martedì, 7 Aprile, 2020

Don Matteo va avanti, si lavora alla serie 13…

0

Tenzin Gyatso XIV Dalai Lama disse: “Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto”.
No, non è una massima zen per apprezzare e riflettere sul senso e sul valore della vita ai tempi del Coronavirus. Anche. Ma è soprattutto uno spunto per racchiudere il messaggio di fondo dell’ultima stagione di Don Matteo, che ultima potrebbe proprio non essere. La dodicesima serie, infatti, potrebbe continuare con una tredicesima, molto attesa dal pubblico sicuramente dato l’enorme riscontro e successo di pubblico avuto. Non è un auspicio, ma una possibilità abbastanza reale e concreta dai commenti di due dei principali protagonisti: Terence Hill, che ha affermato che il suo è un personaggio che potrebbe continuare e andare avanti “all’infinito” e Nino Frassica, alias Maresciallo Cecchini e fedele amico del prete investigatore, che ha commentato in modo ironico dicendo che, dopo la ben dodicesima stagione, perché non dovrebbe essercene un’altra, la tredicesima?
Anche il finale è stato lasciato un po’ aperto. Una stagione anche abbastanza romantica con la storia d’amore, profonda e tormentata, tra la capitana Anna Olivieri (alias Maria Chiara Giannetta, subentrata a partire dalla undicesima stagione al capitano Tommasi interpretato da Simone Montedoro) e Sergio La Cava (alias Dario Aita). Per quest’ultimo, che finisce per mettersi nei guai, lei lascia il Pm Marco Nardi (ovvero Maurizio Lastrico).
Ed è il titolo dell’ultimo episodio a rimandarci alla massima citata in incipit e in apertura: “Non desiderare la roba d’altri”. Infatti la situazione per i personaggi si complicherà quando Sergio si fa convincere da un amico a tentare una rapina per rubare del denaro. Quasi come per tentare la sorte e la fortuna; il giovane la vede come una via d’uscita e un modo per regalare un futuro diverso e migliore e di libertà alla figlia Ines (Aurora Menenti). Ma prima di analizzare il messaggio di fondo di tale evento che scombussolerà tutto, è evidente il rimando ad alcuni dei comandamenti: quello implicito “non desiderare la donna d’altri” e quello ricollegabile “non rubare”. E, come se non bastasse, la serie e la puntata si concluderanno con un ulteriore comandamento, quasi un tredicesimo ad anticipare la tredicesima stagione forse. Dopo i dodici, è da Giovanni 13, 34 che ne arriva un ulteriore: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni agli altri; come io vi ho amato”.

Non si apprenderà infatti solo che non bisogna rubare, né desiderare la donna d’altri, ma altre lezioni importantissime arriveranno.
Non solo la rapina finirà male, rischiando di far perdere tutto a Sergio. Non solo il Pm Nardi fallirà nel tentativo di riconquistare la capitana, dopo averle tentate tutte dal profondo del cuore, anche con un briciolo di inganno, astuzia e una ‘piccola’ bugia che a nulla gli serve per riportarla da lui, perché ormai lei ama l’altro. Non sempre si può riavere ciò che si è perduto, ma forse lo si può custodire in maniera e forma diversa, anche più generosa, come fa Nardi nei confronti di Olivieri, sacrificandosi per lei, cercando di pagare il conto e rimediare all’errore fatto.
Sì, perché esiste un tipo diverso di ricchezza da quella materiale ed economica dei soldi, che è un bene molto più incommensurabile e inestimabile: l’affetto dei nostri cari, amici, parenti, di chi ci ama in poche parole e tiene a noi in maniera profonda e vera.
Ed allora, se la prima lezione è proprio a rivalutare il valore dei soldi: un assegno centinaia di migliaia di euro non può regalare la felicità di avere accanto a noi la persona cui teniamo di più e non equivale a tanto, così come il valore economico (per quanto cifra enorme e immensa) non ha paragoni nei confronti di quello della persona stessa; ma ecco che ne arriva subito un’altra.
Vale sempre la pena amare e (saper) aspettare. Anche se si è stati delusi, traditi e si è rimasti feriti più volte. Non solo non bisogna rinunciarvi, ma neppure mai smettere di crederci, di amare e soprattutto di dare bene e amore.

