domenica, 26 Maggio, 2019

Donne vittime di violenza di genere. Al via le domande all’Inps

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Donne vittime di violenza di genere
AL VIA LE DOMANDE TELEMATICHE ALL’INPS

Le donne che sono state vittime di violenza di genere, a decorrere dal 25 gennaio 2019, possono presentare domanda all’Inps in modalità telematica, al fine di ottenere il previsto congedo indennizzato.
Lo ha annunciato la stessa Inps con una propria circolare interna la n. 3 del 25 gennaio 2019, con la quale ha illustrato le modalità di inoltro della richiesta. L’Istituto ha anche informato altresì che fino al 31 marzo 2019 le istanze saranno accettate anche in modalità cartacea. Al termine di tale periodo transitorio, e quindi a far tempo dal 1° aprile 2019, l’impiego del canale telematico diventerà esclusivo.
Come è noto, l’articolo 24 del Dlgs n. 80/2015 ha introdotto uno specifico periodo di congedo retribuito destinato alle donne che siano state vittime di violenza di genere e che abbiano richiesto di essere inserite in specifici percorsi di protezione. Le prime istruzioni sulle modalità di utilizzo del congedo sono state dettate dall’Inps con la circolare n. 65 del 15/4/2016, con la quale l’Ente assicuratore ha reso noto le modalità di fruizione e indennizzo del congedo relativamente al settore privato in quanto, nel comparto pubblico, l’indennità è corrisposta direttamente dall’Amministrazione di appartenenza.
La possibilità di beneficiare di tale congedo, prefigurato inizialmente soltanto per le, lavoratrici del comparto pubblico e privato, incluse quelle per le quali non è prevista l’assicurazione delle prestazioni previdenziali di maternità erogate dall’Inps, è stato successivamente esteso pure alle lavoratrici autonome (da gennaio 2017) e alle lavoratrici del settore domestico (da gennaio 2018).
Per aver diritto al congedo le donne devono essere state inserite nei percorsi certificati dai servizi sociali del Comune di appartenenza, dai Centri antiviolenza o dalle Case Rifugio di cui all’articolo 5-bis, del Dl n. 93/2013 (legge n. 119/2013), emanato proprio per contrastare la violenza di genere. Il congedo, coperto da contribuzione figurativa, può essere usufruito per un periodo massimo di tre mesi equivalenti a novanta giornate di effettiva astensione dal lavoro da consumare sia in modalità giornaliera che oraria, se non diversamente disciplinato dal Ccnl applicato in azienda, da godere entro un arco temporale di tre anni decorrenti dall’inizio del percorso di recupero certificato. Alla lavoratrice dipendente compete un’indennità economica giornaliera pari al 100% dell’ultima retribuzione sulla base delle sole voci fisse e continuative di quanto percepito nel periodo di paga quadri settimanale o mensile scaduto e immediatamente precedente a quello di inizio congedo con riferimento, per quanto compatibile, a quanto stabilito in tema di maternità dall’articolo 23 del Testo unico maternità/paternità n. 151/2001. Il datore di lavoro dovrà valorizzare il periodo di congedo, mediante l’utilizzo del nuovo “Dvv” per i periodi di congedo usufruito su base giornaliera”, ovvero “Dvo” per i periodi di congedo consumati su base oraria. L’indennità, in linea con le altre prestazioni di maternità, è anticipata dal datore di lavoro per essere successivamente posta a conguaglio con i contributi dovuti per gli altri lavoratori tramite indicazione nel flusso Uniemens del codice causale “L064” nell’elemento.
L’indennizzo è invece operato direttamente dall’Inps alle lavoratrici ricomprese nel pagamento diretto delle indennità di maternità quali le operaie agricole, le lavoratrici dello spettacolo saltuarie o con contratto a termine e le stagionali.
L’istanza telematica deve essere inoltrata dalla richiedente attraverso il consueto canale Web – tramite il servizio on-line dedicato, accessibile dal sito Internet dell’Istituto mediante il seguente percorso: “Tutti i servizi” > “Domande per Prestazioni a sostegno del reddito” > “Indennità a titolo di congedo per lavoratrici vittime di violenza di genere”,
ovvero tramite Contact Center Multicanale al numero 803.164, o ancora facendo ricorso ai Patronati.
Alla domanda l’interessata allega ogni ulteriore documentazione necessaria, fermo restando quanto già indicato dall’Inps nella circolare n. 65/2016 in merito alla consegna, in plico chiuso e separato dall’istanza di richiesta della prestazione, della certificazione medico/amministrativa relativa all’abilitazione all’accesso ed alla effettiva fruizione del percorso di protezione nelle giornate di congedo. La trasmissione telematica delle certificazioni non coinvolge direttamente i datori di lavoro, per cui resta in carico alla lavoratrice l’onere di giustificare le assenze dal lavoro con le modalità e la tempistica postulate dagli specifici contratti di lavoro, o in assenza di regolamentazione, secondo quanto disposto dalla normativa di riferimento che prevede che la comunicazione sia effettuata al proprio datore di lavoro almeno sette giorni prima dell’inizio, salvi casi di oggettiva impossibilità, segnalando l’inizio e la fine del periodo durante il quale si intende assentarsi, fornendo la certificazione relativa al percorso di protezione

Caf
REDDITO DI CITTADINANZA, IL PAGAMENTO A MAGGIO

I Caf sono pronti a reggere l’urto delle domande che stanno arrivando ai loro uffici, ma sperano anche che il provvedimento sul reddito di cittadinanza all’esame del Parlamento non subisca stravolgimenti. E’ quanto ha recentemente sottolineato in proposito il coordinatore della Consulta nazionale dei Caf Mauro Soldini al termine della Consulta dei Caf che ha ratificato l’intesa con l’Inps sull’assistenza da parte dei Caf.
“Riteniamo – ha aggiunto- che ci sarà una discussione nella maggioranza: contiamo sul buon senso nel non cambiare troppo la normativa perché poi ne dovremo rispondere”. “Qualsiasi cambiamento comporterebbe modifiche alla modulistica” che è già stata diffusa dall’Inps. “Speriamo in ogni caso che le modifiche non siano rilevanti e siano di facile gestione. Non siamo negativi, pensiamo che si potranno risolvere”.
I Caf, ha comunque assicurato Soldini, “forniranno assistenza tutto il mese”. Raccoglieranno le istanze per il reddito di cittadinanza fino al 31 marzo prossimo: le domande saranno inviate dal 25 di marzo al 15 di aprile all’Inps. L’Inps verificherà i requisiti nel giro di 10 giorni e dal 26 comunicherà, tramite email o sms, al cittadino se la richiesta è stata accolta o rigettata. Se accolta, seguirà un’altra e-mail o un altro sms di Poste Italiane per il ritiro della card presso l’ufficio postale. Il pagamento del beneficio sarà quindi ai primi di maggio.
A un anno dalle elezioni politiche che hanno dato vita al Governo gialloverde sono finalmente partite le domande per ottenere il Reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia della campagna elettorale del Movimento cinquestelle: dal 6 marzo – come detto – è infatti possibile inviare le richieste per ottenere la misura di contrasto alla povertà che sostituirà il Rei mentre per metà aprile sono attese le prime “card” con le quali sarà corrisposto il sussidio.
Resta invece ancora da mettere ulteriormente più a punto la parte del decreto che lega il trattamento economico all’inserimento al lavoro. Si chiede al beneficiario di firmare una dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (insieme ai componenti maggiorenni e non occupati della famiglia che non siano in pensione o impegnati in percorsi di studio) ma manca ancora chiarezza su come sarà possibile avviarlo verso un’occupazione. Manca, al momento, anche l’accordo con le Regioni sul ruolo dei navigator e quindi il bando per le assunzioni di quelli che nel progetto del Governo dovrebbero fare da tutor nell’inserimento al lavoro per chi avrà il reddito. Da mercoledì scorso è quindi possibile fare domanda o nelle sedi dei Caf, o online sul sito del Reddito di cittadinanza se si è in possesso dell’identità digitale Spid, o negli uffici postali compilando il modulo Inps. Il modello è naturalmente basato sulle regole del decreto in vigore ma potrebbe essere variato se in sede di conversione (a giorni il testo è atteso alla Camera) ci dovessero essere emendamenti che lo modificano.

