sabato, 4 Luglio, 2020

Diventare europei

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Per capire la differenza tra la crisi attuale e quelle vissute in periodi precedenti, oltre a leggere i giornali, rileggo riviste del passato che conservo con cura e ripasso argomenti di morfologia economica. Avendo notato che molti conduttori televisivi presentavano come economisti persone che, poi, non si dimostravano tali, prima di leggere un articolo, leggo il curriculum di chi lo ha scritto. E’ diventato naturale, dopo tanti anni di impegno, paragonare il livello politico attuale con quello della prima Repubblica. Viene fuori un paragone geometrico. Prendo spunto dal Taoismo, nel quale l’umanità viene rappresentata come un cono sovrapposto a un cilindro. L’uomo, che tende alla grande perfezione deve cercare di raggiungere il vertice del cono.

Perciò, approssimativamente, quando penso al passato immagino una piramide, c’è una base e c’è un vertice, mentre quando penso alla seconda Repubblica vedo solo una base con tanti ballerini. L’attuale classe politica, con chi governa in testa, ci inonda di frasi fatte, dimostrando di non capire le dinamiche economiche e sociali in atto. Queste sono disastrose perché, oltre alla diminuzione del PIL, si intravede un cambiamento epocale della struttura delle Comunità. Nelle zone più ricche del mondo occidentale era già in atto una spinta verso la concentrazione della ricchezza con il conseguenziale aumento dei poveri. Negli ultimi 15 anni in città come Los Angeles i poveri sono aumentati del 169%. Il fenomeno va estendendosi. I danni economici del Virus sono iniziati con il lockdown, che ha provocato una drastica diminuzione dei consumi, componente vitale del PIL. In un solo mese, quelli italiani, sono calati del 20,5%.

La naturale invasione della digitalizzazione e dello smartworking sta modificando il rapporto tra impresa e lavoratore e tra quest’ultimo e il luogo di lavoro. Potremmo semplicisticamente dire che stanno cambiando usi e costumi. Il futuro richiede una capacità programmatoria dinamica, possibile solo se si hanno chiari i punti di partenza e le difficoltà che si possono incontrare. L’epidemia suggerisce una maggiore attenzione alla situazione geopolitica mondiale. Ian Bremmer parla di quasi Guerra fredda in atto tra USA e Cina. Durante lo storico periodo della Guerra Fredda, esisteva il duopolio politico Stati Uniti- Urss, con un’Europa divisa tra chi gravitava nell’orbita americana e chi era parte del blocco sovietico. C’era poi una vasta zona, chiamata “terzo mondo”, che era più destinataria di attenzione che protagonista. E’ bene ricordare che allora i contrasti tra USA e URSS erano di natura ideologico-militare. Adesso, i contrasti sono essenzialmente di natura economica e la Cina e gli Usa la fanno da padrone. I Paesi europei, se non riusciranno a rafforzare l’Unione, perderanno influenza politica e importanza economica, riducendosi a mercato per i prodotti cinesi.

L’intuizione di Ventotene fu intelligentemente profetica relativamente alla Guerra economica in corso, che può diventare ancora più spietata. Perciò, è interesse di tutti i Paesi europei rafforzare l’Unione. A tal fine, bisogna sapere che l’Unione non può essere la somma di mentalità concorrenziali e culturalmente alternative. Da ammiratore della mentalità anglosassone e da meridionale non piagnone e non nostalgico della società borbonica, ho sempre pensato che, le virtù italiche dovessero essere utilizzate nella logica dell’efficienza e del bene comune. Non ho mai apprezzato quelli che danno la colpa dei loro insuccessi, agli altri. Considero populisti quelli che, ad ogni piè sospinto, considerano la Germania e l’euro le cause dei nostri problemi e ignoranti quelli che cercano di imitare i padri della Brexit. Un considerazione mi ha fatto capire il comportamento degli inglesi, la Gran Bretagna ha legami con i 53 Paesi del Commonwealt. Cosa che è una sua garanzia. L’Italia, se uscisse dall’E.U, diventerebbe solo un luogo per vacanze e per il Vaticano. In politica, ogni Paese viene giudicato in base ad alcuni parametri, di cui i più importanti sono il PIL e il Debito Pubblico. Le previsioni economiche di primavera ci assegnano, per il 2020 : PIL – 9,5%, Deficit -11,1%, Debito Pubblico 158,9% e Tasso di disoccupazione 11,8%. Siamo lo Stato che sta peggio. Purtroppo, finora ci sono state solo “misure cerotto”. Dovrebbe essere noto agli scienziati della politica che nel corso degli anni le uscite dello Stato sono state indirizzate verso categorie che fanno crescere solo i risparmi. I quali diventano merce per le banche, per le finanziarie e per le assicurazioni, padroni dell’economia virtuale e nemici di quella reale. Mentre alle fasce sociali con una forte propensione al consumo viene destinato poco. E’ eloquente il fatto che i lavoratori dei Paesi del Nord Europa percepiscono stipendi superiori a quelli dei lavoratori italiani. Scandalosa è della differenza tra il costo della politica italiana e quella degli altri Paesi. Perciò, la prima cosa da fare è metterci in moto per diventare europei.

Luigi Mainolfi

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