Ma allora cosa accade quando si parla dell’amore forse più grande di tutti: quello di Dio? Un prete umile e modesto come Don Matteo, a cosa può aspirare e che ambizione massima può avere? Di certo, nella visione di una religione francescana, lo vediamo spogliarsi di ogni bene prezioso per vestire i panni del servitore di Dio, rinunciando a tutto tranne al Suo amore, non chiedendo altro che di poter fare la Sua volontà. Siamo sempre stati abituati ad immaginarlo così, ad apprezzarlo per questa sua dote di generosità e umiltà, non sapremmo vederlo altrimenti. Ma qui c’è una ‘tentazione’ anche per lui: non del denaro come per gli altri uomini, ma forse pur sempre un desiderio recondito immenso che potrebbe diventare realtà, ripagandolo e ricompensandolo del suo servizio svolto in maniera devota ed encomiabile. Si parla di sogni dei personaggi e forse intravediamo quale possa essere quello di Don Matteo: finora era sempre stato vedere serena e felice la sua canonica e la comunità di Spoleto. Ora, per lui, si paventa la possibilità di diventare cardinale del Papa in persona. Certo non vediamo Papa Francesco, che non compare nella fiction (come accaduto nel film d’animazione della sezione “Alice nella città” alla Festa del cinema nel 2017 a Roma, dal titolo “Beyond the Sun”), ma la figura del prete viene messa di fronte a un bivio: deve compiere una scelta. Se i suoi amici, guidati dal maresciallo Cecchini, non esitano un attimo e cercano in tutti i modi di non farlo andare via, fino all’ultimo non sappiamo se Don Matteo accetterà o rinuncerà all’incarico e alla proposta del Pontefice. In fin dei conti ci viene mostrata una volta di più l’immagine di un prete umano, che deve prendere delle decisioni importanti per sé e per gli altri ed anche un po’ combattuto e in dubbio. La sua fede non vacilla, ma – dall’altro canto – per lui è evidente che non può rinunciare all’affetto dei suoi amici e della sua comunità. Ed infatti sceglierà loro, i suoi fedeli amici, perché servire Dio – come il Santo Padre – significa amare l’altro, il prossimo come se stesso, rinunciare anche a se stessi per gli altri, fare il bene degli altri prima che il nostro: allora restare al fianco dei suoi amici che hanno bisogno di lui, come di chiunque sia bisognoso, significa continuare nel cammino di fede francescano intrapreso e disegnato, continuando a servire Dio (facendo la Sua volontà), la Chiesa e il Papa nel modo più vero e autentico possibile.
Del resto si dice: chi trova un amico, trova un tesoro; e non c’è tesoro né bene più prezioso dell’affetto dei suoi amici per lui. Del resto Dio ama incondizionatamente e comprenderà la sua scelta, lo perdonerà, continuando ad amarlo come suo figlio e ‘discepolo’ devoto. Ed eccolo qui l’insegnamento e il nuovo comandamento citato poco sopra di Giovanni 13, 34.

Ciò ci porta a capire quanto la fiction di “Don Matteo” sia una serie non solo religiosa, di una religiosità francescana e terrena, ma anche di amicizia, come quella tra Don Matteo e Cecchini e gli altri membri della canonica e della città di Spoleto. Ma anche di amore (in primis l’amore infinito di Dio per l’uomo), non solo quello verso Dio, ma anche verso il prossimo e tra esseri umani, al di là di ogni distinzione (anche di ceto sociale): come la storia tra la capitana Olivieri e Sergio la Cava. Ed allora, nel disegno divino recondito e sconosciuto e ignoto all’occhio umano, quale sarà lo scenario e il futuro disegnato appunto per queste due anime, apparentemente sperdute e smarrite, ma destinate all’unione ed a stare insieme? Il loro amore verrà sancito dal sacramento del matrimonio? Certo il finale aperto, che lascia in sospeso tale aspetto, non fa che aumentare la trepidazione di tutti gli appassionati della serie più romantici e accresce il lato romantico stesso della fiction, ma – nell’attesa – aspettando un’eventuale tredicesima serie rivelatrice, si disvela un’ultima lezione: spesso c’è un amore più grande che trascende tutto, una forma di amore come quello di Dio per l’uomo, in grado di perdonarlo dei suoi peccati e di sacrificarsi per lui, anima peccatrice. Anche alcune anime, come quella della capitana ad esempio, sanno amare le persone per quelle che sono (vedendo oltre le apparenze, i pregiudizi e la superficie delle cose), non per come sembrano, ma per come realmente sono, per quello che potranno essere e che forse già sono diventate: anime e uomini migliori, come quella di Sergio. Mai giudicare in modo prevenuto, ma lasciandosi guidare dall’intuito, quell’istinto che la capitana mette sempre nel suo agire e che la guida, come ogni donna in particolare. Ad amare di certo non (ci) si sbaglia mai, ed allora sembra di sentire la frase del brano di Fiorella Mannoia “Perfetti sconosciuti”: “io sono sempre stata qui ad innamorarmi ogni giorno di più di questa nostra vita, che ci ricorda ancora che quando si ama non si perde mai”.

A volte si rischia di perdere tutto, ma spesso si rischia la propria stessa vita per amore, perché amare è donarsi senza limiti né cesure. Amare e amore è fiducia nell’altro, fidarsi ed affidarsi, anche a costo di sbagliare e di rimanere delusi. Ma ne vale sempre la pena – ricorda Cecchini – e non bisogna mai rinunciare all’amore per nessuna ragione. Bisogna saper aspettare, che venga il giorno in cui possiamo goderci il trionfo dell’amore. Perché Dio è amore e allora, forse, bisogna sapersi affidare alla Sua volontà, perchè Lui non tradisce mai i Suoi figli e le Sue creature. Così come Dio è infinito, allora anche l’Amore è infinto (il Suo e quello Vero). Bisogna saper apprendere anche il perdono, saper perdonare come hanno fatto Dio e Suo Figlio con l’uomo: come non citare la frase del brano di Tiziano Ferro del 2008 “Alla mia età”, “e perché Dio mi ha suggerito che ti ho perdonato e ciò che dice Lui va ascoltato”? Allora, in questo connubio tra amore divino e terreno, tra fede celeste e terrena, tra bontà divina e bontà umana, amore è vita, perché si dà la (propria) vita per amore, ma con l’amore si dona anche una nuova vita, una nuova speranza, quella stessa che molti trovano nella religione e nella fede. Allora c’è un amore che trascende tutto, che va oltre, che eleva, perché – potremmo dire – Dio, l’Amore, la religione stessa, sono vita e dove c’è amore c’è speranza, anche di una redenzione possibile, come per un peccatore in ambito religioso.

Barbara Conti

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply