoltre il diritto di negoziare accordi (che restano facoltativi) sui contenuti editoriali utilizzati dagli aggregatori di notizie. Numerose disposizioni sono poi specificamente concepite per garantire che Internet rimanga uno spazio aperto di libertà di espressione. Per gli utenti di internet, però, tutto resta come prima: non ci sono tasse sui link e gli snippet brevi, ossia le corte frasi di presentazione di un articolo che compaiono per esempio nei feed di notizie di Google o sulle bacheche Facebook, restano fuori dalla tutela dei diritti d’autore. Il caricamento di opere protette per citazioni, critiche, recensioni, caricature, parodie o pastiche è poi stato protetto ancor più di prima, garantendo specificatamente che meme e GIF continuino ad essere disponibili e condivisibili sulle piattaforme online.

Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione Ue al mercato digitale e responsabile del dossier, ha spiegato: “Il voto positivo sulla riforma del copyright è un grande passo avanti che arriva con garanzie chiare per la libertà di espressione. La riforma elimina la frammentazione delle regole tra i 28 e dota per la prima volta l’Europa di chiare regole comuni, che includono anche il patrimonio culturale e il data mining. So che ci sono molti timori su cosa gli utenti possono o non possono fare, ma con le nuove regole, abbiamo garanzie chiare per la libertà di espressione, insegnamento e creatività online che gli stati membri devono utilizzare appieno nella legislazione nazionale”.
Carlo Perrone, il presidente degli editori di giornali europei dell’Enpa, alla vigilia del voto dell’Eurocamera sul copyright, ha dichiarato: “Questo è un voto che va al di là del solo diritto di autore, perché è veramente la difesa della creatività e di quello che è l’anima dell’Europa. Per cui credo che domani sarà un voto particolarmente sentito e posso anche dire che è un voto storico per l’Europa perché si deciderà del futuro del mondo degli autori, dell’editoria e del giornalismo europeo. Siamo sicuramente sul filo del rasoio sull’esito del voto al Parlamento europeo sul copyright. Sappiamo che i Paesi dell’est sono incerti, la controlobby è molto forte in quei paesi, e gli stessi socialisti tedeschi sono divisi fra loro e dunque non sappiamo quanti saranno presenti in aula. Su Wikipedia siamo molto sorpresi, non è la prima volta, perché Wikipedia non è assolutamente toccata da questa direttiva, per cui non capiamo perché oggi abbia oscurato la sua pagina italiana in vista del voto domani all’Eurocamera sulla riforma del copyright. Come tutte le altre enciclopedie online Wikipedia non è assolutamente toccata. Come non ci sarà nessuna tassa per il consumatori, nessun vincolo particolare per i navigatori su internet che potranno continuare a fare dei link e condividere quello che hanno finora condiviso. Dunque, per il consumatore e il navigatore su internet non cambierà assolutamente nulla, invece per dare certezza e sviluppo al mondo della creatività europea è importante che finalmente il diritto di autore venga adeguato al nuovo mondo digitale che stiamo vivendo”. Dopo il voto, Perrone ha sottolineato: “Una grande vittoria per la stampa in Italia! Questo è un voto storico per l’anima e la cultura dell’Europa con una riforma del copyright che sarà essenziale per il futuro degli editori di stampa e il giornalismo professionista dove gli utenti del web si vedono ora garantito un internet democratico e pluralista”.

Il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE), Ricardo Franco Levi, ha commentato: “Una bella pagina e una grande giornata per la cultura e l’Europa.

In una nota degli eurodeputati del Pd, dopo l’approvazione in aula a Strasburgo della direttiva sul copyright, si legge: “Una grande vittoria delle idee, della creatività, della cultura, del giornalismo e della qualità delle opere, quella di oggi al Parlamento europeo”.
L’eurodeputato Pd Enrico Gasbarra, membro della commissione Giuridica dell’Eurocamera, ha sottolineato: “Dopo tre anni di lunghi e non semplici negoziati, abbiamo votato oggi la revisione della direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, ferma a norme di venti anni fa, in una fase storica in cui invece le rivoluzioni digitali si susseguono velocissime”.
La capodelegazione Patrizia Toia ha dichiarato: “È stato esemplare e tenace l’impegno della delegazione Pd che spesso, anche con forti contrasti all’interno del gruppo S&D, è stata determinante nell’esito dell’approvazione del testo, soprattutto nei voti nelle diverse commissioni parlamentari coinvolte”.
L’eurodeputata del Pd Silvia Costa ha commentato: “Una vittoria che finalmente riesce ad aggiornare norme fondamentali nell’era della condivisione online dei contenuti, senza minacciare minimamente la libertà della rete, come i giganti della rete hanno fatto credere ricorrendo a fake news per tutelare i loro enormi guadagni: basti pensare che oggi le due maggiori piattaforme Usa accumulano circa l’80% del totale della pubblicità, senza corrispondere un equo compenso ai titolari dei diritti”. Luigi Morgano, eurodeputato del Pd, ha sottolineato: “Le grandi piattaforme utilizzano già algoritmi di filtro per individuare contenuti illegali e non lo fanno in modo arbitrario. La nuova normativa si propone di regolare il diritto d’autore nel mondo digitale, non certo di censurare Internet e stabilisce la responsabilità di quelle piattaforme che sfruttano commercialmente il lavoro altrui, facendo ingenti guadagni, senza retribuire i titolari dei diritti”.

