mercoledì, 25 Novembre, 2020

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Il Governo viene messo con le spalle al muro sulla questione Alitalia. Atlantia, in una lettera inviata al Mise, ha evidenziato che “Il permanere di una situazione di incertezza in merito ad Autostrade per l’Italia non consentirebbero di impegnarsi in un’operazione onerosa di complessa gestione ed elevato rischio”.
In poche parole boccia il piano di salvataggio della compagnia di bandiera e dopo un lungo braccio di ferro con Delta Air Lines (che assieme a Fs è intenzionata a entrare nel vettore tricolore), vedendo il muro degli americani su almeno un paio di nodi — le quote e le rotte transatlantiche, il mercato più redditizio di Alitalia — Atlantia ha deciso di rivolgersi direttamente a Patuanelli sperando così in un intervento più deciso del governo sugli statunitensi.
Dalla stampa trapelano altri particolari come la riunione di oggi, durata circa tre ore, alla quale hanno partecipato i commissari straordinari della compagnia Enrico Laghi e Daniele Discepolo, l’amministratore delegato di Fs Gianfranco Battisti e il direttore generale di Atlantia Giancarlo Guenzi, oltre agli advisor. Non erano presenti rappresentanti di Delta.
Per la holding controllata al 30% dai Benetton la revoca della licenza della concessione su Autostrade pesa in negativo sulla trattativa tra la società e Ferrovie dello Stato nel piano di salvataggio di Alitalia.
“È in corso il procedimento per la caducazione della concessione, all’esito del quale non faremo sconti ai privati e perseguiremo l’interesse pubblico” ha dichiarato Giuseppe Conte e poco dopo è arrivata la lettera al neoministro dello Sviluppo economico Patuanelli, in cui la company chiede di avere chiarezza sulle concessioni per la sua controllata Autostrade per l’Italia (3mila km di autostrade), da cui ottiene profitti elevati e che consentirebbero di avere la stabilità finanziaria necessaria a lavorare sulla quota azionaria in Alitalia e sul piano di salvataggio e rilancio.
L’altro contraente, la compagnia Usa Delta avrebbe accettato di ritoccare al 12% la propria partecipazione investendo così 120 milioni, venti in più rispetto alla cifra preventivata inizialmente per il 10% della newco. Così da evitare che Alitalia transiti verso Lufthansa, entrando nel capitale al minimo sindacale senza la garanzia di dover crescere sul modello Aeromexico, dove Delta adesso detiene il 49%. Non un grande risultato per la compagine italiana perché l’impegno di Delta sembra irrisorio. E in questo si nota la grande influenza della partecipata dei Benetton che continua a giocare la sua ‘carta’.
“Non sottostiamo ai ricatti di nessuno: bisogna lavorare per far funzionare le cose”. Lo ha detto il viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni in merito alla lettera inviata da Atlantia al Mise che chiede modifiche al piano di rilancio per Alitalia. Interrogato sulla possibilità che venga rispettata la scadenza del 15 ottobre per le offerte, Buffagni ha rimandato al ministro Patuanelli “che sta lavorando sul dossier”.
Ma il centro del problema resta la compagnia di bandiera che continua a perdere mezzo miliardo di euro all’anno.

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