martedì, 7 Aprile, 2020

DISGELO A MILANO

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Putin-vertice-Milano

Non c’è due senza tre, e per la terza volta dal conflitto in Ucraina, il suo Presidente Petro Poroshenko e quello russo Vladimir Putin, s’incontrano, questa volta a Milano.
Il vertice Asem, Asia-Europa, è stato dedicato oggi a cercare una soluzione tra le due parti in conflitto sotto l’ala ‘protettiva’ dei leader europei. Sul tavolo il tentativo di una mediazione sulle ragioni che impediscono di passare dagli accordi di Minsk a una soluzione del conflitto nell’Ucraina orientale. Nella città lombarda è sembrato cominciare un possibile lento disgelo: il presidente russo, con riferimento all’incontro con l’omologo ucraino e i vertici di Bruxelles ha parlato di incontro “positivo”, ma subito dopo il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, si è premurato di raffreddare gli entusiasmi eccessivi spiegando che i colloqui milanesi “sono davvero difficili, carichi di incomprensioni, disaccordi”.

Comunque al termine dell’incontro con Putin, presenti Merkel e Hollande, il presidente ucraino ha detto che sono stati raggiunti tre accordi principali, con l’impegno a seguire fermamente il memorandum di Minsk, a tenere elezioni nella regione di Donetsk sulla base della legge ucraina e a rispettare i parametri principali del contratto sul gas.

A invocare prudenza il capo del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy che ha dichiarato che al vertice non è stata ancora trovata una soluzione politica del conflitto nella parte orientale dell’Ucraina mentre il capo di Stato ucraino ha manifestato grande prudenza pure sulla questione che sta tanto cara agli europei: il gas. Ma alla fine si è detto comunque ottimista: “C’è fiducia sulla possibilità di trovare una soluzione entro il meeting a Bruxelles del 21 ottobre con i rappresentanti della commissione europea”.

In effetti l’incontro è stato monitorato e voluto dagli europei più per il problema dell’approvvigionamento del gas che per tentare di mediare alla questione della crisi ucraina. Dell’annessione della Crimea alla Russia non si è proferito parola mentre la Merkel ha annunciato che i due Paesi hanno raggiunto un accordo sui principali parametri per un nuovo contratto sul gas.  Accordo smentito con aria (quasi) minacciosa dal presidente russo: “Ci sono grossi rischi di transito”, ha dichiarato, promettendo che in caso, Kiev – che si è vista chiudere il rubinetto da quasi sei mesi – preleverà il gas destinato ai consumatori europei Mosca taglierà le forniture”.

La decisione della Russia di tagliare le forniture di gas all’Ucraina per le fatture non pagate può provocare comunque problemi seri al vecchio Continente poiché circa la metà del gas arriva all’Ue transitando dall’Ucraina.

Tutta l’Europa è apparsa molto accomodante, eccezione fatta per Angela Merkel che fino all’ultimo – ha persino disdetto l’incontro di ieri con un Putin ritardatario all’appuntamento – senza remore ha accusato la Russia di essere colpevole per “la continua violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina” , voce fuori dal coro insieme a quella di Cameron, e per ragioni diverse. Londra resta infatti l’unico Paese europeo a non dipendere dal gas russo e può permettersi di fare la voce grossa mentre il resto dei leader europei si sono limitati a imporre delle sanzioni che, non solo non colpiscono realmente l’economia russa, ma paradossalmente provocano più danni alle imprese del Vecchio Continente. Nella migliore delle ipotesi dal vertice di Milano ci si aspetta un accomodamento con Mosca, mentre una soluzione definitiva appare ancora molto difficile.

Intanto Putin alza la posta in gioco e spiega che “l’Europa dovrebbe aiutare l’Ucraina a pagare le forniture di gas della Russia” al termine della conferenza stampa dopo il bilaterale con Poroshenko aggiungendo che con Kiev è stato raggiunto un accordo “per la parziale ripresa delle forniture di gas”, almeno per l’inverno.

Per l’Europa occidentale la questione ucraina è centrale fino a un certo punto e deve tener conto degli interessi strategici dell’alleato americano. Diverso è il discorso per quanto riguarda l’est Europa da sempre spaventata dall’espansionismo di Mosca; infatti i lettoni, così come i loro vicini lituani ed estoni, e la Polonia, hanno accolto con favore il dispiegamento di truppe e carri armati della Nato – che nella prossime settimane ha in programma esercitazioni – come deterrente alla sempre presente minaccia della Russia.

Più volte in queste settimane si è parlato di clima da guerra fredda è la prova sono i continui allineamenti da parte dei Paesi che scelgono un polo o l’altro. Ultimo caso è quello dell’Argentina. Dopo il crack finanziario e le proteste della Presidente, Cristina Fernández de Kirchner, l’Argentina sta cambiando rotta nelle sue alleanze: rivolgendosi a Mosca sul piano finanziario ed energetico, tanto che Buenos Aires ha concordato di aumentare il rifornimento di prodotti alimentari argentini alla Russia, a causa del divieto di importazioni di alcuni prodotti provenienti dagli Stati Uniti e dall’Europa.
Si ritorna così al vecchio schema dei due poli di attrazione: Usa e Russia, solo che l’Europa non potrà restare nel mezzo a lungo…

Maria Teresa Olivieri

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