Il voto finale sulla direttiva sul copyright al Parlamento europeo è stato davvero molto importante per garantire la sopravvivenza della industria creativa Ue che è l’anima, il cuore e il cervello dell’Europa. L’Italia, proprio per la storia che ci contraddistingue, dalla letteratura all’arte, sino al giornalismo, è il Paese che dovrebbe trarre i maggior benefici da questa direttiva rispetto agli altri Paesi europei.
La direttiva darà la possibilità agli editori dei giornali italiani per poter negoziare con Facebook e Google, permettendo loro di sedersi al tavolo con i grandi aggregatori per trovare accordi virtuosi nel loro interesse e in quello di una stampa libera e forte, e parte della remunerazione dovrà andare ai giornalisti. Anche se è prematuro parlare di stime e di come impatterà il panorama mediatico italiano, adesso, almeno con questo diritto gli editori ci sarà una base su cui discutere.
Il governo italiano e in particolare il M5S si sono opposti in maniera molto dura alle nuove regole europee sul copyright. Secondo il presidente di Enpa, Perrone, ci sarebbe quindi il timore che queste siano attuate in modo più blando, così ha detto: “Le istituzioni italiane dovranno trovare una soluzione anche a difesa dell’industria creativa italiana, che rispetto al resto d’Europa ma anche del mondo è in percentuale superiore proprio per la storia che ci contraddistingue. E gli stessi Facebook e Google avranno interesse a trovare soluzioni positive per tutto il sistema dei media italiani, non vorranno essere accusati di essere quelli che hanno distrutto i media in Italia. Non è una questione di affari, ma una questione di democrazia per avere un ecosistema sostenibile”.

L’ad della Sacem, Jean-Noel Tronc, la direttrice della Fep Anne Bergman-Tahon e la presidente esecutiva di Impala Helen Smith, hanno sottolineato: “Il testo è molto equilibrato, in quanto è stato rivisto molte volte e include nuove eccezioni. Questo evita filtri e monitoraggi ex ante dei contenuti degli utenti, garantisce link, meme, parodie, enciclopedie online come Wikipedia, i servizi di cloud, e tutela start up e innovazione, ma anche text e data mining a fini di ricerca, il patrimonio culturale di musei e biblioteche, e i materiali a scopo didattico”.
All’art. 11 della direttiva, viene data la possibilità facoltativa agli editori di stampa di negoziare accordi con le piattaforme per farsi pagare l’utilizzo dei loro contenuti (riconoscimento dei diritti connessi). Gli snippet brevi, le parole che descrivono un articolo, non sono protetti. I link restano liberi e gratuiti. Gli introiti dovranno essere condivisi con i giornalisti.
Con l’art. 13 viene riconosciuto il diritto a colmare il divario tra i ricavi che le grandi piattaforme commerciali fanno diffondendo contenuti protetti da copyright e la remunerazione agli autori o detentori dei diritti. Gli utenti non rischiano più sanzioni per aver caricato online materiale protetto da copyright non autorizzato ma la responsabilità sarà delle grandi piattaforme come YouTube o Facebook, mentre le piccole sono esentate e le medie hanno obblighi ridotti. Non ci sono obblighi di filtri ex-ante, e l’obbligo di meccanismi rapidi di reclamo, gestiti da persone e non da algoritmi, per presentare ricorso contro un’ingiusta eliminazione di un contenuto.
Il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali come Wikipedia o su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub, e sui cloud è escluso dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright. Anche i meme come le parodie, le citazioni e i pastiche sono fuori.
La direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale mira a garantire che i creativi (ad esempio musicisti e attori), gli editori e i giornalisti traggano dal mondo online e da Internet gli stessi benefici che traggono dal mondo offline. Attualmente, a causa di norme datate in materia di diritto d’autore, sono le piattaforme online e gli aggregatori di notizie a ricavare tutti i vantaggi, mentre gli artisti, gli editori e i giornalisti assistono alla libera circolazione del loro lavoro e, nei migliori dei casi, ricevono una remunerazione esigua. Ciò rende molto difficile per gli artisti e i professionisti dei media guadagnarsi da vivere in maniera decorosa.

