venerdì, 23 Agosto, 2019

Discorso integrale di Ugo Intini al Congresso PSI del 30 marzo

0

Questa volta farò due discorsi. Uno per quanti hanno esperienza politica. Ed è il discorso per voi. Uno per gli analfabeti della politica. Perché decenni di diseducazione e di antipolitica ci costringono a fare i conti anche con questo. Cominciamo dal primo discorso. Ormai da anni diciamo, isolati, le stesse cose. Adesso le dicono molti altri. E citerò questi altri, perché quanto diciamo soltanto noi, fuori di qui, non viene creduto.
Stiamo perdendo la democrazia e la libertà senza neppure reagire. Il grande vecchio della scienza giuridica italiana, Sabino Cassese, infatti scrive che il Parlamento in pratica non c’è più. Svuotato di potere e di dignità. Non c’è più neppure il Consiglio dei ministri (dura un’ora alla settimana). Decide tutto una ristretta oligarchia. L’unico scudo istituzionale è il presidente Mattarella, che se ne va tra due anni. Dopo, se la melma giallo verde non si ritirerà, sarà la fine. Perché da questa melma verrà fuori il nuovo capo dello Stato. E sarà un clone dell’avvocato Conte. O lui stesso. Un capo dello Stato metà Pinocchio e metà Arlecchino, servitore di due padroni. Come siamo arrivati a questo punto? Perché-conferma Cassese-nel 1992/94 sono stati distrutti i partiti, ovvero i pilastri della democrazia.
Il PD oggi piange, ma il disastro viene da lontano. Sentiamo un altro grande vecchio. Il fratello più grandicello di Napolitano, Emanuele Macaluso. Dall’alto dei suoi 95 anni, ci ha appena detto. L’anticipatore del Movimento 5 Stelle è stato Renzi. Punto. E si potrebbe andare molto indietro nel tempo, sino Mani Pulite, al nuovismo e ai frettolosi rottamatori della prima Repubblica.
Abbiamo ripetuto che la seconda Repubblica è stata per l’Italia il ventennio perduto. Anzi. Questo lo dicevamo cinque anni fa. Ormai siamo al quarto di secolo perduto. Questa volta, insieme a noi, lo dicono non i grandi saggi, ma le cifre. Nel 1994, il nostro prodotto interno lordo pro capite era il 92% di quello della Germania: adesso è il 75. Era il 95% di quello della Francia: adesso è l’81. Era il 137% di quello della Spagna: adesso è il 107.E il sorpasso degli spagnoli è ormai cosa fatta. Gli italiani non lo sanno, ma da queste cifre vengono la rabbia disperata, l’invidia e il rancore che ci avvelenano.
La Lega sguazza in questa rabbia, la cavalca, la indirizza contro nemici inesistenti e se ne avvantaggia. Questa volta, sentiamo il Papa Francesco. “La paura è l’origine di ogni schiavitù e ogni dittatura. Sulla paura del popolo cresce la violenza dei dittatori. Noi rinunciamo all’incontro con l’altro per vincere barriere: questo non è umano”. Con chi ce l’ha secondo voi il pontefice? Certo anche con Salvini e i suoi miti, da Trump a Bolsonaro. Spesso i ladri si travestono da poliziotti per rubare. Salvini si traveste da poliziotto per rubare i voti. Ed è l’unico leader del mondo occidentale a indossare una divisa. L’unico oggi, perché in passato ne abbiamo visto altri.
Sentiamo adesso Draghi, che ha salvato da Bruxelles l’economia italiana (per il momento). Lui ha citato il Papa Benedetto XVI. “Essere sobri, attuare ciò che è possibile e non reclamare l’impossibile, è sempre stato difficile. La voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale. Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole. Non è morale il moralismo dell’avventura. Non lo è l’assenza di ogni compromesso: il compromesso stesso è la vera morale dell’attività politica”. Con chi ce l’hanno secondo voi è il pontefice Emerito Ratzinger e Mario Draghi? Certo anche con l’anti politica. Vedete. Di Pietro è sparito nel nulla. Si è ritirato a coltivare mandorle in Molise. Ma un segno lo ha lasciato. Nel linguaggio politico. Perché oggi in Italia (e solo in Italia) si chiama abitualmente “inciucio” il compromesso, ovvero quello che Ratzinger definisce la “morale della politica”. E’ una morale della politica che Salvini e Di Maio non conoscono perché, mentre stanno sull’orlo del precipizio, gridano agli alleati europei “non arretreremo di un millimetro”. Hanno provocato la recessione reclamando, come dicono Ratzinger e Draghi, l’impossibile. E facendolo. Facendolo con i nuovi debiti che già stanno strozzando gli italiani.