Reddito di cittadinanza
COME VANNO COMPILATI I MODULI

Per il reddito di cittadinanza, l’Inps ha pubblicato tre modelli per la richiesta, ognuno da utilizzare per un determinato scopo. Di questi tre è quello denominato come SR180 a dover essere utilizzato per la richiesta. Si tratta di un modulo formato da 9 pagine, suddiviso in due parti: nella prima – da leggere attentamente – sono indicate solamente le regole per il funzionamento del Rdc, mentre nella seconda ci sono gli spazi da compilare inserendo le informazioni richieste.
Nel Quadro A vanno indicati tutti i dati del richiedente, ossia di colui al quale sarà intestata la carta rilasciata da Poste Italiane;
nel Quadro B invece bisogna barrare tutte le caselle nelle quali si dichiara di soddisfare i requisiti per il reddito di cittadinanza.
Rispettivamente il Quadro C e D sono riservati ai requisiti economici e familiari: non bisogna però specificare gli importi dei patrimoni mobiliari e immobiliari, visto che sarà l’Inps a recuperare questi dati dall’ultima Dsu presentata dal richiedente.
Si deve fare poi molta attenzione al Quadro E, dedicato alle ‘Attività lavorative in corso non rilevate
dall’Isee per l’intera annualità’. Se si barra questa voce si deve compilare e presentare anche il modello SR182, nel quale si devono segnalare eventuali attività lavorative iniziate dopo il 1° gennaio 2017.
Infine, con il Quadro D e F del modello SR180 il richiedente conferma di essere consapevole delle regole da seguire ai fini del mantenimento del beneficio, nonché delle sanzioni previste in caso di non veridicità delle informazioni indicate.
C’è poi un terzo modulo pubblicato dall’Inps, denominato SR181: questo non va presentato insieme alla domanda (e all’eventuale attestazione di attività lavorative in corso non rilevate dall’Isee) ma solamente in caso di variazione – durante la fruizione del reddito di cittadinanza – della condizione lavorativa di uno dei componenti del nucleo familiare.

Previdenza
SI A FONDO DI SOLIDARIETÀ TRA CASSE

Sì a un fondo di solidarietà tra le Casse privatizzate “perché serve anche a dare autonomia al nostro sistema, essere autonomi significa anche questo”. Lo ha detto Alessandro Visparelli, presidente dell’Enpacl, l’ente nazionale di previdenza dei consulenti del lavoro, intervenendo a ‘Verso il Festival del lavoro’ svoltosi recentemente a Genova.
Visparelli ha sottolineato anche la disponibilità della Cassa a investimenti nell’economia reale e, sulla modifica al regolamento sugli investimenti annunciato dal sottosegretario Durigon, ha detto che “serve un controllo intelligente dell’autonomia degli investimenti: serve la giusta autonomia magari all’interno di un percorso stabilito”.
“Bene il fondo di solidarietà tra le Casse previdenziali privatizzate, potremmo collegarvi un intervento sulla defiscalizzazione” degli investimenti delle casse. Lo ha da parte sua affermato il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, intervenendo a ‘Verso il Festival del lavoro’.
Sì a un fondo di solidarietà tra le Casse previdenziali privatizzate “se c’è una fiscalità di scopo, e cioè se una parte della fiscalità generale che noi paghiamo allo Stato viene ‘dirottata’ su questo fondo”. Così si è espresso Alberto Oliveti, presidente dell’Adepp, l’Associazione nazionale delle Casse previdenziali privatizzate, nel corso di un dibattito avuto con il sottosegretario Durigon.
Oliveti, che è anche presidente dell’Enpam, ha rimarcato che “io posso gestire i contributi dei miei iscritti e usarli per la mia cassa e non per le altre, con la fiscalità di scopo c’è la soluzione”.
“Noi siamo disponibili, è nostra intenzione essere regolamentati sugli investimenti, ci siamo dati anche una autoregolamentazione. Ma servono flessibilità, e indicazioni positive oltre a quelle cosiddette negative”. Ha ulteriormente proseguito Alberto Oliveti, presidente dell’Adepp, l’associazione nazionale delle casse previdenziali privatizzate, durante l’evento genovese sull’annuncio del sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, riguardo alla possibilità della modifica al regolamento sugli investimenti delle casse previdenziali privatizzate.

Carlo Pareto

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