venerdì, 14 Agosto, 2020

Disastro Milan, Giampaolo appeso a un filo

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Pessimo avvio di campionato per i rossoneri: appena 6 punti in altrettante partite. La panchina del tecnico di Giulianova traballa, ma le responsabilità sono da dividere con società e giocatori

MILANO – Quando Mina, in uno dei suoi pezzi di maggiore successo – ‘Se telefonando’ – cantava “il nostro amore appena nato è già finito” sicuramente si riferiva a ben altro, eppure è un ritornello che si presta benissimo a fotografare l’attuale situazione in casa Milan, dove il matrimonio con il tecnico Marco Giampaolo è già ai titoli di coda.

I rossoneri hanno totalizzato la miseria di 6 punti nelle prime sei giornate di campionato, due vittorie sofferte contro Brescia e Verona e ben 4 sconfitte, l’ultima domenica sera a San Siro contro la Fiorentina dell’ex Montella. Il futuro di Giampaolo è inevitabilmente appeso a un filo: nonostante le rassicurazioni del direttore tecnico, Paolo Maldini, stanno già circolando i nomi dei possibili successori (da Rudi Garcia a Ranieri, fino al clamoroso ritorno di Gattuso). L’impressione è che l’ex allenatore della Sampdoria si giocherà tutto sabato prossimo nella trasferta a Marassi contro il Genoa, altro club dove il destino del tecnico Andreazzoli pare altrettanto segnato: chi perde, è fuori.
Ma di chi sono le colpe di questo flop? La situazione è talmente negativa che ogni componente della società dovrebbe fare un mea culpa. Sarebbe ingeneroso definire “scarsa” la rosa rossonera, ma che ci siano gravi ed evidenti lacune tecniche è un dato di fatto. Partendo dai punti fermi (Donnarumma, Romagnoli, Suso e Piatek), bisognerebbe iniziare a chiedersi quanti di loro giocherebbero realmente in un top club, non a caso di offerte vere e proprie, durante l’ultimo calciomercato, non ce ne sono state. A questi si aggiungono giocatori comprati dalla vecchia dirigenza (Fassone-Mirabelli sotto la regia dei cinesi) che non hanno mai garantito un rendimento importante: da Calhanoglu a Rodriguez, da Biglia a Kessie, senza dimenticare i vari Borini, Castillejo e Musacchio: una delusione dopo l’altra. In tutto questo ci si è messa anche la sfortuna che ha privato la difesa milanista di Caldara, fermo ormai da più di un anno, e considerato 12 mesi fa uno degli eredi dei vari Chiellini, Bonucci e Barzagli.

La nuova società (fondo Elliott che ha affidato la gestione tecnica al duo Maldini-Boban) ha puntato sulla linea verde comprando i giovani Theo Hernandez, Bennacer, Leao, Paquetà, Duarte sperando in una loro futura e corposa plusvalenza. Scelta condivisibile perché si parla di giocatori realmente interessanti, ma l’errore da questo punto di vista è stato prettamente comunicativo: un club di grande blasone come il Milan può davvero permettersi uno o due anni transitori in attesa che questi giovani calciatori diventino dei futuri campioni? La pazienza dei tifosi, abituati ai fasti degli anni passati (e iniziano a essere tanti), è già finita da un pezzo e, soprattutto per il loro rispetto, i dirigenti dovevano essere più chiari, evitando di puntare a obiettivi come la Champions che, seppur sfiorata nello scorso campionato, oggettivamente rappresenta un miraggio per la qualità di questa squadra. Di tutto questo Giampaolo sembra essere più vittima che artefice, ma è normale aspettarsi di più da quello che molti definiscono un “maestro di calcio”. Gli servirebbe tempo, sia per far crescere i nuovi arrivati sia per imprimere le sue idee alla squadra, ma si sa che in questo mondo è pura utopia. E il primo a pagare è sempre l’allenatore…

Francesco Carci

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