Le malattie della democrazia oggi non generano più sangue e orrori come un tempo. Grazie a Dio. Ma bisogna chiamarle con il loro nome. Cosa significa alleanza giallo verde? I verdi leghisti si dichiarano sovranisti. Ma diciamolo come si è sempre detto. Il sovranismo altro non è se non il vecchio, decrepito nazionalismo. I gialli si dichiarano popolo contro le elite. Assomigliano a certi vecchi militanti comunisti di un secolo fa, ma in peggio. Quelli erano soltanto contro i ricchi. Questi sono contro gli imprenditori, che chiamano prenditori. Sono per lo statalismo, sempre come i vecchi comunisti. Ma sono anche contro chi non ha capitali. Contro quelli che hanno soltanto meriti e sapere. Quelli che i vecchi comunisti rispettavano e che loro condannano invece come elite. L’alleanza giallo verde è una alleanza tra quelli che un tempo avevano il mito della Nazione e quelli che avevano il mito del “socialismo reale”. I giallo verdi, nella Germania degli anni ’30, si sarebbero chiamati nazional socialisti.
È giusto dire come fa Nencini (ci sta scrivendo anche un libro) che siamo al diciannovismo. Come un secolo fa, i ridicoli epigoni (fortunatamente non violenti) dei vecchi militanti nazionalisti e comunisti aggrediscono la sinistra riformista, i cristiani popolari, i liberali. Li aggrediscono come allora in nome del nuovo contro il vecchio. Famosa è l’invettiva di Mussolini contro le “vecchie barbe”. E questo ci insegna che non sempre il nuovo è meglio del vecchio. Ma adesso c’è un particolare peggiore. Allora fascisti e comunisti in Italia aggredivano insieme i democratici, ma poi si ammazzavano tra di loro. Adesso ribellismo di estrema sinistra e ribellismo di estrema destra si sono alleati tra loro. Questo è il disastro italiano, unico al mondo e nella storia. La Le Pen e Melenchon amano entrambi i gilet gialli, come Di Maio, ma non si sono alleati tra loro. Leghisti e grillini si sono alleati. Sono ribelli di segno opposto, ma sono ribelli con la poltrona. E non la mollano.
Cosa fare? Innanzitutto abbiamo le elezioni europee. Come sempre, mi fido dei compagni per la difficile scelta delle alleanze. Facciano ciò che si può.
Nella campagna, dite cose semplici e chiare. I giallo verdi hanno separato il potere dal sapere perché è andata al potere l’ignoranza. Sono peggio dei fascisti. Che avevano portato come ministri non i Danilo Toninelli, ma i Giovanni Gentile. I giallo verdi sono nemici del lavoro. Salvini pensa che l’ideale di tutti gli anziani sia smettere al più presto di lavorare e getta 33 miliardi per le pensioni anticipate. Di Maio pensa che lo stipendio o il salario spettino a chi non lavora a spese di chi lavora. Se Di Maio è entusiasta del cinese Xi, ascolti almeno il suo maestro Deng Tsiao Ping, che diceva: “al povero non regalare un pesce, ma insegnagli a pescare”. I sovranisti veri siamo noi europeisti. Perché soltanto l’Europa politicamente unita ha la dimensione e la forza per difendere la sua sovranità di fronte ai colossi del mondo. E di fronte al potere finanziario globale. Difendere la propria sovranità è ovviamente nell’interesse degli europei. Ma non solo. L’Europa difende molto più dei suoi interessi. Dobbiamo essere fieri del nostro passaporto europeo, che viene visto con rispetto in tutti i continenti dalle persone migliori. Con rispetto. Perché l’Europa e l’unica area al mondo dove si sono imposti i diritti umani e i principi di solidarietà. Pensateci bene. E’ l’unica. I canadesi dicono con orgoglio. Ci sentiamo europei anche se siamo in America. Perché a differenza dei nostri vicini negli Stati Uniti abbiamo in tasca non la pistola ma la tessera sanitaria. I canadesi sanno cosa significa Europa. Gli europei lo hanno dimenticato. Parlando non più al cuore ma al portafoglio, ricordate agli elettori che senza l’euro l’Italia sarebbe da tempo finita in bancarotta come l’Argentina e i risparmi sarebbero polverizzati. Ricordate che con le loro villanie contro l’Europa i giallo verdi hanno provocato oltre cento punti in più di spread, con danni immensi ai bilanci delle banche, con perdite future sicuramente enormi (anche se non quantificabili con certezza). Ma con una perdita di 5 miliardi e 300 milioni certissima, già avvenuta nel momento in cui il Tesoro ha collocato i titoli di Stato a un tasso di interesse maggiorato. 5 miliardi e 300 milioni persi dalla nascita del governo a oggi. Ogni “non arretreremo” pronunciato dai due bulletti anti europei ci è costato come un tratto di metropolitana o di autostrada. Milioni di euro a parola. Centinaia di milioni al mese.