È importante sottolineare che la direttiva non crea nuovi diritti per i creativi e i giornalisti, ma garantisce unicamente una migliore applicazione dei diritti di cui già godono. La direttiva non crea neppure nuovi obblighi per le piattaforme online o gli aggregatori di notizie; il testo assicura semplicemente una migliore applicazione degli obblighi esistenti. Ciò che è attualmente consentito e legale condividere continuerà a esserlo.

In breve, la direttiva intende obbligare le grandi piattaforme di Internet e gli aggregatori di notizie (come YouTube o GoogleNews) a corrispondere ai creatori di contenuti (artisti/musicisti/attori nonché le case editrici e i loro giornalisti) ciò che effettivamente spetta loro; non sono creati nuovi diritti o nuovi obblighi. Ciò che è attualmente consentito e legale condividere continuerà a esserlo. La direttiva non concerne gli utenti. Al contrario, avrà un impatto sulle grandi piattaforme online e gli aggregatori di notizie come YouTube, Google News o Facebook, imponendo a questi ultimi di remunerare correttamente gli artisti e i giornalisti che creano le opere da loro utilizzate per realizzare guadagni.

Le grandi piattaforme online e gli aggregatori di notizie saranno più motivati rispetto ad ora a concludere accordi (licenze) di remunerazione equi con gli artisti e gli organi dei media che si siano precedentemente identificati come titolari di un’opera. Le piattaforme saranno ulteriormente incentivate a concludere tali accordi, dal momento che, in assenza di un accordo, diverrebbero direttamente responsabili qualora si trovino ad ospitare opere i cui diritti di licenza non siano stati pagati. La legislazione vigente offre più margine di manovra alle piattaforme per sottrarsi a questa responsabilità.

Si prevede che la direttiva incoraggerà le piattaforme online a introdurre finalmente una politica di equa remunerazione nei confronti di tutti coloro che producono i contenuti utilizzati dalle piattaforme per generare guadagni.

La libertà su Internet, così come nel mondo reale, continuerà a esistere fintantoché l’esercizio di tale libertà non limiti i diritti altrui o assuma carattere illegale. Ciò significa che gli utenti potranno continuare a caricare contenuti sulle piattaforme online e che queste ultime potranno continuare a ospitare i contenuti caricati, a condizione che le piattaforme rispettino il diritto dei creatori a una remunerazione equa. Attualmente le piattaforme online remunerano i creatori su base volontaria e solo in misura assai limitata, dal momento che non sono in alcun modo responsabili dei contenuti che ospitano e, pertanto, sono poco incentivati, o non lo sono affatto, a concludere accordi con i titolari dei diritti di tali contenuti.

La direttiva non sarà fonte di censura. Accrescendo la responsabilità giuridica, la direttiva eserciterà maggiori pressioni sulle piattaforme di Internet affinché concludano accordi di equa remunerazione con i creatori delle opere che consentono loro di guadagnare denaro. Non si tratta di censura. La direttiva non crea filtri automatici sulle piattaforme online.

La direttiva fissa un obiettivo da raggiungere, le piattaforme online non devono trarre guadagno dal materiale creato da persone che non abbiano ricevuto un compenso. Le piattaforme sono dunque legalmente responsabili nel caso in cui i rispettivi siti web ospitino un contenuto senza che il creatore dello stesso sia stato adeguatamente remunerato. Ciò significa che il creatore di un’opera utilizzata in maniera illegale può intentare una causa nei confronti della piattaforma in questione.

Tuttavia, la direttiva non include un elenco specifico degli strumenti, delle risorse umane o dell’infrastruttura che potrebbero essere necessari per evitare che sui siti web figuri materiale per il quale non vi è stata alcuna remunerazione. Non è dunque previsto alcun filtro sui contenuti caricati.
Ciononostante, qualora non fossero trovate soluzioni innovative, le grandi piattaforme potrebbero decidere di optare per l’applicazione di filtri. Tali filtri vengono già impiegati dalle grandi società. Le critiche secondo le quali i suddetti filtri oscurerebbero talvolta contenuti legittimi possono in alcuni casi rivelarsi fondate. Tali critiche dovrebbero tuttavia essere rivolte alle piattaforme che progettano e applicano i filtri, non al legislatore, che mira a introdurre l’obiettivo in base al quale una società è tenuta a pagare per il materiale che utilizza per realizzare profitti. Un obiettivo che, nel mondo reale, non viene contestato e trova applicazione.
Infine, l’accordo sulla direttiva include altresì disposizioni volte a garantire che l’errata rimozione di un contenuto caricato possa essere contestata dall’utente attraverso sistemi che consentano di presentare ricorsi e di darvi seguito in tempi brevi.
La direttiva include norme specifiche che impongono agli Stati membri di tutelare la libertà di caricare e condividere opere a fini di citazione, critica, rassegna, caricatura, parodia o pastiche. Ciò garantirà dunque che i meme e le GIF continueranno a essere disponibili. Le disposizioni della direttiva assicurano in realtà che i meme e le GIF saranno ancora più sicuri rispetto al passato, dal momento che la protezione di tali opere era affidata alle diverse legislazioni nazionali, con conseguenti differenze tra gli Stati membri.

