martedì, 22 Gennaio, 2019

Donato Robilotta
Craxi lavorò per unire la sinistra

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In occasione dell’anniversario della scomparsa di Bettino Craxi mi piace ricordarlo per quello che è stato, un grande leader del socialismo riformista e liberale di stampo europeo che voleva unire la sinistra imitando Mitterand.

All’indomani del crollo del muro di Berlino e della fine del comunismo Craxi aveva seriamente creduto alla costruzione di una sinistra unita su posizioni riformiste di stampo europeo, perciò propose l’Unità Socialista.Bettino Craxi
Craxi in quegli anni, aiutò concretamente i post comunisti e nel ’91 scelse di non fare le elezioni anticipate, quando molti nel Psi le chiedevano, non solo per non bloccare il processo europeo ma anche per evitare che il Pds venisse sepolto dalle macerie del crollo del comunismo, rendendo così vana ogni prospettiva di Unità Socialista.

C’è chi ritiene che Craxi commise un errore fatale, la storia gli aveva dato ragione e lui, invece di chiudere la partita con i post comunisti e schiacciarli sotto le loro responsabilità, li aiutava a uscire dal tunnel.

Con la caduta del muro di Berlino l’Italia esce dal sistema di protezione americana perché perde la sua qualità di “gendarme del comunismo” ed inizia un nuovo mondo senza che la classe politica ne sia profondamente consapevole.

Prima della fine del comunismo il sistema italiano è essenzialmente consociativo e il consenso e la pace sociale sono mantenuti aumentando a dismisura il debito pubblico che viene garantito dagli organismi internazionali.

Il muro crolla e tutto cambia rapidamente, perché all’improvviso l’Italia perde il guscio di protezione e affronta il mare tempestoso del mercato e della globalizzazione. Il debito pubblico diventa un macigno e per entrare in Europa, cosa che ha impedito all’Italia di fare la fine dell’Argentina, occorre affrontare la questione del risanamento pubblico, chiedere a tutte le classi sociali di fare sacrifici e vendere i gioielli di famiglia.

Proprio le privatizzazioni delle banche pubbliche, delle società ed enti pubblici scatenano quella guerra di potere che va sotto il nome di mani pulite.

Per non mettere mano al portafoglio e partecipare al risanamento del paese, per fare razzie sulle privatizzazioni, una parte importante del sistema economico-finanziario, non solo italiano, sceglie la strada di indebolire la politica attaccando i partiti.

Questa finalità si sposa con l’interesse a impedire la nascita dell’unione europea, da parte di qualche potenza internazionale, o comunque rendere complicato il percorso europeo.

Non è un caso che mani pulite colpisce diversi paesi europei, anche se solo in Italia ha un effetto devastante perché solo in Italia c’è un forte partito che di fatto viene associato “nell’impresa”.

Il sistema politico della prima repubblica è in difficoltà e nel crollo ha proprie responsabilità, ma il finanziamento illegale della politica, noto a tutti, viene usato come un maglio per cancellare la politica.

Craxi e i socialisti andavano eliminati perché rappresentavano l’architrave del sistema politico, crollati loro tutto il sistema politico sarebbe crollato, e così è stato.

Il Pds viene portato con mano da De Michelis e Craxi nell’Internazionale Socialista; Petruccioli e Fassino, in rappresentanza di Occhetto e Napolitano, nelle riunioni preparatorie a via del Corso, nel triste autunno del ’92, dichiaravano che così si costruivano le premesse per l’Unità Socialista e una volta entrati a far parte della grande famiglia del Socialismo europeo avrebbero avuto la forza per mettere la museruola a mani pulite.

Come sappiamo avvenne il contrario.

Gli anni di mani pulite saranno ricordati per sempre come anni di terrore, il furore giustizialista prende il sopravvento e viene eliminato ogni minima regola dello stato di diritto: un intero gruppo dirigente, che per cinquanta anni aveva mantenuto la democrazia, la libertà e la prosperità nel nostro paese, viene eliminato con l’ignominia di essere stato un gruppo dirigente di ‘corrotti e mafiosi’.

Centinaia e centinaia di dirigenti politici sono stati eliminati fisicamente dalla scena politica, e la loro vita e quella delle loro famiglie rovinata per sempre, molti sono morti sotto il maglio della giustizia di piazza, alcuni si sono tolti la vita; molti sono gli assolti ma niente e nessuno ridarà loro quegli anni perduti.

Mani pulite non fu lotta del bene contro il male, non fu lotta contro il malaffare, non fu lotta per combattere la corruzione ma uno strumento di lotta politica per conquistare il potere cancellando i partiti.

Aver chiaro questo ci consente di leggere in maniera giusta non solo gli avvenimenti del passato ma anche il presente, e capire che molti guai di oggi dipendono proprio dalla mancanza dei partiti.

La questione Craxi resta la questione socialista, per questo ritengo importante cha la comunità socialista alzi la voce quando amministrazioni locali cancellano strade intitolate all’ex leader del Psi.

Così come ritengo sarebbe che un bel segnale per tutto il mondo socialista se il Psi al suo congresso decidesse di riprendere il simbolo del garofano che ha fortemente caratterizzato gli anni di Craxi.

Donato Robilotta

 

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