venerdì, 4 Dicembre, 2020

DISOCCUPAZIONE E POVERTÀ

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In conseguenza della crisi innescata dall’epidemia sono crollati i contratti a termine. Il numero di lavoratori con contratti di prestazione occasionale (CPO), si è attestato ad aprile intorno alle 4.000 unità (in forte diminuzione rispetto allo stesso mese del 2019); con un importo medio mensile lordo della remunerazione effettiva pari a 240 euro.
Secondo i dati diffusi dall’Inps, ad aprile 2020 sono andati perduti 499.000 contratti. Risultati significativamente negativi si registrano pure per gli intermittenti (-91.000), i somministrati (-133.000) e gli stagionali (-169.000).

 

L’unico aumento, 52.000 contratti, in crescita del 458%, è quello dei servizi di baby-sitting, grazie all’introduzione dell’articolo 23 del decreto ‘Cura Italia’, il cui pagamento è effettuato con i titoli del libretto famiglia. In questo caso l’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a 491 euro.
Nel primo quadrimestre del 2020 le cessazioni di rapporto di lavoro sono state 1.701.000, in diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, in particolare per i contratti a tempo indeterminato nel bimestre marzo-aprile (-47%) a seguito dell’introduzione, il 17 marzo, del divieto di licenziamento per ragioni economiche.
Il saldo annualizzato delle posizioni di lavoro, vale a dire la differenza tra i flussi di assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi, già in progressiva flessione nel corso della seconda metà del 2019, è stato negativo a febbraio (-29.000) ed è rapidamente aumentato a causa della caduta dell’attività produttiva conseguente all’emergenza sanitaria, passando a -279.000 a marzo e raggiungendo, a fine aprile, il valore di -610.000 posizioni di lavoro, rispetto al 30 aprile 2019.

Sono crollate anche le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nel primo quadrimestre dell’anno: sono state 1.493.000, con una contrazione molto forte rispetto allo stesso periodo del 2019 (-39%). Un calo particolarmente rilevante nel mese di aprile (-83%), quasi doppio rispetto al mese di marzo (-45%) a causa dell’obbligo di chiusura delle attività non essenziali e la caduta della produzione e dei consumi.
Disoccupazione e povertà sono direttamente collegati. In una analisi presentata nel corso dell’assemblea della Coldiretti, a Roma, sugli effetti provocati dalle crescenti difficoltà economiche ed occupazionali causate dall’emergenza del ‘coronavirus’, si legge: “Salgono a 4 milioni i nuovi poveri che con l’aggravarsi della situazione in autunno saranno costretti a chiedere aiuto per il cibo da mangiare nelle mense o soprattutto con la distribuzione di pacchi alimentari. Si tratta della punta dell’iceberg delle situazioni di difficoltà, con il 38,4% degli italiani che ha risorse liquide disponibili per non più di 3 mesi per spese essenziali come quelle per il cibo o per il riscaldamento, secondo l’indagine Isf Bankitalia condotta a maggio dalla quale emerge anche che il 40% degli individui indebitati dichiara di avere già difficoltà nel sostenere le rate del mutuo. Fra i nuovi poveri nell’autunno 2020 ci saranno coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie. Persone e famiglie che mai prima d’ora avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche. Le situazioni di difficoltà sono diffuse lungo tutta la Penisola ma le maggiori criticità si registrano nel Mezzogiorno, con il 20% degli indigenti che si trova in Campania, il 14% in Calabria e l’11% in Sicilia, ma condizioni diffuse di bisogno alimentare si rilevano anche nel Lazio (10%) e nella Lombardia (9%), dove più duramente ha colpito l’emergenza sanitaria, secondo gli ultimi dati Fead (Fondo aiuti europei agli indigenti)”.

La Commissione europea, nel maggio 2020, ha proposto alcune modifiche al regolamento recante disposizioni comuni e del regolamento del Fead per fronteggiare la pandemia del Covid-19 e delle relative ripercussioni. Tali modifiche rendono disponibile per gli anni 2020, 2021 e 2022 risorse aggiuntive per il FEAD, nell’ambito dell’aumento delle risorse destinate alla politica di coesione nel quadro del bilancio dell’UE per il periodo 2014-2020.
Nell’aprile 2020 la Commissione aveva già adottato una modifica del Fead nell’ambito del  programma denominato “Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus Plus”. Questo programma ha fornito maggiore flessibilità e liquidità per gli Stati membri.
Per l’Italia, il Programma Operativo I, relativo al Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD), approvato dalla Commissione Europea al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, stanzia per il periodo 2014-2020 circa 789 milioni di euro per attuare sul territorio nazionale una serie di interventi a favore di persone in condizioni di grave deprivazione materiale.

Il nuovo ciclo di programmazione delle politiche di coesione condivide infatti con la Strategia Europa 2020 un obiettivo di lotta alla povertà che viene supportato, oltre che dai fondi strutturali, da questo specifico fondo destinato a fornire aiuti materiali alle persone in povertà estrema.
Con il FEAD sono dunque ricomprese nell’ambito delle politiche di coesione le attività del precedente programma di aiuti alimentari PEAD, istituito nell’ambito della politica agricola comune (PAC).
In Italia, il FEAD finanzia principalmente l’acquisto e distribuzione di beni alimentari.
Ulteriori interventi riguardano:
la fornitura di materiale scolastico a ragazzi appartenenti a famiglie disagiate;
l’attivazione di mense scolastiche in aree territoriali con forte disagio socio-economico, allo scopo di favorire la partecipazione degli studenti ad attività pomeridiane extracurriculari;
aiuti a favore delle persone senza dimora e in condizioni di marginalità estrema.
Questi diversi interventi prevedono attività di accompagnamento sociale (ad es. orientamento ai servizi, prima accoglienza e assistenza, ecc.) che possano sostenere e orientare la persona o la famiglia in stato di bisogno nella rete integrata dei servizi locali.
Rispetto al dimensionamento della povertà derivante dall’emergenza pandemica, si tratta di strumenti utili ma insufficienti.

Bisogna fare presto per avviare un programma di sviluppo economico ed occupazionale. Resta comunque valida la proposta di riduzione dell’orario di lavoro avanzata da Bombardieri per la Uil.

 

Salvatore Rondello

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