Sarà ancora possibile visualizzare un estratto quando si legge o si condivide un articolo sugli aggregatori di notizie.
La norma riconosce agli editori il diritto di chiedere che siano conclusi accordi di licenza con gli aggregatori di notizie per l’utilizzo dei loro articoli. Gli aggregatori di notizie potranno tuttavia continuare a rendere visibile l’estratto di un’opera senza dover chiedere l’autorizzazione dell’editore. Ciò sarà possibile a condizione che l’estratto sia molto breve o sia formato da singole parole e che l’aggregatore di notizie non ricorra in misura abusiva a questa possibilità.

L’accordo offre una tutela specifica alle piattaforme start-up. Le piattaforme esistenti da meno di 3 anni e che presentano un fatturato annuale inferiore a 10 milioni di euro e un traffico mensile medio di visitatori unici inferiore a 5 milioni saranno soggette a obblighi più leggeri rispetto a quanto previsto per le grandi piattaforme consolidate.
È stato detto che l’articolo 13 potrebbe portare alla rimozione di un’opera se il titolare dei relativi diritti è sconosciuto. È stato citato l’esempio della hit “Despacito”…
L’obiettivo dell’articolo 13 è quello di rafforzare la posizione degli artisti quando si trovano a invocare il loro diritto a un’equa compensazione in caso di utilizzo e distribuzione online del loro lavoro da parte di terzi. Solitamente gli artisti informano le piattaforme come YouTube che una determinata opera è loro. È pertanto improbabile che le opere il cui titolare dei diritti è sconosciuto facciano sorgere la responsabilità di una piattaforma qualora siano caricate su di essa.

Secondo alcuni la direttiva inciderà in modo fortemente negativo sui mezzi di sussistenza di centinaia di migliaia di persone, ma è più probabile che avvenga il contrario.
La direttiva intende contribuire a fornire a molte persone il sostentamento che meritano per il loro lavoro e i mezzi di sussistenza di cui hanno bisogno per continuare a creare. Il progetto di direttiva mira a garantire che gli artisti e i giornalisti ricevano più denaro rispetto agli azionisti di Google, un trasferimento di risorse che risulta sempre favorevole all’occupazione.

La direttiva è stata oggetto di un’intensa campagna. Alcune statistiche interne al Parlamento mostrano che raramente i deputati al Parlamento europeo sono stati soggetti ad attività di lobbying (telefonate, email, ecc.) così intense. In genere una campagna di tale portata sfocia in dichiarazioni sbalorditive che creano un effetto valanga; ad esempio, è stato affermato che il progetto di direttiva rischia di rompere Internet o di uccidere Internet. Dal momento che il progetto di direttiva non crea nuovi diritti per i creativi né impone nuovi obblighi alle piattaforme di Internet o agli aggregatori di notizie, tali affermazioni appaiono esagerate.

In passato vi sono stati numerosi casi di campagne di lobbying durante le quali venivano previsti effetti catastrofici mai verificatisi.
Ad esempio, le società di telecomunicazione sostenevano che le bollette telefoniche sarebbero esplose a seguito dei massimali applicati alle tariffe di roaming; le lobby del tabacco e della ristorazione affermavano che le persone avrebbero smesso di frequentare bar e ristoranti a causa del divieto di fumare in tali locali; le banche ritenevano che avrebbero dovuto interrompere le attività di prestito a cittadini e imprese in ragione dell’introduzione di norme più rigorose sulle loro modalità operative e la lobby dei duty-free ha persino dichiarato che la fine dello shopping duty-free nel mercato unico avrebbe comportato la chiusura degli aeroporti. Non è accaduto nulla di tutto questo.
Nonostante la direttiva miri ad aiutare tutti i creatori ad avere una posizione negoziale più forte per quanto concerne le modalità di utilizzo delle loro opere da parte delle piattaforme online, i principali beneficiari sono gli attori più piccoli. Gli attori più grandi spesso ricorrono a studi legali che tutelano i loro diritti, mentre al momento gli attori di piccole dimensioni hanno pochi strumenti per rivendicare i propri diritti.
Si apre dunque una nuova fase nel mondo digitale. Molto dipenderà dalle capacità di negoziazione per ottenere i diritti spettanti ai detentori del copyright.

Salvatore Rondello

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