Parlando del futuro dell’Europa, ricordate agli elettori che dopo l’unità per il movimento delle cose, dopo l’unità per il movimento delle persone e dopo l’unità monetaria, si deve costruire l’unità politica. Senza la quale cadranno in crisi tutte le altre. Come diceva Filippo Turati nel 1896, bisogna costruire gli Stati Uniti d’Europa. L’unità politica si costruisce con gli amici e gli alleati europei di sempre. Che paradosso. E che vergogna. Le bestie nere del governo giallo verde sono diventati i nostri vicini: Macron, Juncker e la Merkel. I cavalieri bianchi sono diventati il cinese Xi, Putin e Trump. Che sono divisi tra loro, ma sono uniti nello schiacciare la sovranità europea, la nostra sovranità.
E dopo le elezioni europee? Abbiamo davanti due scenari. Primo. Salvini e Di Maio rompono, si va a votare e vince il centro destra. Siamo giunti al punto (ed è tragico) di considerarlo lo scenario migliore. Si ricostruirà con il tempo la sinistra, ci riorganizzeremo, passerà la nottata. Secondo. Il potere cementa l’alleanza giallo verde tra il gatto e la volpe. Non se ne vanno neppure dopo le europee e tentano di diventare regime.
Per fronteggiare questo secondo scenario, comincia l’altro discorso, quello per gli analfabeti. I giallo verdi hanno conquistato il consenso della maggioranza dicendo. Siamo il nuovo contro il vecchio. Siamo gli onesti contro i disonesti. L’imbarbarimento dell’Italia ci costringe a fare come loro. A peggiorare per non perire. E’ ormai inutile parlare di destra e sinistra. Bisogna unire un fronte che va dagli elettori della Boldrini a quelli di Berlusconi. Pochi slogan semplicistici e poche randellate. Le persone per bene contro gli avventurieri. I competenti contro gli inetti. I giovani che studiano e lavorano contro i nullafacenti. Gli anziani con l’esperienza contro i ragazzotti arroganti. Il partito del PIL, del lavoro e del sacrificio contro chi non ha mai studiato o lavorato dai diciannove anni in su: contro i professionisti della demagogia e della politica come Salvini, Di Maio e la Meloni. Bisogna unire il nuovo (quello vero) contro il vecchio (quello vero). Contro il vecchio, certo, perché Salvini guida un partito che governa da un quarto di secolo. Dispiace dirlo, ma noi possiamo soltanto aiutare nel costruire questo fronte di liberazione nazionale contro la melma giallo verde. Perché questo fronte deve essere guidato da persone oggi sconosciute, come le madamine della piazza di Torino, oppure da personaggi noti sì, ma esterni alla politica tradizionale. Giovani o vecchi non importa, ma fuori dallo schema destra e sinistra. Perché la sinistra oggi è strutturalmente minoritaria. E perché al cinismo post politico e spregiudicato dei giallo verdi bisogna contrapporre, per salvare il salvabile, lo stesso cinismo.
Infine. Agli elettori dobbiamo dare speranze. Però tra noi dobbiamo dirci la verità. I giallo verdi hanno aggravato le cose. Ma l’Italia è un paese di vecchi. I giovani sono pochi, e quei pochi non solo emigrano. Sono tra i meno istruiti del mondo sviluppato. Abbiamo il 18,7 % di laureati contro il 33 % della media tra i Paesi OCSE. Soltanto il Messico fa peggio. Punto. Cosa si deve dire di più per spiegare la stagnazione? I demagoghi al governo distraggono gli italiani con falsi problemi. Ma se anche fossero affrontati questi, e cioè i problemi veri, gli effetti si vedrebbero dopo molto tempo. Perché i bambini, sempre che nascono, non crescono e non si laureano in un anno.
L’Italia è sempre stata il ventre molle delle democrazie occidentali. Siamo ormai visti come il Venezuela d’Europa. Ma la democrazia è in crisi dappertutto, persino a Londra e Washington. La mia generazione è angosciata. La crisi nasce innanzitutto dal fatto che la democrazia non conta più nulla perché è inchiodata nei confini nazionali in un mondo ormai globalizzato e senza confini. Le sfide vecchie e nuove sono globali. Turati aveva ragione quando chiedeva gli Stati Uniti d’Europa ma Turati vedeva ancora più in là. Chiedeva gli Stati Uniti del mondo. Tra le sfide senza confini non ci sono soltanto quella della finanza internazionale fuori controllo o del clima. Si è appena saputo che in Cina il professor He Jiankui, con un taglia e cuci del DNA, ha ottenuto dei bambini che sembrano avere una intelligenza potenziata. Chi decide cosa è giusto fare e cosa non lo è su questo terreno, dove le sfide si moltiplicheranno presto? Pesiamo a Internet e all’intelligenza artificiale. Impariamo dai nostri vecchi ad avere vision. Una democrazia per gli Stati Uniti del mondo è l’unico futuro alternativo a un incubo da fantascienza.
Concludo. Auguri al nostro nuovo segretario che sta per essere eletto. Grazie a Riccardo. E a tutti voi che avete tenuto aperta una casa. Siamo i soli che si sono sempre chiamati socialisti e partito. I soli che hanno fatto un congresso dove votano gli iscritti (non chi passa per strada) e dove ci si confronta sulle mozioni (non sulle persone). Siamo i soli che conservano le loro radici. In Italia siamo un caso unico. Ma da Berlino a Madrid si fa esattamente come facciamo noi. Nel mondo il caso unico è l’Italia. Nel mondo quelli che si chiamano partiti e socialisti hanno radici e futuro. Queste radici (e la nostra coerenza) sono il nostro orgoglio e soprattutto il nostro patrimonio. Lo mettiamo a disposizione dei tanti che non sono qui ma cercano per la sinistra una storia, una speranza, un futuro.
Sì. In futuro. Perché tutto ciò non riguarda il passato. Vedete. Ieri Zingaretti mi è piaciuto. Ha detto che la sinistra ha dimenticato la povera gente. Ed è vero. Ma l’ha dimenticata anche perché aveva nell’armadio lo scheletro del comunismo. Per legittimarsi, per farlo dimenticare (e per continuare cionondimeno a citare Gramsci e Berlinguer) sono diventati più blairiani di Blair, più clintoniani di Clinton e infine più liberisti dei liberisti. Mai socialdemocratici. I nomi dei padri legittimano i partiti e a danno loro credibilità. Come alle persone. Turati, Matteotti, Nenni, Saragat, Pertini, Craxi hanno lasciato un’eredità di giustizia e di verità troppo grande e troppo pesante per un piccolo partito come il nostro. Il PD ne faccio tesoro e la accetti (tutta insieme, perché i nostri padri citati sono indivisibili). Sarà sempre troppo tardi. Darà un senso a quelle tre lettere (partito, socialista, europeo) che hanno finalmente inserito nel loro simbolo.
Perseguiamo questo obbiettivo dalla caduta del muro di Berlino. Quando si sarà realizzato il nostro piccolo partito avrà esaurito la sua funzione. Ci vorrà tempo. E per questo lo affidiamo a un gruppo di giovani. Ai quali facciamo gli auguri più affettuosi.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply